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Commenti

DOBBIAMO PROPRIO RINUNCIARE AL MAGGIORITARIO?

di Tito Boeri, e Vincenzo Galasso, Categoria Istituzioni e Federalismo, Data 16.11.2007

Il voto del Senato sulla Finanziaria sembra allontanare le elezioni. Pur di evitare il referendum, i partiti cercheranno ora di trovare un accordo sulla riforma della legge elettorale. La proposta Vassallo è un buon punto di partenza, ma fa uscire di scena il maggioritario.  Si rischia di abbandonare il bipolarismo e di ricadere nell'instabilità.  Difficile prevedere in che misura il sistema proporzionale con collegi uninominali potrà modificare la selezione della classe politica. Impossibile comunque far peggio del sistema attuale, in cui non si possono esprimere preferenze.  

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • None of the above
    Nome: Giacomo Dorigo  Data: 18.11.2007

    Salve, mi chiedo che effetto potrebbe avere l'introduzione dell'opzione NOTA ("none of the above", http://en.wikipedia.org/wiki/None_of_the_above) nel nostro sistema elettorale. Qui per "NOTA" non intendo una versione debole di semplice registrazione del dissenso, ma una versione forte in cui se il candidato NOTA riceve la maggioranza dei voti si annulla la votazione nel collegio e si riparte da capo con nuovi candidati.

    Risposta:

    Come si puo' evdere anche su wikipedia, l'opzione nota esiste già in italia. Si tratta della scheda bianca. Non credo che la sua proposta di ritornare a votare se c'è una maggioranza di schede bianche risolva molto. Da dove dovrebbero essere "estratti" i nuovi candidati?

  • commento articolo Boeri
    Nome: elio smedile  Data: 17.11.2007

    La proposta Vassalli può essere una base eccellente. Ridare agli elettori il potere di scegliere direttamente gli eletti è fondamentale qualche che sia il sistema elettorale prescelto. Vorrei però che si smettesse quando si parla di sistemi elettorali di additare solo esempi stranieri (tedesco, spagnolo, francese..). Il nostro Paese è molto diverso da questi. Riferiamoci invece se vogliamo ai rusultati dei diversi sistemi sperimentati in Italia e cerchiamo di trarne gli opportuni insegnamenti Elio Smedile Monza

  • Stabilità
    Nome: Calisio  Data: 17.11.2007

    All'interno del dibattito sul sistema elettorale uno dei poli di attenzione, anche se spesso non viene ricordato, è la necessità di garantire stabilità all'esecutivo, perchè si ritiene (a ragione, direi) che è un bene per il Paese che l'esecutivo abbia la possibilità di svolgere la propria attività con una certa possibilità di respiro. Due considerazioni: la prima è che la storia recente dimostra che anche per i sistemi bipolari il risultato di sostanziale parità alle elezioni sta diventando la regola: due volte negli USA, in Germania, in Austria, in Italia... quindi per svincolarsi da questa tendenza sono necessari sistemi che premino piccole differenze con sostanziosi premi di maggioranza. Ma questo è letale per la democrazia, perchè consente alla maggioranza così costituita di fare di tutto e di più senza alcun freno o controllo per tutta la durata della legislatura. La ragione delle sostanziali parità è da ricercarsi, a mio vedere, dal prevalere della cultura dell'apparire effimero rispetto a quella della coerenza nelle idee e nell'azione di lungo periodo, per cui la quota di elettori influenzabili nelle ultime ore di campagna elettorale con invenzioni mediatiche di grande effetto risulta determinante. Di qui lo svuotamento della politica ragionata ed il prevalere dello scontro teatrale: bravi tutti e due, risultato di parità. La seconda considerazione è sull'azione dell'esecutivo: i provvedimenti "scomodi", anche se validi e necessari, rischiano sempre di mettere in crisi un governo in presenza di una maggioranza risicata. E non si possono prendere, di conseguenza, a fine legislatura, quando minore è l'interesse alla continuità dell'esecutivo. La proposta: perchè non ragionare in termini di "premio di governabilità" anzichè di "premio di maggioranza", ponendo delle regole/meccanismi favorevoli alla continuità dell'attività dell'esecutivo, mettendolo al riparo dai ricatti della sottopolitica, ma istituendo dei sistemi di controllo da parte del Parlamento efficaci e trasparenti per il Paese, che possa verificare "in tempo reale" la distanza dell'azione dell'esecutivo dalle opinioni dei singoli parlamentari?

    Risposta:

    Non derubricherei il maggioritario solo perché nelle elezioni l'elettorato è quasi diviso a metà. Questi risultati possono essere l'effetto dell'offerta politica più che del sistema in se. E poi le maggioranze (risicate o meno) non sono chiamate a governare "contro" le minoranze. Esistono molte maniere di fornire garanzie in un sistema bipolare, attraverso un sistema di check and
    balances sia costituzionale che de facto.

  • Basta cambiare la legge elettorale ?
    Nome: Fabrizio Pauri  Data: 16.11.2007

    E' un articolo molto interessante, che mette in luce pregi e difetti (governabilità) della proposta Vassallo. Ma si può pensare che la sola modifica della legge elettorale possa risolvere i problemi della situazione politica attuale ? Se cominciassimo a pensare di avere una separazione più netta tra potere esecutivo (governo) e potere legislativo (parlamento), con elezioni separate (magari anche nel tempo, come negli Stati Uniti) ?

  • Un problema di rappresentatività
    Nome: Marcello  Data: 16.11.2007

    Nessun testo costituizionale parla di "scadenza" dei risultati di un fererendum. Mi chiedo come sia possibile che la classe politica disattenda così spudoratamente i risultati di una consultazione i cui esiti sono stati chiarissimi. Il problema è che la rappresentatività democratica viene in Italia considerata un mero sigillo del potere e non il primo riferimento dell'azione politica, tant'è che i referendum non piacciono a nessun esponente della "nomenclatura". Persino le stesse elezioni vengono da alcuni considerate una noiosa procedura a cui controvoglia doversi sottomettere...

  • Non ci dobbiamo rassegnare
    Nome: ANTONIO BOTTONI  Data: 16.11.2007

    Se non ricordo male uno studio rilevò che i debiti statali dei paesi con sistema elettorale proporzionale sono molto più alti dei debiti statali di paesi con sistema maggioritario. questa è una buona ragione per chiedere il sistema maggioritario

  • meglio proporzionale-maggioritario spagnolo
    Nome: Alberto Lusiani  Data: 16.11.2007

    Il sistema uninominale maggioritario ha indubbi vantaggi rispetto al proporzionale, tuttavia a mio parere non e' adatto alla mentalita' dei politici e degli elettori italiani, che preferiscono premiare coalizioni estese e disomogene rispetto a coalizioni piu' coese e compatte, come e' accaduto con Univo+RC contro Polo nel 1996 e con Polo+Lega contro Ulivo senza Dini e Di Pietro nel 2001. Ritengo che il sistema proposto da Vassallo e altri possa essere uno dei migliori compromessi pensabili, data la mentalita' italiana. Rispetto al sistema Vassallo, il maggioritario puro a 1 o 2 turni avrebbe il vantaggio di una migliore responsabilizzazione degli eletti ai collegi ma lo svantaggio di eliminare forze politiche rappresentative anche se minoritarie (come Bayrou in Francia, i lib-dem in UK) e specificamente in Italia avrebbe la conseguenza di premiare coalizione estese e disomogenee. Va sottolineato che il proporzionale con collegi piccoli come proposto ha un effetto maggioritario sia pure attenuato a favore dei partiti piu' rappresentativi collegio per collegio. Questo premio attenuato e distribuito non danneggia cosi' irreparabilmente le forze minori, rendendo anche molto meno probabili le coalizioni elettorali disomogenee di comodo. Certamente rimarrebbe il problema del governo di coalizione. A mio personale parere la soluzione migliore e' avere un presidente elettivo con maggiori poteri. Ritengo invece sbagliato eleggere in qualche modo una maggioranza di governo dando un premio di maggioranza ad entita' impersonali come un partito o peggio una coalizione, la cui responsabilita' nei confronti degli elettori e' molto piu' sfumata e indefinibile.

  • L'unica legge elettorale che funziona in Italia è quella dei comuni maggiori
    Nome: Francesco Romeo  Data: 16.11.2007

    In Italia abbiamo già una legge elettorale che ha garantito da quando è entrata in vigore stabilità e governabilità agli enti a cui si applica, ed è la legge per i comuni maggiori di 15.000 abitanti. A costituzione e collegi elettorali vigenti, quindi col minimo impatto legislativo, basta modificare la legge per i comuni maggiori per la gestione dei resti, aggiornare il numero di deputati e senatori a quelli dei collegi elettorali del "mattarellum", e altri piccoli aggiustamenti. I principi di questo modello che mi piacciono sono: 1) Al primo turno tutti i partiti si possono presentare indipendentemente col proprio candidato e il proprio programma, che gli elettori possono valutare molto semplicemente 2) I primi 2 votati vanno al ballottaggio, e a quel punto vengono definiti gli apparentamenti che devono valere per tutta la legislatura 3) L'assegnazione dei seggi determina un chiaro premio di maggioranza alla coalizione vincente, che ha la possibilità di governare veramente.

  • NO al maggioritario
    Nome: Alessandro  Data: 16.11.2007

    Il maggioritario è utile solo nei paesi in cui vengono rispettati almeno uno dei due principi seguenti:1.un forte bipartitismo storico, "naturale" (ad esempio USA e Regno unito);2.una forma di governo presidenziale o semipresidenziale che ne assicuri la piena efficacia ed efficienza.A me sembra che all'Italia manchino entrambi i presupposti.Quindi per uscire dall'impasse sarebbe il caso di approdare ad un proporzionale corretto sul modello tedesco che prevede l'elezione del 50% dei parlamentari con il sistema maggioritario. Il maggioritario non farebbe altro che creare dei listoni in cui vi sarebbe tutto ed il contrario di tutto.Non verrebbero esaltate le identità culturali e politiche, anzi verrebbero diluite ed umiliate.Tutto ciò potrebbe portare ad esecutivi duraturi,ma divisi politicamente su tutto.Il sistema proporzionale,invece,darebbe luogo a delle formazioni politiche con delle forti radici identitarie che potrebbero allearsi per formare dei governi con programmi credibili. In Italia si potrebbero ricostituire, in tal modo, le famiglie politiche che tutt'oggi caratterizzano il panorama europeo.Avremmo così il seguente panorama:una destra sociale conservatrice, i liberali,i cristiano democratici,i socialdemocratici ed una sinistra comunista e ambientalista.Guardare le maggiori formazioni politiche del parlamento europeo per credere. La proposta Vassallo non si confà all'Italia ma rappresenta l'ennesimo cocktail per cercare di dare un contentino a tutti. Se di proporzionale corretto si deve parlare, che si parli il tedesco puro!

  • Sistema maggioritario
    Nome: Andrea Petrelli  Data: 16.11.2007

    Io penso che l'unico sistema proponibile in questo paese sia il maggioritario secco a turno unico (ma anche a doppio turno potrebbe andare bene) senza quota proporzionale. Per quanto riguarda il referendum vorrei esporre una piccola considerazione. Nel 1994 un referendum ha abolito il sistema elettorale proporzionale ed oggi, eludendo la volontà popolare (cosa che era stata già fatta con il mattarellum e poi con l'ultima legge elettorale voluta da Berlusconi), tutti i politici, tranne i radicali, vogliono imporre un ritorno al proporzionale senza avere rispetto alcuno per gli elettori. Non solo, il referendum del 1999 citato nell'articolo, che proponeva di abolire anche il restante 25% di proporzionale ebbe questo risultato: DATA 18 aprile 1999 REFERENDUM Quota Proporzionale AFFLUENZA 49,6% QUORUM non raggiunto SI' 91,5% NO 8,5% RISULTATO non valido Abolizione della quota proporzionale nelle elezioni della Camera dei Deputati. (fonte Wikipedia) Quel risultato dimostra che, tralasciando la fisiologica quota di astensionismo, (ricordo che il referendum che ha avuto la maggiore affluenza di sempre è stato quello sul divorzio in cui andò a votare l'87,7% della popolazione), se tutti coloro che erano per il no fossero andati a votare, il referendum, con ogni probabilità, sarebbe passato. Un esempio chiarirà il concetto: Nel referendum sul divorzio citato, si raggiunse una percentuale di votanti pari all'87,7%. Il 91,5% del 49,6% (percentuale degli elettori che votarono Sì al referendum del 1999 sul totale della popolazione con diritto di voto) equivale al 45,38% della popolazione con diritto di voto. Il 51% di 87,7% è pari a 44,73%. Questa è, quindi, la percentuale sul totale della popolazione, che sarebbe bastata a far vincere il referendum sul divorzio. Quindi il numero dei sì del referendum del 1999, sarebbe stato sufficiente a far vincere il referendum sul divorzio (ribadisco quello che ha avuto la maggiore affluenza di sempre), ma, considerata la totale immoralità dei politici, che da diversi anni ormai hanno adottato il metodo di invogliare gli elettori a non votare, il referendum non passò. Alla luce di queste considerazione, se la politica avesse un minimo di moralità, per cambiare una decisione presa dagli italiani attraverso un referendum, dovrebbe chiedere di nuovo agli elettori il loro parere con un nuovo referendum. Saluti.