
A Napoli si producono in media le stesse quantità di rifiuti pro capite delle altre province italiane, più di un chilo al giorno. Ma a Torino i cittadini ne raccolgono in modo differenziato circa il 40 per cento, a Roma e Bari la percentuale è vicina al 10 per cento mentre nella città campana siamo sotto l'8 per cento. A spiegare tanta differenza non sono solo ragioni economiche, ma anche le norme sociali. E allora, la vera questione diventa quali siano le politiche da adottare per incrementare il capitale sociale e, di conseguenza, la raccolta differenziata.
Mi trovo totalmente d'accordo con i commenti espressi da Buonanno e Mastrobuoni in merito alla relazione, apparentemente strana, tra la % di rifiuti riciclati, le donazioni di sangue e la % di votanti ai referendum (ma se andiamo a vedere le % di volontariato avremmo conferme). Gli autori parlano di necessità di incrementare il capitale sociale; io da molto tempo mi interrogo sulla mancanza di "coscienza civica" in Italia e specialmente al Sud. Non è qui la sede per complesse analisi, ma credo che 2 dovrebbero essere i rimedi: riprendere ad insegnare educazione civica dalle elementari per formare cittadini-amministratori del futuro e introdurre in università due esami obbligatori per tutti: appunto "educazione civica" e "insegnamento", per insegnare ai futuri professori a trasmettere il sapere. grazie
Premesso che l'articolo mi trova perfettamente d'accordo, vorrei utilizzare questo spazio per avanzare due proposte utili ad incentivare la raccolta differenziata da parte dei cittadini. La prima riguarda un incentivo economico: ad oggi, nonostante nel mio comunie (Milano) si faccia la raccolta differenziata, la tassa sui rifiuti solidi urbani è ancora calcolata sulla base del numero delle persone e dei mq dell'appartamento e dunque non premia la fatica che oggettivamente il cittadino incontra nell'eseguire la differenziazione dei rifiuti. Un meccanismo di incentivo fiscale legato alla percentuale di raccolta differenziata raggiunto dalla popolazione potrebbe aiutare a mettere in moto il meccanismo virtuoso. In seconda battuta, perchè non agire anche sul lato dell'industria di produzione degli imballaggi dei prodotti? I miei rifiuti giornalieri consistono per oltre il 50% da imballaggi ed involucri (di plastica, pet, carta...) che oltre ad essere ingombranti, sono di difficile smaltimento.
Sono stata tra le prime nella mia città ad esaltare la raccolta differenziata.La prima donna (avevo 18 anni) per la donazione di sangue. Poi ho osservato come finiva la mia fatica per differenziare e studiato bene la bolletta di pagamento rifiuti e differenziata.L'azienda a maggioranza privata raccoglieva con un unico carico ciò che era separato in casa, in più il pagamento era ed è il più alto d'Italia.Per questo motivo sono tre anni che obietto in modo pubblico: pago soltanto la tassa relativa alla pulizia normale dele strade, mi rifiuto di differenziare e pagare aziende che spargono in modo non controllato la spazzatura.Mi pesa non differenziare e cerco di limitare i miei consumi, fino a quando non ci sarà chiarezza e trasparenza ed il comune smetta di avere consiglieri nei consigli d'amministrazione di chi costruisce imperi economici (non sempre limpidi) sulla spazzatura.
Sarà una banalità, ma a Berlino e negli USA funziona. In ogni supermercato ci sono 3 compattatori, uno per il vetro,uno per le lattine uno per la plastica. L'utente introduce la sua raccolta che viene pesata e il compattatore emette gettoni da spendere nel supermercato. A monte ci saranno senz'altro accordi con l'azienda che raccoglie i rifiuti, a valle, soprattutto a Napoli, sarà bene curare che i gettoni non siano falsificabili.
L'azienda privata che lei ci descrive e' inadempiente e sembra perseguibile a livello civile e forse anche a livello penale.
In Italia ci sono molte, forse troppe leggi: solo, a molta severità "teorica" non corrisponde una vera pena! A Napoli ed in molte regioni del sud la questione assume livelli drammatici: a Napoli il 39% della popolazione (poppanti inclusi) è pregiudicata! Solo l'effettività della pena rischiara le menti sull'esistenza di una legge: in posti dove regna la camorra (o la mafia, o la sacra corona unita), le leggi dello Stato non sono ritenute vincolanti.
Ci sono sicuramente troppe leggi, e troppe sono disattese. Riguardo invece al dato di Napoli che riguarda i pregiudicati ci sembra alto. Che fonte usa?
In risposta al commento di Nico, vorrei rilevare che le norme sociali non sono "innate", e dipendono invece dall'ambiente sociale circostante. La stessa persona si comporterà diversamente trovandosi in Sicilia oppure in Trentino Alto Adige, dove è meno rischioso avere fiducia nei confronti degli estranei e delle istituzioni, ed è più remunerativo tenere comportamenti cooperativi. Ciò dimostra che le istituzioni esercitano un ruolo fondamentale nella coltivazione delle norme sociali di fiducia e reciprocità. In altri termini, la politica influenza l'accumulazione di capitale sociale. Politiche economiche che riducono le disuguaglianze tra le categorie sociali 1) attenuano la diffidenza generalizzata che (quasi) tutti proviamo nei confronti degli altri 2) favoriscono l'affermazione di un “senso di appartenenza” alla collettività e la sensibilità verso il "bene comune". Se i servizi pubblici sono efficienti ed erogati su base quanto più possibile universale, allora differenze e diffidenze tra i cittadini si attenuano, e diviene più fertile il terreno per eventuali campagne di promozione della raccolta differenziata. Comunque complimenti agli autori per l’ottimo intervento!
Egr. Autori, mi pare quantomeno ovvio sostenere che in Campania manca capitale sociale: già Putnam lo evidenziò per periodi anteriori alproblema della raccolta differenziata. Non credete che sarebbe meglio parlare di altro che di capitale sociale? Senza i bidoni per differenziare il cittadino non può dividere l'immondizia. E allora parlare di Camorra, di classi politiche inadeguate centrerebbe meglio il problema campano: in genere i cittadini si adeguano agli incentivi presenti. Ma queste considerazioni sono dure da fare tanto per i nostri giornali cartacei, quanto per quelli elettronici.
L'articolo mette in relazione il capitale sociale con la raccolta differenziata in tutta Italia, non solo in Campania. E' fuori discussione
che le eco-mafie impediscono un corretto smaltimento dei rifiuto. Anche la criminalità organizzata e' pero' forte dove il capitale sociale e' basso. Purtroppo entrambi questi aspetti si modificano molto lentamente nel tempo e quindi e' estremamente difficile stabilire la direzione di causalità.