
La manovra approvata al Senato accentua gli squilibri redistributivi. L'intervento sull'Ici è diventato ancora più corposo, perché di fatto rivolto alla grande maggioranza dei proprietari, senza vincoli di ampiezza della abitazione né di reddito. Che invece rimangono per gli affittuari, tra i quali si concentrano persone e famiglie a reddito modesto e povere. Il bonus incapienti, l'unica misura fortemente redistributiva a favore dei più poveri, è non solo meno generoso, ma concepito come una tantum. E del reddito minimo non si parla neanche più.
Non capisco bene la sua domanda. Se vuole sostenere che il reddito da solo non è un adeguato indicatore della ricchezza sono d'accordo con lei, anche se non vorrei tornare all'epoca della imposta di famiglia, allorché l'imposta era definita sulla base di una valutazione "a occhio" del tenore di vita. Il problema del sistema attuale è che reddito, beni mobili e beni immobili sono tassati con criteri molto diversi.
Vorrei condividere con voi alcune considerazioni. Le misure adottate dal governo mi sembra che manchino il bersaglio ancora una volta. Il fatto che un lavoratore con famiglia medio/numerosa e proprietario di abitazione stenti a risparmiare anche pochi euro a fine mese, non rappresenta, neanche a Beverly Hills una misura idonea di povertà o disagio! Se un intervento deve distribuire risorse limitate, si devono necessariamente operare delle scelte che cerchino di valutare quali siano i soggetti maggiormente meritevoli di aiuto.Ebbene,se tale scelta viene pesata sulla bilancia della popolarità della misura, del ritorno politico ed elettorale, della visibilità, allora la manovra finanziaria è una bomba! Invece come strumento di contrasto all’esclusione sociale e al disagio dei poco/nulla abbienti è un fiasco.Si tratta dell’ennesima ridistribuzione rovesciata.Chi possiede poco(o nulla)paga per garantire coloro che già dispongono di qualcosa.Sembra assurdo ma questo è tragicamente vero da troppo tempo! Il divario tra i più svantaggiati e le classi sociali piu elevate continua ad allargarsi. Ma tant’è.Si corre al centro in politica…e questa è la finanziaria che ne consegue.
Concordo con l'autrice: di poveri non si parla più. Il governo tira al centro. La politica fiscale è impostata su una dinamica ridistributrice che non affronta i problemi strutturali del debito .ma si poteva fare diversamente? L'attuale classe dirigente che è al governo non può tagliare le imposte, favorire il riaccumulo di capitale per nuovi investimenti da tradurre in migliori salari e migliore occupazione.non c'è più lo spirito da parte di nessuno. Compresi gli imprenditori.Ssi tira a campare, questa è la triste realtà
In Italia i ricchi sono quelli che possono dedurre ogni spesa. Un lavoratore dipendente è ricco solo sulla carta. Consideriamo una giovane coppia che compra casa ed ha un bimbo: con 12000€ di mutuo annui, 6600€ di asilo annui, 3000€ di spese auto (carburante, bollo e assicurazione), 3500€ annui per mangiare, 1500€ per vestiti e calzature, 1500€ di spese mediche e visite (salvo imprevisti gravi), 800€ di telefonia (telefono e ricariche), 1000€ per una vacanza di 7 giorni in pensione; ha bisogno per vivere di 31000€ l'anno. Ovviamente dovranno lavorare entrambi eguadagnare almeno 2300€ netti al mese. Ioltre, laddove è prevista la detrazione nella misura del 19%, lo Stato lucra 4% d Irpef essendo l'aliquota minima al 23%. Anomalie da Paese civile o incivile? Si lavora in due per tirare a campare. A parità di reddito i giovani pagano pochissime imposte meno del 50enne che non ha più le incombenze citate. Preferirei pagare aliquota del 40%, ma su ciò che mi avanza a fine mese. Luca
Condivido pinamente le osservazioni della Prof.ssa Saraceno. Le incongruenze e le contraddizioni delle politiche di contrasto alla povertà sono purtroppo evidenti e connotano negativamente l'azione e l'immagine stessa del governo di centro - sinistra, sempre più incapace di fornire al Paese una reale possibilità di risolvere i nodi strutturali della società italiana. L'incremento esponenziale dei pignoramenti per mancato pagamento delle rate di mutuo dovrebbe fare riflettere in modo molto serio sul processo di impoverimento delle famiglie e suggerire almeno due interventi immediati: 1) una reale indagine sulla struttura, l'andamento e la negoziazione dei mutui per acquisto casa e dei tassi di interesse ad essi collegati, cercando di accertare eventuali pratiche di alterazione della concorrenza da parte del sistema bancario, il cui processo di concentrazione innesca inevitabilmente la tentazione di comprtamenti "collusivi". 2) un reale sostegno monetario a giovani e meno giovani che vivono in affitto, riformando la legge del 1998 in atto in vigore introducendo una integrazione mensile al reddito disponibile degli affittuari collegato alla condizione sociale degli stessi ( presenza o meno di figli, lavoro non stabile e male retribuito, mancanza di sostegno delle famiglie di origine, ecc..) e stabilendo per i proprietari di case, in cambio dello sgravio sull'ICI, di determinare gli incrementi del canone di affitto legandoli ad un indicatore di riferimento (tasso di sconto ufficiale maggiorato di una certa percentuale, tasso legale d'interesse, ecc) che impedisca il lievitare oltre misura del canone stesso. Occorre ricordare inoltre, che un governo di centro- sinistra dovrebbe porsi in maniera molto stringente il problema di orientare i flussi di reddito verso i fattori produttivi che assicurano la crescita e gli investimenti (il capitale e il lavoro,quindi le imprese e i lavoratori) e limitare per quanto possibile il "premio alla rendita", sia quella di origine immobiliare, sia quella di origine finanziaria.
E' certamente vero che il bonus agli incapienti è una misura una tantum (per il 2007), mentre l'aumento della detrazione Ici sulla prima casa è una misura permanente (a partire dal 2008). Tuttavia, il bonus è una novità positiva: dopo anni che se ne parlava, è la prima volta che si fa qualcosa di concreto a favore dei soggetti che sono rimasti esclusi dagli sgravi fiscali degli ultimi anni. Ed è logico pensare che non sarà l'ultima, se il governo va avanti. Segnalo un'inesattezza: dalle relazioni tecniche ai provvedimenti, risulta che per il bonus è prevista una spesa di 1,9 miliardi, mentre dallo sconto Ici si attende una minore entrata annua di 823 milioni di euro. Quindi la misura più generosa è la prima, non la seconda.
nè io nè, credo, la maggior parte di coloro che scrivono su questo sito ha "esultato" quando Berlusconi propose l'abolizione dell'ICI, anzi. E neppure mi aspetto "portenti", ma solo una maggiore coerenza nell'impianto delle politiche
L'articolo tocca un argomento di cui si potrebbe parlare all'infinito. Il mio parere sulle politiche redistributive per via fiscale è stato già accennato in altri commenti ed è perlopiù in linea con quello dell'autrice. In generale, che senso ha in un paese indebitato come il nostro sprecare transitori surplus fiscali con interventi una tantum di piccolissima entità? E se si vogliono introdurre modifiche strutturali serie, perchè si va a ridurre l'ICI e non il prelievo fiscale per i lavoratori dipendenti, aumentando in modo significativo gli stipendi netti in busta paga? In questi giorni sui giornali stiamo leggendo che oltre 7 milioni di persone guadagnano meno di 1.000 euro al mese!! Immagino che queste misure andrebbero ad impattare in modo troppo pesante sul bilancio pubblico, allora si finisce per scegliere sempre una "comoda soluzione elettorale". In questo sito ho letto spesso articoli riguardanti la necessità di interventi più incisivi di politica fiscale. Oltre a svolgere azione di denuncia, perchè non essere anche propositivi? Potete voi tecnici elaborare proposte serie di cambiamenti strutturali da sottoporre al governo, indirizzando in tal modo chi effettua le scelte di politica fiscale? Se non lo fate voi, chi potrebbe? Ci dobbiamo solo rassegnare a guardare il quotidiano "teatrino televisivo" dei nostri politici?
Non so che dire... tutto questo e' evidente a chiunque abbia seguito la manovra finanziaria, eppure nulla cambia. Si tira solo la coperta da una parte o dall'altra: non si sceglie chi davvero coprire e chi no. Che si puo' dire? Che si puo' fare? In Italia c'e' la disperazione dell'impotenza: chi e' dentro il cerchio vi rimane, chi e' fuori resta fuori. Le mie, ma anche quelle della Saraeceno, sono le solite parole al vento. Siamo irrimediabilemente irriformabili: ho davvero il sospetto che, se non ci fosse l'Unione europea, potremmo cadere in una situazione ante 1922.