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SANITA' E POLITICA: SEPARARSI E' DIFFICILE

di Andrea Tardiola, Categoria Sanità, Data 03.01.2008

Con un disegno di legge collegato alla Finanziaria il governo cerca di limitare l'ingerenza della politica nelle procedure di nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie e dei primari. Ma le regioni rivendicano l'autonomia sancita in materia dalla riforma costituzionale del 2001. E nella loro visione, la politica della salute si identifica con la gestione dell'apparato. Per ragioni diverse tra Nord e Sud. Il governo dovrebbe allora sviluppare modalità pattizie, anche sulle regole, che possano differenziarsi nei diversi ambiti territoriali.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • sanità e politica
    Nome: Luigi Arru presidente ordine dei Medici Nuoro  Data: 03.01.2008
    Le osservazioni di Tardiola sono corrette, ma indipendentemente dal modello gestionale che la politica sceglie, esiste un problema a monte. La scelte dei Direttori Generali, vengono effettuate, grazie alla genericità dei criteri stabiliti dalla legge, privilegiando meriti di appartenenza piuttosto che capacitò gestionali reali. A loro volta i Direttori generali scelgono i direttori di struttura complessa (ex primari), con la massima discrezionalità, anche perchè lo sviluppo della nostra carriera professionale è basato sull'anzianità. Chi certifica il numero e l'esito degli interventi di un chirurgo?Chi certifica che io ematologo so fare diagnosi di leucemia e sia in grado di curarla?Nessuno! A Vibo Valentia, secondo quanto riferito dal Ministro salute in commissione Igiene e sanità, 3 medici( a tempo determinato) su 4 non erano in grado, secondo il loro Cv, di eseguire una manovra salvavita. ovviamente l'ha dimostrato ex-post un inchiesta del Ministero! Perchè allora non rivedere il sistema nell'insieme e riformare gli ordini, parlando invece di Regulatory Board, che verifichino l'acquisizione delle competenze ( non solo il titolo legale) acquisite e il loro lmantenimento?
  • sanità e politica ...separarsi è impossibile
    Nome: leonardo gentile  Data: 03.01.2008
    Un giornalista attento e disincantato come Pirani sulla Repubblica si è fatto portavoce da anni del tema proposto nell' articolo. Lo seguo da qualche tempo e registro di volta in volta " l 'intenzione " dei politici di turno di fare qualcosa. Ma se il qualcosa si riduce, come mi sembra di aver letto e relativamente alle nomine dei primari, alla variazione del criterio attuale di nomina "monocratica" da parte del Direttore generale a quello che prevede la nomina stessa espressa da una commissione composta da 5 membri di cui 3 di indicazione del Direttore generale, c'è ben poco da sperare sulla volontà della politica ( di destra o di sinistra ammesso che questi termini vogliano ancora dire qualcosa ) di allontanarsi dalla " gestione " della sanità.
  • Ricadute per la professione della invadenza politica
    Nome: Giorgio Giuliani  Data: 03.01.2008
    La politica opera scelte che le competono perché deputate a compiti organizzativi quali i direttori aziendali o ospedalieri ma fa anche scelte di tipo professionale, i primari, senza averne i titoli per i motivi che l'articolo ha ben descritto. Un effetto devastante e paradossale di questa "ingerenza della politica" negli spazi della professione attraverso nomine secondo criteri di appartenenza piuttosto che di competenza e che non è stato ancora ben valutato è che in questo modo si scaricano sulla professione responsabilità del versante organizzativo spacciandole come responsabilità della professione, vedi le liste di attesa, i ritardi e le disorganizzazioni nella assistenza etc. Tutto questo porterà in tempi medi a) alla uscita dal sistema delle professionalità mediche migliori che potranno permettersi di farlo; b) nel tempo crescerà nello immaginario della opinione pubblica la convinzione che il sistema è malato per colpa di una classe medica "cattiva" o di bassa qualità dalla quale è meglio rifuggire, se possibile, ad esempio sfruttando assistenze alternative privatistiche.