
La proposta da Vassallo ha indubbi vantaggi rispetto alla legge elettorale attuale. Il meccanismo delle liste bloccate e il potere dei partiti nello scegliere l'ordine degli eletti rimangono, ma sono ridimensionati a favore del potere di scelta degli elettori. Mentre le dimensioni ridotte delle circoscrizioni dovrebbero determinare un certo effetto di sbarramento, la cosiddetta soglia implicita. Non ha però l'effetto di forte semplificazione del sistema partitico che, almeno in linea teorica, discenderebbe dall'adozione del modello maggioritario a doppio turno.
non seguo l'autore nel considerare l'attuale legge elettorale la peggiore possibile. all'interno di un voto "presidenziale" (scelta fra Berlusconi e Prodi) l'elettore poteva scegliere una qualsiasi lista, non solo fra le maggiori e senza penalizzare la coalizione, visto che , se pure il partito da lui scelto non fosse riuscito a raccogliere neppure un seggio, avrebbe comunque contribuito al gruppo di partiti scelto. se si riteneva che il partito preferito avesse fatto inadeguate candidature c'era comunque l'imbarazzo della scelta. Le liste erano mote e di fatto per quelle minori si votava per questo o quell'altro capolista. L'elettore aveva dunque un discreto ventaglio di persone fra cui scelto, fermo restando il bipolarismo coatto di base. E infatti la gente ha apprezzato e l'affluenza alle urne è stata alta. Di certo non capiterà col sistema spagnolo. che comunque credo sia una valida alternativa. E Berlusconi credo miri a quel sistema. Il suo obbiettivo è fare il partito popolare europeo d'Italia.
Siamo in tanti a condividere analisi e conclusione e non vogliamo fermarci ad una domanda retorica. La legge elettorale non è solo un meccanismo tecnico per designare i membri del parlamento e assicurare efficienza governativa, è anche l'espressione ideologica di una certo concetto della democrazia. La democrazia liberale e rappresentativa, basata sulla libertà di scelta degli elettori, sulla libertà di decisione degli eletti e sulla loro responsabilità davanti all'elettorato, sul ruolo rappresentativo del parlamento e sul divieto del mandato imperativo, vieta il mandato vincolante sia da parte degli elettori sia da parte dei partiti. Nei fatti purtroppo non è così. I partiti comandano il voto dei rappresentanti eletti con liste decise nelle loro segreterie. L'opinione dominante approva e favorisce questo presunto vincolo di voto in base ad una falsa teoria antiribaltone e antivoltagabbana. In una democrazia liberale invece il deputato esprime ad ogni votazione il proprio parere e, legge elettorale permettendo, l'elettore dovrebbe premiare chi su temi cruciali ha saputo fare valere il proprio parere. Questo però può avvenire solo con un sistema veramente magggioritario.
Come si dividererà il territorio in circoscrizioni della dimensione indicata da Vassallo, che funzionino come bacini chiusi, ossia senza alcun recupero dei resti ? La dimensione regionale è ormai un punto di riferimento di comune dominio; il progetto richiede invece di spezzare l’unità delle regioni grandi e anche delle quattro provincie maggiori. Ma il metodo D’Hondt è essenziale. Si possono prendere a base le regioni, senza disaggregarle, a due condizioni : a) mantenere comunque la soglia del 4% b) per bilanciare l’abbassamento, nelle grandi regioni, della soglia prevista da Vassallo, elevare il numero dei collegi a 2/3, o almeno 3/5, dei seggi spettanti. Ciò rafforza l’effetto della clausola che gli eletti nei collegi uninominali entrano comunque in parlamento : essa ha un significativo effetto polarizzante e va comunque conservata. Inoltre così sono del tutto superflue le liste bloccate. Circa il doppio turno, è bene tener conto anche degli effetti sistemici che in Francia derivano dalla elezione diretta del presidente della Repubblica. Piuttosto, il sistema Vassallo, comunque articolato, rende del tutto necessario introdurre insieme almeno la sfiducia costruttiva.
Il problema del perché il sistema francese non venga riproposto, secondo me, è semplice: avrebbe i vantaggi dell'uninominale, ma non i suoi paradossi (viene eletto il candidato che ha la maggioranza relativa e non assoluta dei consensi; per cui può venire eletto non il più desiderato, ma quello che dispiace meno tra tutti). E' vero, i partiti possono fare accordi pre elettorali, ma questi devono essere sanciti dall'elettorato. Prevarrebbero solo quei partiti che riescono a presentare candidati validi. I partiti non sparirebbero (non sono spariti in Francia), ma devono dimostrare di essere macchine produttrici di classi dirigenti di valore. Certo, l'obiezione è che poi niente obbligherebbe i deputati a formare una data maggioranza, o una coalizione. Ma questo problema mi pare esista anche nella proposta Vassallo. E' un problema di politica, non di regole. I vari senatori che ogni tanto si differenziano, per esempio Dini, Turigliatto, oppure che defezionano, come Di Gregorio, sarebbero tutti vincolati a una coalizione che li ha eletti, ma ognuno interpreta il mandato ricevuto come crede. E un nodo gordiano, questo, che va sciolto con scelte coraggiose