
Cosa accadrebbe se la riforma Vassallo fosse applicata? Stimare gli effetti di una formula elettorale che non esiste è complicato, perché le strategie di partiti ed elettori dipendono dal sistema che regola le elezioni. E qui molto dipende dal disegno delle circoscrizioni. Tuttavia, le stime dicono che a parità di voti la soglia di sbarramento si riduce al crescere della dimensione della circoscrizione. Non necessariamente a vantaggio dei partiti minori. Il sistema sembra poi avere una forte spinta interna verso la bipartitizzazione del quadro politico.
A cosa serve una riforma elettorale? Le domande sono: è possibile avere governabilità e rappresentanza? E' possibile ottenere una reale separazione dei poteri in modo che il Governo (potere esecutivo) sia effettivamente controllato dal Parlamento (potere legislativo)? Oggi, è sotto gli occhi di tutti, i due poteri sono riuniti: se le fanno (al Governo) e poi se le votano (in Parlamento). Oggi, in barba alla separazione dei poteri, chi siede al Governo siede anche in Parlamento. Da qui la pletora di Ministri e Sottosegretari: per assicurare i voti. La soluzione? Un'elezione, in 2 turni, per decidere il Governo (e garantire la governabilità). Un'altra, in 2 turni, uninominale, per decidere i Rappresentanti (e garantire il controllo e le funzioni separate dal Governo). Fantascienza? No. Nella nostra Costituzione è lasciata al Presidente della Repubblica la scelta di chi nominare "candidato premier". E allora, piuttosto che quello uscito dalle segreterie dei Partiti, non è meglio che sia quello uscito dalle elezioni Governative? Un candidato premier che per la nomina dei Ministri si dovrà davvero conquistare la fiducia di Camere allora davvero veramente indipendenti. E' la democrazia.
La simulazione Balduzzi è corretta; ma ci si può attendere che, ripetendola su numerosi casi ciascuno con differenti distribuzioni di voti, al crescere dei seggi disponibili si avvantaggino i partiti minori. Si ipotizzi invece che, nella circoscrizione a 16 seggi, i voti si distribuiscano con gli stessi numeri, tranne che il PD ottiene 35 voti nel collegio 1, e solo 29 voti nei collegi 2 e 3; ne consegue che, al maggioritario, il PD ottiene 1 seggio e PPL 7 seggi. Alla distribuzione proporzionale, i totali di voti non variano rispetto al caso Balduzzi, ma, per la regola della conservazione dei seggi maggioritari, PPL mantiene i 7 seggi già ottenuti, a spese di SA che perde l’unico seggio (quoziente 6, uguale ad AN ma con meno voti). Ci si può attendere che, alla successiva tornata elettorale, alcuni elettori di SA optino per una scelta strategica e si spostino su PD per riequilibrare il rapporto con PPL (vedi lo studio delle elezioni tedesche di Feltrin e Fabrizio su Polena, n° 1/2006) La proposta Vassallo presenta quindi un ulteriore effetto di polarizzazione sui due partiti maggiori (effetto che può riguardare in modo del tutto analogo il centrodestra).