
L'eccessiva durata dei processi enfatizza il ruolo delle indagini preliminari. Le informazioni raccolte e divulgate in questa fase tendono fisiologicamente a rappresentare le posizioni di una sola delle parti processuali: l'accusa. Così, la loro divulgazione danneggia il politico in uno degli aspetti che più gli sta a cuore: la popolarità. L'ironia del caso Mastella sta nel fatto che il ministro ne è stato colpito proprio quando si accingeva ad annunziare provvedimenti che, accorciando i tempi del processo, avrebbero dovuto avviare a soluzione il problema.
Una possibile formula di dimissioni in questi casi potrebbe essere: "Rassegno, con rammarico, le dimissioni dall'incarico che ho avuto l'onore fin qui di ricoprire. Sono mortificato per il semplice fatto che un Magistrato abbia soltanto potuto 'sospettare' che, durante l'espletamento dell'importante incarico conferitomi, io abbia abusato della Legge violandone previsioni penalmente perseguibili. Chiedendo scusa di tanto, mi dichiaro, fin da domani, disponibile perché si accerti rapidamente la verità, rinunciando ad ogni termine di difesa in mio favore nel superiore interesse dello Stato ed anche mio personale. La camera vorrà fissare un termine breve e ragionevole, anche in deroga a particolari prassi processuali, perché il giudizio abbia a svolgersi e pervenire ad una decisione di cui -se di assoluzione- consentirà di dare solenne lettura a cura del Presidente". Sono sicuro che l'uomo comune (man of the street) apprezzerebbe...
Tutti sanno che i processi sono lenti, lentissimi, praticamente vanno quasi tutti in prescrizione, specie se contro i potenti. I perchè sono molteplici. 1) tutti gli esposti presentati non possono essere filtrati a monte da giudici ad hoc, evitando intasamenti inutili. 2) ad ogni condanna ci si può opporre nei gradi di giudizio successivi, senza che ci siano nuovi elementi processuali, creando una convenienza a ricorrere all'infinito. 3) gli studi di avvocati, pagati dai clienti prima, durante e a fine processi, hanno interesse che questi durino all'infinito. 4) gli avvocati, sommersi da cause, sono costreti a rimandare continuamente le stesse. 5) la polizia giudiziaria lavora a marce ridotte, solo per le indagini, potendo solo in rari casi sostituire il P.M. nel processo. 6) mentre il PM è obbligato a fornire gli indizi a discarico dell'indiziato/imputato, il difensore non è obbligato a fornire indizi a carico. 7) gli orari di lavoro delle Procure sono troppo limitati. 8) non vengono fatti controlli sull'operato dei magistrati. 9) non si incentiva la professionalità di magistrati e p.g. 10) la P.G. a chiamata si dimostra clientelare.
L'analisi del prof. guarnieri è corretta e condivisibile il problema è che non mi sembra ci sia un dibattito pubblico, libero e non ideologico sui possibili rimedi, anche se questi dovessero toccare dei tabù come l'obbligatorietà dell'azione penale. resta fuori di questo "circo" il problema delle giustizia civile, che se da una parte appare meno nelle cronache politico-giudiziarie, dall'altra è indubbio che rivesta grande importanza sul piano economico.
E' pacifico che, per la teoria degli opposti, usando gli stessi argomenti di Berlusconi contro i magistrati essi si annullano a vicenda e quindi gli argomenti usati sono fasulli; e c'è da chiedersi se al contrario nel medio-lungo periodo proprio i responsabili delle mancate riforme non giovino dell'effetto simpatia persecutoria visto che gli italiani sono per natura bastian contrari. Il potere politico in Italia e quindi per non generalizzare tutti i politici con nome e cognome presenti in Parlamento non hanno interesse a una riforma giudiziaria che delinei netti i confini di lecito e illecito poichè verrebbe a mancare la linfa del proprio potere feudale. Infatti tutte le leggi fatte dal Parlamento italiano sono di completa inchiarezza vuoi per il vezzo di voler accontentare tutti, vuoi perchè trovato l'inganno dietro la facciata possono continuare a fare i fatti loro.
Mi sembra che non si siano considerati molti aspetti importanti: a)la divulgazione danneggia anche le indagini stesse e il processo dopo; b)la divulgazione alcune volte non sono altro che fatti non più coperti da segreto istruttorio c)la divulgazione é fatta non necessariamente dalla parte che accusa o da un giudice ma semplicemente da persone che hanno visto o letto le carte o ad esempio l'avviso di garanzia prima che questo giunga a destinazione; d)il politico italiano non vuole essere giudicato dalla magistratura ma accetta solo, e nemmeno quello, il giudizio del popolo, e) i fatti seguenti alle dimissioni di Mastella dimostrano che all'onorevole della riforma della giustizia non gliene fregava nulla. Non si tratta di contestare il raggio d'azione della magistratura ma semplicemente d'inquadrare e limitare la deontologia del politico. D'altronde in raccomandazioni e favori per il penale manca solo la merce di scambio: voti e posti.
Se davvero l'avviso di garanzia fosse un gravissimo disastro d'immagine per un politico, come l'articolo presuppone, il clima di arbitrio e intimidazione giudiziaria che l'autore descrive sarebbe un pericolo mortale per la democrazia italiana. Ma il presupposto è falso. Come potrebbero questi politici mantenere il potere per decenni, smaccatamente corrotti e clamorosamente impuniti, se la magistratura fosse così potente, temuta e onnipresente? Abbiamo imparato che la sudditanza dei media nei confronti dei partiti (o, semplicemente, dei loro proprietari) è perfettamente in grado di far passare sotto silenzio le accuse, o addirittura di mostrarle come prove di una persecuzione, sfruttando con successo il vittimismo a scopi elettorali. Perché, se non per una sudditanza simile, l’autore dell’articolo si allinea presentando la magistratura come un organo terrorista e destabilizzante e la corruzione come uno strumento di sana lotta politica? Mi piace immaginare che un sussulto di pudore (e di senso del ridicolo) avrebbe colto perfino Machiavelli, nel consigliare al Principe di piazzare alla televisione di Stato le giovani amiche di senatori in compravendita.