
Per incentivare davvero il merito e l'impegno nella Pa servono strumenti di misurazione dei risultati oggettivi e trasparenti. E la volontà di applicarli. Un accordo fra Agenzia delle Entrate della provincia di Trento e sindacati stabilisce che per avere diritto ai premi di produttività, occorre dimostrare di aver lavorato di più e meglio, attraverso un particolare meccanismo meritocratico destinato a remunerare la produttività individuale per tutte le attività dell'area controllo dell'ufficio. E i dipendenti più attivi ottengono fino a duemila euro in più.
Il pregevole contributo fornito dal collega Gentile mi spinge a svolgere alcune brevi considerazioni sul rapporto che deve necessariamente sussistere tra la valorizzazione del "merito "degli impiegati pubblici e il sistema di valutazione. E' mia opinione che questo per essere completo debba comprendere sia la valorizzazione delle posizioni organizzative-professionali che la valutazione delle prestazioni e dei risultati del personale. Solo così si potranno raggiungere quei risultati di efficienza, efficacia ed economicità dell'azione amministrativa che da tempo ormai vengono richiesti dalla società civile. Un sistema di valutazione così articolato richiede necessariamente una vera e propria rivoluzione culturale che coinvolga non solo la dirigenza della pubblica amministrazione ma anche le organizzazioni sindacali che sono chiamati ad abbandonare vecchie politiche di distribuzione "a pioggia" del "salario accessorio" per pervenire a condivisioni di criteri, oggettivi e trasparenti, di ripartizione della retribuzione di risultato. E' questa peraltro la strada intrapresa, ormai da tempo dall'Agenzia delle Entrate.
L'iniziativa trentina sembra quasi sconvolgente: si premia la produttività. Era ora. Oltretutto l'Agenzia delle Entrate ha già degli elevati sistemi di controllo interni che permettono di verificare la produttività per addetto. Apriamo un confronto vero con le forze sane del Paese ( confindustria, in primis), per avviare politiche che incentivino la meritocrazia. La P.A. deve diventare il motore del Paese e solo premiando i migliori lo può diventare. Però, dalla parole occorre passare ai fatti. Oggi - per restare nell'ammbito dell'Agenzia delle Entrate - ogni ufficio deve essere una piccola azienda che deve ragionare in termini di conto economico: a fronte dei costi del personale e degli altri costi di gestione vanni iscritti i ricavi ( il riscosso della lotta all'evasione). Il Dott. Gentile ha aperto una strada: non lasciamolo solo.
Nessun dubbio sulla necessità di premiare adeguatamente il personale più produttivo.La distribuzione del premio di produttività infatti a tutti, senza distinzione tra chi apporta un significativo contributo all'attività dell'Agenzia e chi invece si adegua a standard minimi, è un criterio sorpassato, conservatore e privo di sollecitazioni innovative.Il criterio del merito, risponde meglio alle esigenze di modernità e progresso dell'agenzia perchè stimola nel personale l'applicazione e la fantasia con effetti vantaggiosi per la stessa Agenzia e per i lavoratori interessati.
Finalmente! Era ora che qualcuno smovesse le acque in una materia nella quale i Sindacati hanno avuto un ruolo determinante diretto soprattutto alla distribuzione “a pioggia” del premio di produttività. La cristallizzazione della suddetta metodologia di distribuzione, infatti, non ha di certo giovato economicamente a coloro che lavorano di più e meglio nella P.A. L’Agenzia delle Entrate fino ad oggi ha favorito unicamente report finalizzati a controlli gestionali ed operativi ma non quelli atti a rilevare l’apporto dei singoli dal cui concorso scaturisce il dato globale.
Pensare il cambiamento significa disporsi nelle condizioni ideali per viverlo. Si basa sulla prefigurazione di un futuro possibile e si attua con modelli di riferimento chiari e partecipativi. E’ inevitabilmente basato sulla partecipazione di tutti i componenti coinvolti nella situazione e nel sistema di riferimento. Nell’Agenzia delle Entrate si prefigura da molto tempo il cambiamento. Interventi come la procedura dell’autorilevazione ed attribuzione dei ruoli e il curriculum online offrono al dipendente la possibilità di essere riconosciuto e di dichiarare le sue abilità e al management per ponderare le esigenze formative. E’ un esempio per dire che così si fa in modo che le persone gradualmente lavorino per facilitare, anziché impedire, il cambiamento. In questo contesto anche il livello di soddisfazione e produttività del personale ne traggono beneficio. Sono daccordo al premio del merito perché diventa un’occasione motivante per tutti. Naturalmente estendendo a tutti i reparti la possibilità di gareggiare per una remunerazione meritocratica.
Esprimo parere favorevole per la istituzione di maggiori premi economici individuali, destinati a remunerare la produttività individuale. Il mio parere favorevole è legato ovviamente alla istituzione di nuovi e certi strumenti di monitoraggio, capaci di stimare in maniera rigida, certa e trasparente le performance individuali. Una mia proposta personale, per potere dare al funzionario procedente una immediata e giornaliera percezione del lavoro individuale svolto, è quella di trasformare da subito le performance individuali giornaliere in percentuale numerica . Tale percentuale numerica del lavoro individuale svolto, dovrà avere a base di riferimento il numero percentuale globale-totale del singolo processo di lavoro in carico all'ufficio. In tale modo, il funzionario procedente, senza dovere chiedere ad altri su tale monitoraggio, potrà con una semplice operazione che sarà oggetto di studio, avere una visione immediata della performance individuale.
Sono daccordo con le considerazioni fatte nell'articolo, ma in Italia, dal nord al sud con qualche eccezione, il sindacato è la palla al piede del Paese. Gli stessi iscritti, operai ed impiegati, si lamentano dei loro rappresentanti. Il motivo di tanta avversità sta nel fatto che il sindacato difende per partito preso i suoi assistiti, senza riconoscerne le eventuali e possibili colpe, dovute a negligenza o altro. Sull'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori hanno fatto male a difenderlo, se il fine era solo salvaguardare l'occupazione, poichè le aziende più grandi e potenti delocalizzano ed aggirano l'ostacolo. Nella P.A., sottoscrivendo l'Addendum, hanno comunque precisato che il lavoratore può essere trasferito "a gradimento", anche se trattasi di uffici all'interno dello stesso palazzo. Ciò è ridicolo! Ma è successo. Se parliamo di premi di produzione, questi vengono distribuiti tenendo conto dei fattori a monte teorici, giornate/uomo, grado e livello. Insomma, chi lavora sa che impegnarsi di più non giova economicamente.Quindi ci si regola livellandosi verso basso,cioè lavorare il minimo indispensabile. ma anche qui, una domanda: qual'è il minimo? La soddisfazione dell'utente.