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Commenti

  • ma il PIL pro capite cala perché cresce il denominatore
    Nome: Silvio Pancheri  Data: 12.03.2010

    Il PIL pro capite decrescente che vediamo nelle tabelle di alcune regioni (nord) non significa affatto che il PIL è calato (infatti il PIL è cresciuto) ma che è cambiato il denominatore (la popolazione) più rapidamente del PIL . E' l'effetto shock della regolarizzazione, oggi siamo 60 milioni: così in province che hanno visto crescere sopra la media europea il PIL, se la popolazione è cresciuta di più ancora (spesso oltre il 10%), sembra una disfatta economica che invece non c'è. Molte le ripercussioni: anche il PIL pro capite in SPP comparato in UE27 ne risente, più cresce la popolazione e più resta basso, maggiori contrbuti vanno all'Italia (paradosso?).

  • concordo ma vedo il rischio di una interpetazione a senso unico
    Nome: romano.calvo@libero.it  Data: 12.03.2010

    Concordo con il testo o meglio con le intenzionalità di questo scritto. Mi permetto tuttavia di sottolineare che la correlazione empirica che essi propongono (aumento dei costi del licenziamento uguale minori salari) non ha i caratteri della prova empirica, trattandosi soltanto di una semplice associazione tra due variabili non essendo dimostrabile il nesso causa effetto. Avendo seguito in quegli anni l'introduzione della legge per le piccole imprese mi sento di affermare che invece quella fu una gran bella legge e non avete nemmeno idea di quanto sia servita a portare civiltà nei rapporti di lavoro della piccola impresa. Altro discorso è l'art. 18 e la tutela del lavoro nella grande impresa, e concordo sul coraggio di spostare l’attenzione dalla tutela dentro alla tutela fuori dall’azienda. Il tema delle partite IVA non può essere letto soltanto come scappatoia al lavoro dipendente e garantito, ma va inquadrato in un discorso più generale sul post fordismo. ACTA, www.actainrete.org , pubblicherà una analisi sul tema nel prossimo numero di Mondoperaio.

  • Io voglio
    Nome: Gianluca Vecchio  Data: 12.03.2010

    Io propongo una democrazia dove le politiche economiche siano dettate dagli economisti che scrivono su La Voce. Illuminanti! G_

  • una flex-security nostrana
    Nome: Andrea Zafferani  Data: 12.03.2010

    Leggendo questo articolo ho avuto due reazioni, di cui la seconda è nettamente prevalente. Prima reazione: le considerazioni svolte non sono particolarmente pertinenti alla mini-riforma varata dal Governo. Sono considerazioni che riguardano la struttura del mercato del lavoro, mentre il Governo è andato ad incidere sulla tutela giuridica del lavoratore di fronte al licenziamento, rendendola meno incisiva. In sostanza, le considerazioni dei 2 autori toccano l'analisi generale, il provvedimento del Governo si concentra su una cosa particolare, che ha una valenza in sè e non può essere sottaciuta dicendo che il "generale" non funziona bene. Seconda reazione. Gli autori hanno perfettamente ragione riguardo all'analisi generale del mercato del lavoro. Si tende a tutelare il posto di lavoro e non il reddito. Siamo sostanzialmente ancorati ad un epoca finita, quella del posto fisso legato ad un azienda, mentre il mondo è cambiato. L'errore è quello di cercare di smontare questo modello partendo da riduzioni progressive dei diritti non compensate da nuove forme di tutela che possano sostituire quel che si perde. Perchè in Italia non si riesce a declinare un modello di flex-security?

  • Gli incentivi sono alla frutta!
    Nome: Paolo Quattrone  Data: 12.03.2010

    Ci siamo. Per giustificare l'efficacia degli incentivi bisogna studiare imprenditori nel settore frutticolo! E' indubbio che gli incentivi siano un meccanismo che funzioni in situazioni semplici come quella descritta. Mi chiedo però come si possa pensare di trattare temi come la corruzione con il medesimo strumento che emula il concetto di bastone e carota, o, per dirla in forma "scientifica", attraverso lo studio del meccanismo di "stimolo-risposta" della psicologia comportamentale, che infatti studia topi ed animaletti piuttosto che persone (con tutto il rispetto per i roditori che hanno un meccanismo di relazioni sociali complesso). Il tema, mi sembra piuttosto quello di comprendere cosa definisce il concetto di performance e di favoritismo: per gli ortofrutticoli che danno gli appalti agli amici il sistema "performa" bene. Allo stesso modo dei referees di Journal of Economic Theory che definiscono cosa è buono e cosa non lo è. Inoltre l'incentivo spazza via tutte quelle connessioni sociali che rendono il trattare le dinamiche sociali complesso: il danaro è ciò che ci guida. Se lo si continua a scrivere la gente prima o poi ci credera' davvero. Enron è dietro l'angolo.

    Risposta:

    La ringrazio per il suo commento, ma non sono d'accordo con la sequenza delle sue argomentazioni. È di tutta evidenza come il settore ortofrutticolo non sia la stessa cosa degli appalti per il G8 della Maddalena, ma il mio sospetto è che gli incentivi funzionino in maniera abbastanza simile in molti contesti diversi. Se si scoprono poi delle diversità tra i diversi settori in termini di incentivi, ben venga questa scoperta! Dal punto di vista metodologico ho sempre trovato molto gradevole il motto degli scolastici medievali: Distingue frequenter. Se è il caso, sono ben pronto a distinguere i diversi settori e le diverse attività sulla base del funzionamento comparato di regole, connessioni sociali e incentivi.
    Sullo specifico dell'impresa ortofrutticola studiata da Bandiera e coautori, il sistema delle connessioni sociali non "performa bene" da punto di vista della produttività media se i manager sono pagati un fisso, mentre la performance migliora una volta introdotto il premio sulla produttività media dei raccoglitori gestiti da ciascun manager.
    Ben lungi da me la tentazione di ridurre la complessità delle vita e la bellezza delle connessioni sociali al freddo dato economico. Ma ciò non toglie che gli incentivi materiali e psicologici abbiano una rilevanza forte nel funzionamento degli affari, e della vita.

  • la borghesia italiana
    Nome: mirco  Data: 12.03.2010

    I " Padroni" italiani fintanto che sono rappresentati dalla classe politica che si identifica nel Pdl di Berlusconi non sono affidabili sono un baro come il presidente del consiglio. Altro che un sistema in cui si difenda il reddito! Questi anche nella legislazione del lavoro vogliono farti il mazzo ! e se ne sbattono della costituzione.

  • Risultati della Puglia
    Nome: Piero Salmi  Data: 12.03.2010

    Sui dati della Puglia, ci può essere un pò di stordimento nel leggerli da parte dei non pugliesi. Se una multinazionale (tra le più grandi al mondo) delle energie (eoliche) decide di installarsi a Taranto un motivo ci deve pur essere (non la cito per non fare pubblicità). Evidentemente si può investire in un territorio pronto ad accettare l'eolico e il fotovoltaico più che il nucleare. L'elezione di Vendola prima (omosessuale, comunista, cattolico), e la sua egregia amministrazione poi, sfatano luoghi comuni secolari sul Sud da parte dei connazionali del Nord, sempre pronti a vantarsi dei loro primati (vedi piemontesi) e a gettare cattive ombre sulle capacità di quelli che vivono al di sotto delle linea gotica. Verificare sul sito de La Stampa giornale torinese (blog di Flavia Amabile) gli studi statistici ridicoli e l'infamie che ci gettano addosso nonostante gli indicatori dicano ben altro. Vai Nichi se continui così finiremo di rimpiguare le loro fabbriche e le loro università di pugliesi.

  • FME ma non in stile FMI
    Nome: Massimo GIANNINI  Data: 12.03.2010

    Mi sembra chiaro che un eventuale FME non deve avere né un mandato né un obiettivo simili al FMI. I duplicati in salsa europea non servono. Serve qualcosa di diverso e che permetta quella maggiore integrazione politica e fiscale necessaria a rafforzare l'unione monetaria e l'euro. Se si deve fare un FME per essere e agire come il FMI, meglio l'originale. Assurda poi la proposta che circola di finanziare tale fondo con le penalità imposte ai paesi che non rispettano il Patto di Stabilità, ovverro, chi più chi meno, tutti; e questo é un problema. Ma delle condizionalità di aggiustamento strutturale stiile FMI possiamo fare a meno. Dei trucchi contabili e degli schemi governativi alla Ponzi, anche.

  • gli indicatori prescelti non consentono un'adeguata imputazione causale
    Nome: Andrea Stroscio  Data: 12.03.2010

    Gli indicatori prescelti non indicano granché rispetto alle politiche pubbliche regionali e anzi sembrano dipendere fortemente da dinamica spontanea, specie quelli economici e occupazionali. Dunque, trarre giudizi sulle diverse giunte regionali sulla base di questi dati è impossibile e fuorviante. Il fatto, ad esempio, che rispetto alla media regionale in una regione l'occupazione sia variata in positivo e in un'altra in negativo, di per sé non ci dice nulla sulle diverse politiche economiche e occupazionali attuate dalle due giunte regionali, poiché mille altri fattori non dipendenti dalle politiche regionali possono avere fatto divergere l'andamento di quella variabile nelle due regioni. C'è un evidente problema di imputazione causale poiché i controfattuali implicitamente individuati sono inadeguati a confrontare proprio contesti regionali molto diversi come quelli italiani, con andamenti di queste variabili storicamente non omogenei.

  • SICILIA
    Nome: Tony  Data: 12.03.2010

    Ritengo che per non esserci la Sicilia, "Qualcuno" non Vi ha comunicato i dati. Confermate?

    Risposta:

    La Regione Sicilia, cosi come altre sei regioni, non è chiamata al voto. Sono state considerate soltanto le regioni in cui si voterà.