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Commenti

  • IL PONTE è UTILE!
    Nome: FIELE  Data: 28.11.2008

    Ma come siamo lontani dai problemi della gente. Giocattolo il ponte? Ma non scherziamo! Qui è sempre una moda dire che le grandi opere non servono, invece di denunciare l'enorme ritardo che il nostro paese si trascina! Il ponte sullo stretto ha l'obiettivo di superare la discontinuità dell'isola e consentire il passaggio di un trasporto su rotaia più efficiente. Perchè Boitani non dice come stanno attualmente i fatti quando si parla di sprechi? Sapete che nessun treno dall'Isola non vive di contributi pubblici? Sapete che spostare un treno a carrozza è più inquinante, inefficiente energeticamente parlando oltre che oneroso rispetto alla mobilità di un treno ad alta velocità? Sapete che l'attuale sistema traghettistico non ne consentirebbe il transito verso l'Isola (non puoi snodare un euro star in un traghetto). Sapete che in Sicilia il trasporto su gommato rappresenta un triste primato che nessuno ci invidia? Sapete che è in discussione una direttiva europea (la c.d. 20-20-20) che ha come obiettivo la riduzione di emissioni inquinanti? Ciò vuol dire ripensare una nuova logica di trasporto per quanto Ponti Boitani e compagnia sostengono. A beneficio nostro e delle future generazioni.

  • GRANDI OPERE E RECESSIONE
    Nome: Sergio Marotta  Data: 28.11.2008

    Credo che la tesi sia del tutto condivisibile. Del resto il fallimento di qualsiasi tentativo di accelerazione della realizzazione delle grandi opere attraverso meccanismi derogatori della legislazione ordinaria – fallimento peraltro sancito sia dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, sia dalla Corte dei Conti – è la dimostrazione inoppugnabile dell’inutilità di tale forma di spesa pubblica per la ripresa del ciclo economico soprattutto in una situazione di crisi come quella attuale. Dunque insistere sulla strada di nuove grandi opere strategiche, magari con ulteriori provvedimenti di deroga alla legislazione ordinaria o, addirittura, di deroga della deroga o prevedere nuovi commissariamenti delle stazioni appaltanti, sia del tutto improduttivo ed anzi potrebbe portare a risultati esattamente opposti a quelli propri di investimenti anticiclici. Concordo pienamente sul fatto che un programma di manutenzione ordinaria dell’edilizia scolastica e sanitaria, se realizzato correttamente, potrebbe essere più utile all’economia del Paese.

  • Nuovi dati sulla qualità dell'aiuto italiano
    Nome: iacopo viciani  Data: 28.11.2008

    I dati diffusi il 27 novembre dall’OCSE/DAC, confermano che nel 2007 il rapporto APS/PIL italiano si è attestato definitivamente allo 0,19%, contro lo 0.20% dell’anno precedente. Anche alcuni aspetti qualitativi destano preoccupazione: l’aiuto complessivo all’Africa sub-sahariana, si riduce di quasi quattro volte rispetto al 2006 a favore del nord Africa, ma la percentuale al netto del debito è comunque aumentata del 40%; un altro dato preoccupante è quello relativo alla percentuale di aiuto legato: l’Italia rimane il peggiore tra tutti i donatori dopo Portogallo e Grecia. Tuttavia il 2007 ci presenta alcuni miglioramenti. L’Italia ha versato il 100% di quanto promesso; si sono ridotti del 25% i costi amministrativi. Escludendo le componenti che pur contabilizzate come aiuto non costituiscono trasferimenti di risorse finanziarie verso i paesi in via di sviluppo - l’aiuto italiano “genuino” è infine passato dallo 0,11% sul PIL nel 2006 allo 0,16% del 2007, sono cresciuti del 10% gli stanziamenti genuini ai Paesi meno avanzanti e raddoppiati quelli per i servizi essenziali di base. Occorrebbe capitalizzare su questi progressi e risolvere la debolezza quntitaviva.

  • grandi opere per aiutare la crisi
    Nome: ferdinando malara  Data: 28.11.2008

    Non prendamoci in giro. In Italia ancor più che nel resto del mondo vige il proverbio "piatto ricco mi ci ficco". A nessuno dei nostri amministratori interessa fare qualcosa per il Paese. Sono piuttosto interessati a fare qualcosa per sé o per quelli della propria parte che possano poi ricambiarli. Per cui la risposta è semplicissima: le grandi opere sono sempre servite a rifornire di denaro e consensi quelli che guidano la danza.

  • flessibilità
    Nome: Salvatore  Data: 28.11.2008

    Eliminiamo i parassiti e welfare uguale per tutti. Anche voi che avete fatto questo studio non siete da meno perchè questo problema è vecchio come il mondo e trascurato da tutti e in primo luogo i sindacati che portarono 3 milioni di persone a Roma contro il referendum sull'art. 18 che normalmente tutela non più di 100 persone l'anno, ma ha fatto solo chiacchere per l'uguaglianza tra i lavoratori. Naturalmente conviene ai sindacati e ai politici avere queste disparità in modo tale che possano mostrare ai lavoratori il loro (falso) interesse, tipo dare o meno la cassa integrazione ai lavoratori Alitalia (e gli altri lavoratori chi sono?). Nei paesi seri da tempo il welfare è uguale per tutti. Tra l'altro questo avrebbe una conseguenza positiva sul lavoro nero che, a parole, si vuole combattere ma poi si mandano in pensione persone a poco più di 50 anni, allo scopo di avere da loro i voti, e che poi fanno, appena possono, lavoro in nero. La legge Biagi prevedeva welfare per tutte le categorie di lavoratori, ma quando si è fatta la legge si è presa la prima parte, conveniente a tutti (tranne che ai lavoratori) e non la parte riguardante il welfare.

  • Commento all'articolo di Chiara Saraceno, 25.11.2008, "Come reclutare il migliore che serve alla Facoltà".
    Nome: Paolo Pettenati, Università Politecnica delle Marche  Data: 28.11.2008

    Nell'ambito del decreto Gelmini sui concorsi universitari e in attesa di riforme più organiche, esiste un modo per andare incontro sia pure in piccola parte all'esigenza, auspicata da Chiara Saraceno (25.11.2008), di aumentare le possibilità delle Facoltà di scegliere tra i vincitori dei concorsi il candidato che ritengono più idoneo: è quello di raggruppare (con estrazione a sorte) due o più concorsi di un dato gruppo disciplinare ed affidarli ad un'unica Commissione. In tal modo si risolverebbe anche il "paradosso" evidenziato da Daniele Checchi (14.11.2008) dell'esistenza in molti settori di un numero di Commissari da eleggere superiore ai candidati eleggibili. Nel caso, ad esempio, di Economia Politica, dove i posti banditi per professori di prima fascia sono 17, creando 6 gruppi da due o tre posti ciascuno e quindi soltanto 6 commissioni, sarebbero 24 i membri esterni richiesti invece di 68. Ogni Commissione designerebbe poi 4 o 6 idonei fra i quali le Facoltà che hanno bandito il concorso potrebbero effettuare la loro scelta. Non credo che vi siano controindicazioni normative. Il sistema infatti è già stato adottato in passato nei maxi concorsi degli anni '70 e '80.

  • Diritto ed Economia
    Nome: FCarravetta  Data: 28.11.2008

    La prego di voler accettare i complimenti di una studentessa che riscontra nel Suo articolo-Banche: il vero problema e' capitale - un richiamo ad "Etica ed economia". L'eccellenza della sintesi riguardo ad esempi comportamentali dove "Ognuno tende a massimizzare il proprio benessere" si delinea nel torpore del Diritto.

  • Risposte dei lettori
    Nome: davide  Data: 28.11.2008

    L'articolo è oggettivo e nello stile apprezzabile della "lavoce.info". Tuttavia sono stupito dalla quantità e nello stesso tempo dalla pochezza di molti commenti, assolutamente fuori luogo, che aspettavano solo il pretesto di un articolo per poter sfogare, autoalimentandosi, le proprie frustrazioni ed "i peggio" sentimenti anticristiani in difesa della così tanto minacciata laicità.

  • La supposta "Antica Miseria" del Sud della penisola italica non è più vecchia del 1860
    Nome: Luca Sessa  Data: 28.11.2008

    Nel 1860 l’emergente borghesia del Nord conquistò il Sud, traendone gran profitto grazie all’”Obbedisco”. La sua alleanza con gli altrimenti pericolanti latifondisti di giù tagliò le gambe all’imprenditoria meridionale, ben attiva agli albori della rivoluzione industriale a dispetto della vulgata di regime. Il Nord si fece con tutto nell’Italia unita, potere politico, economico e culturale. La biforcazione Nord-Sud, inesistente prima, iniziò nel 1860, con lo scippo della rivoluzione industriale. Migliorando i trasporti via terra, quella rivoluzione spostò il baricentro economico dal Mediterraneo all’Europa continentale. Anche il Nord della Spagna ne beneficiò. Nel Sud Italia l’emigrazione, iniziata nel 1875, invece cresceva, dirigendosi verso il solo Nuovo Mondo fino ai ‘50. L’esito della guerra spagnola nel ‘39 è interpretabile come se il Sud di Franco avesse conquistato il Nord, che andò accettandone la supremazia, a patto di poter proseguire i propri affari. L’equilibrio economico-politico dello Stato spagnolo è quindi costitutivamente opposto all’italiano. In Spagna non si è mai data quella biforcazione i cui effetti ancora si avvitano nel nostro Sud cornuto e mazziato.

  • I TEMPI DIVERSI DI SCUOLA E FAMIGLIA
    Nome: martina  Data: 28.11.2008

    Concordo con il vostro articolo, sia sulla base dell'esperinza di docente, precaria, che su quella di donna e madre. Nonostante le battaglie intraprese in questi mesi, sindacalmente e personalmente per sensibilizzare e far conoscere verso quale politica scolastica/sociale ci stiamo avviando, i provvedimenti sembrano confermare la direzione intrapresa. E appare sempre più sconcertante e disarmante quanto questo Paese si stia confermando miope, maschilista e insensibile nell'affrontare le problematiche dell'istruzione, del lavoro - ammortizzatori sociali in testa - e della famiglia. Che fare? Le vie tradizionali e legittime di lotta sembrano totalmente inefficaci.