
Ha senso mantenere in attività la Stretto di Messina spa? E' un'impresa interamente in mano pubblica, costituita per promuovere e coordinare la costruzione del famoso Ponte. Ovvero di un progetto che è stato accantonato. Ma anche se si volesse riprenderlo, questa società non sarebbe necessaria perché non è operativa, e la progettazione e costruzione del Ponte sono in mano ad altre imprese. In compenso, secondo il bilancio 2006, tra dipendenti, amministratori, affitti e varie altre voci l'intero carrozzone costa circa 21milioni di euro l'anno.
Il ministro Di Pietro, che più degli altri si è assunto la responsabilità del mancato scioglimento della società, giustifica ciò sostenendo che qualora si fosse proceduto in tal senso lo Stato sarebbe obbligato a corrispondere penali per circa 350 mln di euro e che tale esborso possa essere evitato se, anzichè sciogliere adesso la società, in futuro il CIPE deliberi la rinuncia alla costruzione del ponte sullo stretto. In merito ai costi del mancato scioglimento lo stesso ministro ha proposto che avvenga una fusione per incorporazione nell'Anas SPA azzerando di conseguenza il costo degli organi amministrativi e di controllo e mettendo a frutto in quest'ultima il personale della Stretto di Messina SPA. Mi auguro che sia vero il fatto che rinunciando alla liquidazione oggi si eviti di pagare le penali in futuro poichè questo è senz'altro il motivo principale che giustifica la mancata liquidazione.
Molto apprezzabile e ben documentato l'articolo: la spa di cui trattasi è uno delle tante oscenità del panorama italiano. Mi sembra tuttavia importante la domanda: è vero che lasciando intatto il carrozzone non si pagano le penali alle società appaltatrici? E perché mai?
Cara lettrice,
La mia intenzione era semplicemente di spiegare quale fosse la società oggetto della contesa. Se poi sia opportuno scioglierla (come proposto da alcuni) o incorporarla in Anas (che è parte della proposta Di Pietro) non è questione su cui sono intervenuto se non (in fondo all'articolo) dicendo che entrambi mi sembravano comunque buoni modi di eliminare questa
vergogna. Se però non la si sciogliesse nè la si assorbisse in Anas, sarebbe grave.
Sulle penali, su cui si parla molto, ma su cui si sa poco, ho già scritto rispondendo ad altri commenti.
Carlo Scarpa
Sono nato e vivo al nord, ma spero veramente di arrivare a vedere costruito e finito il ponte di Messina! Vorrà dire che l'Italia è uscita dal tunnel del provincialismo al ribasso. Non capisco inoltre come si possa imputare ad un governo legittimamente in carica l'aver stipulato un contratto per la costruzione di un'opera che era nel suo programma di governo. A questo punto tutti i governi devono chiedere all'opposizione del momento se sono d'accordo? Bene ha fatto Di Pietro, sarebbe costato in penali e come ha detto "a questo punto sarebbe stato difficilissimo tornare indietro". Con la marea di sprechi italiani, il tenere una porta aperta sul futuro non è buttar via i soldi, ma non tagliare le ali anche ai posteri.