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SALARI PIU' ALTI? E' UNA QUESTIONE DI PRODUTTIVITA'

di Tito Boeri, e Luigi Guiso, Categoria Relazioni Industriali, / Conti Pubblici, Data 08.01.2008

La questione salariale è al centro dell'incontro tra Governo e parti sociali. C'è il rischio che il confronto si risolva con un taglio marginale dell'Irpef. Sarebbe un errore e un'occasione sprecata. Se invece si detassassero, almeno parzialmente, gli incrementi di produttività futuri per i prossimi cinque-otto anni, si innescherebbe un circolo virtuoso per produttività, salari, consumi e investimenti, mentre si ridurrebbe la pressione fiscale e la spesa pubblica.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • E' la nostra croce
    Nome: Luciano Zanfrini  Data: 10.01.2008
    Non c'è incremento di produttività nella nostra economia per colpa della dimensione lillipuziana delle nostre aziende: le economie di scala sono impossibili da raggiungere per il sciur Brambilla, e sarebbe ora che la si smettesse di vantare l'eccezionalità di flessibilità e fantasia della microimpresa italiana! Adesso che stare sul mercato è diventato più complesso, solo le organizzazioni strutturate riescono a prosperare.
  • Salari piu' alti per tutti se si riducono quelli dei TOP Manager
    Nome: angelo cane  Data: 10.01.2008
    Una cosa della quale si parla poco è l'enorme divario retributivo fra top manager e dipendenti normali, escluso i dirigenti legati al TOP: che senso ha che Profumo (tanto per fare un nome non a caso) guadagni milioni di euro che NON spende per mancanza di tempo (lavora sempre), perchè spesato dall'azienda (comprese le ferie) e quindi il suo stipendio è come non esistesse per l'economia. Perchè non ridurre il suo stipendio e quello degli altri TOP manager come lui, ed assumere altro personale ed aumentare quello dei giovani neo assunti, i quali oltretutto li spenderebbero facendo così girare l'economia? E' una vergogna (se ne è anche accorto il Papa)!
  • Produttività efficace
    Nome: Giorgio Albini  Data: 09.01.2008
    L'aumento della produttività rischia di essere abbinata solamente ad un aumento delle ore lavorative procapite senza tenere conto dell'aumento produttivo "efficace" che dovrebbe essere dato da maggiori investimenti da parte delle imprese in strumentazione aggiornata e sviluppo dell'informatizzazione. Anche uno svecchiamento della classe dirigente, che spesso non ha dimestichezza con le risorse tecnologiche di nuova generazione, potrebbe contribuire ad un aumento della produttività. Ad esempio l'utilizzo di teleconferenze via internet eviterebbe lo spostamento giornaliero di una notevole massa di lavoratori per riunioni, conferenze come pure il tele-lavoro. La tecnologia mette a disposizione strumenti capaci di farci comunicare a migliaia di km di distanza nello stesso momento con notevole risparmio di tempo e denaro. Oltre al PIL di uno stato sarebbe utile misurare anche la FIL ( Felicità Interna Lorda) che in questo momento storico manca moltissimo. Ora è il momento di mettere l'uomo al centro degli interessi delle imprese con tutte le potenzialità che esso esprime. Il profitto è solamente un risultato di quanto un impresa si capacwe di riconoscere l'uomo come valore.
  • Detassazione
    Nome: giuseppe musolino  Data: 09.01.2008
    Un nuovo dilemma appassiona l'Italia: detassare gli aumenti previsti dal contratto nazionale o quelli previsti dal contratto integrativo? Nessuno cita la contrattazione individuale. Qual è l'obiettivo perseguito: dare più soldi al lavoratore o dare più potere ai sindacati?
  • Salari
    Nome: ferranti  Data: 09.01.2008
    A mio giudizio, nell'affrontare la questione salariale non si può prescindere da quanto stabilito dalla Costituzione, in particolare agli artt. 36 e 53. Un trattamento fiscale privilegiato per quella parte dei lavoratori che percepisce una quota salariale aggiuntiva a livello aziendale ( o anche individuale ) sarebbe ai limiti della costituzionalità.Eventuali benefici non possono che essere rivolti alla geeralità dei lavoratori. Quanto al fatto che i salari italiani sono bassi, credo che la ragione principale vada trovata nell'ingordigia dei datori di lavoro, che fanno sputare sangue ai sindacati per ottenere una manciata di euro di icrementi e poi, spesso, erogani somme consistenti come retribuzione individuale. Credo infine che il livello della pressione fiscale e la dimensione della spesa pubblica non possa essere certamente addebitato alle dinamiche salariali; anzi, la riduzione dei salari di fatto negli ultimi hanni ha portato qualche beneficio alle casse dello Stato almeno per effetto della corrispondente riduzione delle pensioni. Cordiali saluti.
  • Risanamento
    Nome: roberto buonfiglioli  Data: 09.01.2008
    premesso che il tesoretto e il frutto di una pressione fiscale abnorme e che sarebbe giusto restiuire il maltolto ai lavoratori e pensionati che da soli affrontano per quasi l'80p.c. le entrate dello stato per rilanciare il potere di acquisto, è ora impellente prendere atto che senza una"rottamazione" della politica e dei costi dell'Amministrazione Pubblica non si sana il DEBITO e non si trovano risorse per il rilancio del PAESE.Avete calcolato quanto si potrebbe risparmiare mandando a casa in 10 anni 7/800.000 fannulloni della politica faccendieri e addetti a Enti inutili in piedi solo per raccogliere voti. Forse 70 e più miliardi di euro necessari sia per abbattere il DEBITO COME PER ESSERE REDISTRIBUITI IN IVESTIMENTI E SGRAVIO DI TASSE.GRADITA UNA RISPOSTA
  • Salari e produttività
    Nome: NAZZARENO  Data: 09.01.2008
    vorrei sottoporre un'osservazione circa il nesso tra salari e produttività. E' senz'altro vero che deve esistere una correlazione tra salari e produttività ma se osserviamo gli altri paesi vediamo che l'aumento della produttività è dovuta in massima parte agli investimenti in tecnologie e sviluppo di nuovi processi e prodotti. Credo che non sia corretto pensare solamente a spremere il lavoratore con ulteriore flessibilità e non puntare il dito nei confronti dei cosiddetti imprenditori che da anni non stanno più investendo sul miglioramento dei processi produttivi. Che dire poi della sicurezza nel posto di lavoro in Italia?, non Vi sembra che somigliamo molto all'India degli anni 80. Credo che ora sia urgente un ri-equilibrio e conseguente recupero di potere d'acquisto dei salari per quella parte di lavoratori usciti maltrattati nell'ultimo decennio. Un saluto Nazzareno
  • PRIMA IL REQUILIBRIO SUL MALTOLTO
    Nome: FERDINANDO FORRESU  Data: 09.01.2008
    Gentili Signori, mi sfugge per quale ragione , oggi,l'aumento dei salari debba assolutamente dipendere dall'aumento della produttivita'. Forse sfugge che con l'indroduzione dell'euro c'e' stata uno spostamento di richezza ( come neanche una gurra riesce a fare- dice Tremonti) dalle tasche dei lavoratori a quelle delle imprese, professionisti....., eppure questa enorme massa di denaro sembra si sia volatilizzata !!!!.. Non ci sono stati gli investimenti che ora si chiede vengano fatti con i soldi pubblici, non si e' fatta ricerca ( aspettando anche qui la mano pubblica). Mi chiedo ma questi impremditori contano nell'economia del nostro paese ? oppure sono li' a prendersi gli utili e a socializzare costi e perdite?. Sarebbe ora che almeno una parte ( sono magnanimo )del maltolto venga restituito senza se e senza ma: raggiunto questo equilibrio si puo' pensare al dopo, all'incremento generato dalla produttivita'. Cordialmente ferdinando Forresu
  • UNA POSSIBILE RIDUZIONE DEL CUNEO FISCALE
    Nome: Giuseppe Marini  Data: 09.01.2008
    Da anni si ricerca una possibile soluzione alla riduzione del cuneo fiscale. Intendendo per cuneo fiscale il differenziale tra costo lavoro e retribuzione netta. Stante la necessità di implementare i consumi. Vista l'impossibilità di aggravare il carico deli oneri aziendali. L'unica è sterilizzare ai fini fiscali e previdenziali, ovvero solo fiscali oppure solo previdenziali, almeno per un periodo di tempo... gli aumenti derivanti dalla Contrattazione Collettiva. In tal modo si sbollenterebbe la dinamica rivendicativa delle OO.SS. limitandola all'importo 'netto' richiesto dai rappresentati ovvero maggiorandolo di parte del minor costo azienda; si conterrebbe comunque il carico oneri aziendali, si lieviterebbe il netto a disposizione dei lavoratori e, in conseguenza, anche i consumi e la produzione fruirebbero di stimoli nuovi. Basta una modifica all'art. 51 del Tuir. Non comporterebbe un aggravio per le Entrate in quanto i valori da Contrattazione Collettiva sono del tutto avulsi dalle previsioni e si comincerebbe ad invertire la tendenza. Alla fine del periodo di osservazione (un triennio?) analizzando i risultati si potranno valutare le opportune modifiche al sistema proposto.
  • Statistiche
    Nome: Alberto  Data: 09.01.2008
    Una nota di precisione: l'inflazione non è al 3% in Italia. Il dato tendenziale di dicembre è del 2,6% e quello del 2007 è dell'1,8%. Anche l'inflazione armonizzata Ue ha valori più contenuti: 2,8% a dicembre e 2,0% l'intero 2007. Se gli autori intendevano dire che sta andado verso il 3,0%, non sono comunque d'accordo, non vedo come sia possibile, nonstante l'impennata del greggio, avere tassi d'inflazione stabilmente su quei livelli quando l'euro continui a rafforzarsi e il ciclo sia destinato a rallentare nel 2008.
    Risposta:

    Ha ragione a dire che quella dei prezzi potrebbe essere un impennata destinata a riassorbirsi, anche perche' la fonte principale e' legata alla domanda. La nostra non era una previsione sull inflazione futura, ma una caratterizzazione del clima in cui sta avvenendo il confronto fra governo e parti sociali.
    Cordialmente.