L'introduzione del "progetto" per limitare gli abusi nel risorso alle collaborazioni coordinate e continuative è sempre stato visto da sinistra (almeno dalla sinistra sinceramente interessata alla difesa dei diritti dei lavoratori) come l'unico aspetto positivo di una legge altrimenti da buttare. Ma si tratta comunque di una pezza messa su un problema da troncare alla radice attraverso l'eliminazione totale della fattispecie mostruosamente ibrida e ambigua del lavoro parasubordinato che al contario la legge 30 annovera definitivamente tra le categorie delle forme legali di rapporto di lavoro. E' la stessa legge che sancisce definitivamente la nascita di un mercato del lavoro di secondo livello, il mercato dei servizi per il lavoro, dove la merce non è più il lavoro, ma il lavoratore stesso. E' bene ricordare, soprattutto ai giovani, che un tempo si chiamava caporalato (o se si preferisce, tecnicamente, interposizione di manodopera) ed era vietato dalla legge. Cordiali saluti.
Risposta:
La legge Biagi non ha affatto consolidato, e nemmeno facilitato, il lavoro parasubordinato nel nostro sistema. Al contrario - in coerenza con quanto Marco Biagi aveva chiaramente enunciato nel Libro Bianco del 2001 - ha imposto che nel settore privato esso potesse assumere solo la forma del "lavoro a progetto", ponendo dei limiti assai rigidi alla possibilità di utilizzazione di questo tipo contrattuale proprio per evitarne gli abusi. Tanto questo è vero, che l'ultimo atto del ministro Damiano, la circolare n. 4/2008, pubblicata proprio nei giorni scorsi, finalizzata a dare un ulteriore forte giro di vite contro gli abusi, è interamente fondata sull'applicazione rigorosa degli articoli 61 e seguenti proprio della Legge Biagi. Prima di questa legge, ingaggiare una persona come co.co.co. non comportava alcuna formalità e poteva essere fatto per qualsiasi tipo di attività lavorativa, a termine o a tempo indeterminato; ora le formalità per la costituzione del rapporto di lavoro a progetto sono assai complesse e i casi in cui esso può essere costituito legittimamente sono enormemente ridotti rispetto a prima (rinvio di nuovo in proposito alla recentissima circolare Damiano n. 4/2008). Quanto al divieto generale di interposizione, la legge Biagi non lo ha affatto abrogato. Quanto, infine, alla distinzione tra "caporalato" e fornitura di lavoro temporaneo da parte di agenzie specializzate e iper-controllate - materia sulla quale peraltro la legge Biagi ha solo confermato la disciplina dettata nel 1997 dalla legge Treu - invito il nostro lettore ad aggiornarsi: un riferimento utile può essere il rapporto sul ruolo dei servizi privati nel mercato del lavoro approvato dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro nel 1994 (è disponibile anche in italiano, nella Rivista italiana di diritto del lavoro, 1995, III).
Scalone Maroni versus Damiano
Nome: mario contiData: 01.02.2008
Concordo che l'età pensionistica andasse progressivamente alzata e concordo che il governo Prodi abbia operato sotto questo profilo complessivamente male e in controtendenza con l'Europa. Altrove a 67, da noi a già 58 : poco altro da dire. Punto e a capo. Ma obietto : perchè bocciare ( e così pesantemente come fa lei ) l'ammorbidimento dello scalone in se e per sè ? Solo perchè così facendo vengono meno " risparmi " non equamente - secondo me - ottenuti con la Maroni stessa ? Lo scalone non andava bene per niente. Nel quadro di un progressivo ( e più cospicuo di quanto fatto ) innalzamento delle età, era giusto inserire elementi di gradualità progressiva soprattutto per coloro che si trovavano già in netta prossimità del traguardo secondo i requisiti della Dini.
Risposta:
Ormai il passo, bene o meno bene, era stato compiuto. Tornare indietro è stato puramente e semplicemente un atto polemico nei confronti della maggioranza precedente: i molti miliardi che quel tornare indietro è costato avrebbero potuto essere usati molto meglio che per consentire a qualche decina di migliaia di cinquantottenni di andare in pensione uno o due anni prima. Noi italiani dobbiamo ancora imparare una regola che in Francia, in Gran Bretagna, in Germania, viene tacitamente rispettata dagli schieramenti politici contrapposti: salvo casi del tutto eccezionali, si cerca di non "disfare" mai ciò che ha fatto la maggioranza precedente. Certo, questo implica un rispetto reciproco tra i due schieramenti che in Italia non c'è.
L. 188/07 e riforma Servizi pubblici per l'impiego
Nome: Marco EspisData: 01.02.2008
Anche se è nata come iniziativa parlamentare ritengo che la Legge 188/07 (stabilisce che la lettera di dimissioni volontarie del lavoratore, pena la nullità, va consegnata su apposti moduli individuati dal ministero del Lavoro per evitare che, in occasione dell’assunzione, il lavoratore sia costretto a firmare una lettera di dimissioni in bianco) sia uno dei migliori provvedimenti adottati in questa legislatura. Concordo con lei Prof. Ichino sulla Legge Biagi e sul dualismo del mercato del lavoro. Dispiace che a causa della crisi di Governo i decreti attuativi del Protocollo sul Welfare, tra cui la riforma dei servizi pubblici per l’impiego, siano fermi al palo.
Precariato
Nome: salvatore d'arrigoData: 01.02.2008
La riforma biagi, attraverso l'introduzione ( o meglio, la sistematizzazione) del lavoro atipico parte dal presupposto di un passaggio:dalla tutela del lavoro alla tutela del lavoratore; la maggior flessibilità di un lavoro dovrebbe però essere accompagnata da un più facile accesso agli ammortizzatori sociali; questi invece sono appannaggio solo dell' ipertutelato lavoratore dipedente che può contare di un effettivo interesse da parte dei sindacati. Non è più ragionevole concedere indennità a chi si presta ad una maggiore flessibilità che oltretutto non può neanche giovarsi di quel cuscinetto quale è il TFR?. Tale sistema, accompagnato a politiche attive specificatamente mirate, ed ad un livello salariale mediamente più elevato ( secondo il paradigma più flessibilità, meno costi aziendali, più salario); in questo modo il sistema duale potrebbe essere mantenuto, anzi questo potrebbe favorire una maggiore libertà di scelta sulla tipologia più congeniale da utilizzare sia da parte dell'azienda sia da parte del lavoratore. Questo è possibile attraverso regole chiare, che prevedano dei "compensi minimi" (6 €/h), e controlli più stringenti, sulla veridicità dei rapporti contrattuali.
i meriti di Prodi "Lavoro"
Nome: giannidipilloData: 30.01.2008
A me sembra che la legge Biagi sia più un merito di Biagi e del governo precedente ,piuttosto che di Prodi.Per quanto riguarda Damiano,perchè non ha introdotto la detassazione degli aumenti contrattuali ai metalmeccanici?L'occasione era la migliore possibile.
legge biagi
Nome: enzo bilanceriData: 30.01.2008
Da pensionato, vedendo l'infelicità, l'insicurezza, i ritardi nell'organizzare la propria vita dei miei figli e di quelli di amici dico che la legge biagi va abolita e basta. non c'è niente per cui lodarla
Risposta:
Anche lei è uno dei moltissimi italiani che sono stati convinti dalla campagna degli anni scorsi che "l'infelicità, l'insicurezza e i ritardi nell'organizzare la propria vita" di cui soffrono molti giovani siano stati causati dalla legge Biagi. Ma le radici del problema, cioè del dualismo del nostro mercato del lavoro e della divisione dei lavoratori tra "serie A" e "serie B", affondano assai più indietro nel tempo. La legge Biagi ha molti difetti; ma non quello di aver prodotto lavoro precario: anzi, il ministro Damiano se ne è servito proprio per combattere l'abuso del precariato nei call center. E quando la sinistra si è messa sul serio a cercare qualche norma della legge Biagi da abrogare in quanto fonte di lavoro precario, non ne ha trovata neanche una (il lavoro in staff leasing è lavoro a tempo indeterminato e stabile, con applicazione dell'articolo 18). Hanno dovuto persino reintrodurre il job on call, perché si sono resi conto che esiste da decenni e che il vietarlo avrebbe fatto solo danni nei casi, numericamente molto limitati, in cui esso viene utilizzato nel settore del turismo e dei servizi. (p.i.)
PEREVIDENZA COMPLEMENTARE
Nome: Franco DeottiData: 30.01.2008
In materia di lavoro, non dimentichiamo il provvedimento preso dal Governo Prodi sull'anticipo di un anno della riforma previdenziale che ha dato un impulso notevole alla previdenza complementare. Questa avrà un peso importante nel reddito dei futuri pensionati, soprattutto per quei soggetti che sono interessati dal calcolo contributivo, cioè ormai quasi tutti coloro che hanno meno di 45 anni... La scelta dell'anticipo è stata senz'altro coraggiosa e valida, in quanto nella capitalizzazione del risultato finale, anche un anno in più ha una notevole importanza. Equilibrata, inoltre, la decisione di una compensazione alle aziende per lo smobilizzo del TFR verso i Fondi Pensione.
maternità
Nome: LuciaData: 29.01.2008
Bene l'estensione degli strumenti di tutela alla maternità ai contratti di co.co.pro.!
L'introduzione del "progetto" per limitare gli abusi nel risorso alle collaborazioni coordinate e continuative è sempre stato visto da sinistra (almeno dalla sinistra sinceramente interessata alla difesa dei diritti dei lavoratori) come l'unico aspetto positivo di una legge altrimenti da buttare. Ma si tratta comunque di una pezza messa su un problema da troncare alla radice attraverso l'eliminazione totale della fattispecie mostruosamente ibrida e ambigua del lavoro parasubordinato che al contario la legge 30 annovera definitivamente tra le categorie delle forme legali di rapporto di lavoro. E' la stessa legge che sancisce definitivamente la nascita di un mercato del lavoro di secondo livello, il mercato dei servizi per il lavoro, dove la merce non è più il lavoro, ma il lavoratore stesso. E' bene ricordare, soprattutto ai giovani, che un tempo si chiamava caporalato (o se si preferisce, tecnicamente, interposizione di manodopera) ed era vietato dalla legge. Cordiali saluti.
La legge Biagi non ha affatto consolidato, e nemmeno facilitato, il lavoro parasubordinato nel nostro sistema. Al contrario - in coerenza con quanto Marco Biagi aveva chiaramente enunciato nel Libro Bianco del 2001 - ha imposto che nel settore privato esso potesse assumere solo la forma del "lavoro a progetto", ponendo dei limiti assai rigidi alla possibilità di utilizzazione di questo tipo contrattuale proprio per evitarne gli abusi. Tanto questo è vero, che l'ultimo atto del ministro Damiano, la circolare n. 4/2008, pubblicata proprio nei giorni scorsi, finalizzata a dare un ulteriore forte giro di vite contro gli abusi, è interamente fondata sull'applicazione rigorosa degli articoli 61 e seguenti proprio della Legge Biagi. Prima di questa legge, ingaggiare una persona come co.co.co. non comportava alcuna formalità e poteva essere fatto per qualsiasi tipo di attività lavorativa, a termine o a tempo indeterminato; ora le formalità per la costituzione del rapporto di lavoro a progetto sono assai complesse e i casi in cui esso può essere costituito legittimamente sono enormemente ridotti rispetto a prima (rinvio di nuovo in proposito alla recentissima circolare Damiano n. 4/2008). Quanto al divieto generale di interposizione, la legge Biagi non lo ha affatto abrogato. Quanto, infine, alla distinzione tra "caporalato" e fornitura di lavoro temporaneo da parte di agenzie specializzate e iper-controllate - materia sulla quale peraltro la legge Biagi ha solo confermato la disciplina dettata nel 1997 dalla legge Treu - invito il nostro lettore ad aggiornarsi: un riferimento utile può essere il rapporto sul ruolo dei servizi privati nel mercato del lavoro approvato dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro nel 1994 (è disponibile anche in italiano, nella Rivista italiana di diritto del lavoro, 1995, III).
Concordo che l'età pensionistica andasse progressivamente alzata e concordo che il governo Prodi abbia operato sotto questo profilo complessivamente male e in controtendenza con l'Europa. Altrove a 67, da noi a già 58 : poco altro da dire. Punto e a capo. Ma obietto : perchè bocciare ( e così pesantemente come fa lei ) l'ammorbidimento dello scalone in se e per sè ? Solo perchè così facendo vengono meno " risparmi " non equamente - secondo me - ottenuti con la Maroni stessa ? Lo scalone non andava bene per niente. Nel quadro di un progressivo ( e più cospicuo di quanto fatto ) innalzamento delle età, era giusto inserire elementi di gradualità progressiva soprattutto per coloro che si trovavano già in netta prossimità del traguardo secondo i requisiti della Dini.
Ormai il passo, bene o meno bene, era stato compiuto. Tornare indietro è stato puramente e semplicemente un atto polemico nei confronti della maggioranza precedente: i molti miliardi che quel tornare indietro è costato avrebbero potuto essere usati molto meglio che per consentire a qualche decina di migliaia di cinquantottenni di andare in pensione uno o due anni prima. Noi italiani dobbiamo ancora imparare una regola che in Francia, in Gran Bretagna, in Germania, viene tacitamente rispettata dagli schieramenti politici contrapposti: salvo casi del tutto eccezionali, si cerca di non "disfare" mai ciò che ha fatto la maggioranza precedente. Certo, questo implica un rispetto reciproco tra i due schieramenti che in Italia non c'è.
Anche se è nata come iniziativa parlamentare ritengo che la Legge 188/07 (stabilisce che la lettera di dimissioni volontarie del lavoratore, pena la nullità, va consegnata su apposti moduli individuati dal ministero del Lavoro per evitare che, in occasione dell’assunzione, il lavoratore sia costretto a firmare una lettera di dimissioni in bianco) sia uno dei migliori provvedimenti adottati in questa legislatura. Concordo con lei Prof. Ichino sulla Legge Biagi e sul dualismo del mercato del lavoro. Dispiace che a causa della crisi di Governo i decreti attuativi del Protocollo sul Welfare, tra cui la riforma dei servizi pubblici per l’impiego, siano fermi al palo.
La riforma biagi, attraverso l'introduzione ( o meglio, la sistematizzazione) del lavoro atipico parte dal presupposto di un passaggio:dalla tutela del lavoro alla tutela del lavoratore; la maggior flessibilità di un lavoro dovrebbe però essere accompagnata da un più facile accesso agli ammortizzatori sociali; questi invece sono appannaggio solo dell' ipertutelato lavoratore dipedente che può contare di un effettivo interesse da parte dei sindacati. Non è più ragionevole concedere indennità a chi si presta ad una maggiore flessibilità che oltretutto non può neanche giovarsi di quel cuscinetto quale è il TFR?. Tale sistema, accompagnato a politiche attive specificatamente mirate, ed ad un livello salariale mediamente più elevato ( secondo il paradigma più flessibilità, meno costi aziendali, più salario); in questo modo il sistema duale potrebbe essere mantenuto, anzi questo potrebbe favorire una maggiore libertà di scelta sulla tipologia più congeniale da utilizzare sia da parte dell'azienda sia da parte del lavoratore. Questo è possibile attraverso regole chiare, che prevedano dei "compensi minimi" (6 €/h), e controlli più stringenti, sulla veridicità dei rapporti contrattuali.
A me sembra che la legge Biagi sia più un merito di Biagi e del governo precedente ,piuttosto che di Prodi.Per quanto riguarda Damiano,perchè non ha introdotto la detassazione degli aumenti contrattuali ai metalmeccanici?L'occasione era la migliore possibile.
Da pensionato, vedendo l'infelicità, l'insicurezza, i ritardi nell'organizzare la propria vita dei miei figli e di quelli di amici dico che la legge biagi va abolita e basta. non c'è niente per cui lodarla
Anche lei è uno dei moltissimi italiani che sono stati convinti dalla campagna degli anni scorsi che "l'infelicità, l'insicurezza e i ritardi
nell'organizzare la propria vita" di cui soffrono molti giovani siano stati causati dalla legge Biagi. Ma le radici del problema, cioè del dualismo del nostro mercato del lavoro e della divisione dei lavoratori tra "serie A" e "serie B", affondano assai più indietro nel tempo. La legge Biagi ha molti difetti; ma non quello di aver prodotto lavoro precario: anzi, il ministro Damiano se ne è servito proprio per combattere l'abuso del precariato nei call center. E quando la sinistra si è messa sul serio a cercare qualche norma della legge Biagi da abrogare in quanto fonte di lavoro precario, non ne ha trovata neanche una (il lavoro in staff leasing è lavoro a tempo
indeterminato e stabile, con applicazione dell'articolo 18). Hanno dovuto persino reintrodurre il job on call, perché si sono resi conto che esiste da decenni e che il vietarlo avrebbe fatto solo danni nei casi, numericamente molto limitati, in cui esso viene utilizzato nel settore del turismo e dei servizi. (p.i.)