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Le reti tra pubblico e privato

di Carlo Scarpa, Categoria , Concorrenza e Mercati, / Innovazione e Ricerca, Data 21.09.2006
Ha senso lamentarsi della inefficienza delle reti private in Italia? Intanto, solo due sono davvero private: telecomunicazioni e autostrade. La prima non è scadente, mentre per la seconda va ricordato che la privatizzazione è avvenuta in assenza di un'autorità di regolazione. Nelle Tlc il confine tra infrastruttura e servizio è labile: separare la rete dal servizio implica il rischio di bloccare future innovazioni. A tutto danno dei consumatori. Né una eventuale proprietà pubblica della rete dà molte garanzie sul piano degli investimenti.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • reti pubbliche o private?
    Nome: Paolo Gabriele  Data: 04.11.2006
    Il mercato ricordiamoci del mercato, ed anche dell'Authority di controllo. Alcune soluzioni prospettate per la gestione delle reti sono sicuramente interessanti, ma dobbiamo essere pratici: ci sono operatori che intendono investire nelle proprietà della rete, oggi, o anche questo compito deve essere attribuito all'incubent? Quale è il tempo in cui credono di poter rientrare dei propri ingenti investimenti necessari? Il governo dopo le ultime polemiche ha escluso interventi della Cassa D&P, ed allora dobbiamo solo aspettare di verificare qualità e rapidità degli investimenti prospettati da TelecomItalia e pensare ad una netta divione fra rete, a servizio anche degli altri operatori, e servizi. Così dati e contabilità resteranno completamente separati e il controllo regolatorio dell'Authority potrà essere più efficace sulle tariffe applicate ai concorrenti. In alternativa abbiamo, oggi, operatori con finanza sufficiente per affrontare sfide imprevedibili sull'evoluzione delle reti? I modelli che si prendono ad esempio sono già attuati e superati da qualche anno. Se fossero studiati oggi avrebbero caretteristiche, ci possiamo giurare, diverse. Ed allora proviamo ad incentivare con i sistemi esistenti di finanza di progetto, intervento di fondazioni e gruppi di investitori attirati da una qualsiasi forma di leva fiscale, incentivi automatici o altro, gli investimenti innovativi sulle reti ed il resto verrà. Ma non fermiamoci anche in questo settore, in questo il tempo scorre più velocemente che negli altri. E' la teconologia che avanza, senza la classica briglia del "rilascio" delle innovazioni che aveva senso quando gli operatori erano pochi e con quote di mercato non scalfibili. In periodi di tecnologia diffusa e di compagnie che spuntano come funghi e crescono a ritmi vertiginosi grazie alle innovazioni introdotte, non c'è troppo tempo di reazione per i concorrenti. Chi prende il banco per un certo periodo di tempo e inizia a dettare il gioco, prende tutto!
    Risposta:
    caro lettore, in realtà il settore delle reti (elettriche e gas) è uno dei settori meno rischiosi che vi siano. Quanto meno, i ricavi del gestore dipendono da una tariffa regolata con una dinamica facilmente prevedibile. Non dico che le azioni di Terna siano dei BOT, ma non ci manca neppure troppo. Non a caso le fondazioni bancarie - notoriamente non particolarmente amanti del rischio - hanno accettato la presenza della Cassa depositi e prestiti in Terna. Non credo che questo pessimismo sia così fondato... cordiali saluti
  • Reti
    Nome: Francesco  Data: 29.09.2006
    Secondo me, un'interessante analogia è quella con il sistema bancario e con la rete nazionale interbancaria (RNI), tramite la quale, per dirne una, sono offerti ai consumatori i servizi di incasso e pagamento. Mica roba da ridere. I profili concorrenziali sono delicatissimi, infatti i soggetti bancari sono chiamati a cooperare (non per propria scelta ma dei clienti) per garantire l'efficienza dei servizi offerti alla clientela, pur essedo in concorrenza fra loro. Oggi, i pagamenti transitano su una Rete Nazionale Interbancaria che è posseduta da un soggetto privato ma sulla quale è esercitata una stretta sorveglianza da parte della Banca d'Italia. E' evidente che nel costo/efficienza che il cittadino paga/riceve per il servizio, chessò, bonifico o RID, c'è anche l'utilizzo della Rete a sua volta detenuta da un soggetto privato. O anche, per dire, nel costo della tesoreria dello Stato che spesso viaggia su Rete privata (la rete della PA è surclassata in efficienza dalla rete privata interbancaria alla quale infatti si fa sempre più ricorso anche per le operazioni dello Stato). La rete, che spesso rappresenta un monopolio naturale, non può a mio avviso rispondere in toto a logiche di mercato, per il semplice fatto che non c'è concorrenza. La rete pubblica invece è inefficiente. L'unico compromesso secondo me accettabile, e che nel mondo bancario funziona bene, è una robusta Autorità di controllo, come Bankit. E l'autorità per funzionare bene deve essere RESPONSABILE ma INDIPENDENTE dal potere politico. Poi accanto alla Rete Nazionale ci sono anche altre reti interbancarie, per esempio quella della società internazionale SWIFT, sulla quale ad esempio transitano buona parte delle entrate fiscali (F24) e che è stata al centro delle polemiche per via dell'accesso a certi dati su operazioni consentito alla CIA per la lotta al terrorismo internazionale. Le analogie con Telecom sono sempre più evidenti!
  • ultimo miglio
    Nome: marco baldassari  Data: 25.09.2006
    Non e' banale risolvere il problema dell'ultimo miglio, perche' in prospettiva se si vuole trasmettere contenuti di un certo "peso" ovvero film HD in modo capillare (100% copertura) sappiamo gia' ora che non sara' possibile usare il doppino. La soluzione di Fastweb con router ottici in ogni cantina e fibra in ogni appartamento e' troppo costosa (infatti ormai non viene piu' fornita) sia per il costo degli apparati che per la posa e messa in funzione. Si stanno rivalutando le PON o reti ottiche passive che probabilmente richiederanno la riprogettazione completa di tutte le centrali dell'ultimo miglio e soprattutto la posa di nuovi cavi in nuovi buchi che arrivino in ogni casa. Dove passava il doppino la finra non ci sta. Ma chi si accolla questi costi? Nessun operatore di rete (ne Telecom ne Fastweb) ha una reale possibilita' di gestire in modo efficiente la rete di accesso, che andrebbe gestita da un unico operatore locale di accesso, nell'ottica di fornire un servizio ai residenti del "condominio" territoriale che ha interesse a gestire la tecnologia necessaria c chi si vuole collegare ai vari operatori. Come il condominio porta il segnale della TV satellitare dal tetto ad ogni appartamento, cosi' dovrebbe essere un "condominio di condomini" a gestirsi il suo collegamento di accesso a una centrale dove arrivino tutte le diverse reti degli operatori. In effetti, potrebbe essere la municipalita' o qualche municipalizzata a farsi carico di queto servizio, che ha piu' similitudini con la rete di tubazioni del gas per le affinita' del problema degli scavi e delle manutenzioni. Che poi questo servizio sia pagato tramite un canone o tramite tasse, non e' certo un servizio remunerativo, come ad esempio il trasporto pubblico locale.
  • la rete di telecomunicazioni
    Nome: Andrea Rossi  Data: 22.09.2006
    Egregio professore, ritengo assolutamente condivisibili le sue considerazioni ma vorrei evidenziare un punto che per conto mio è cruciale. La liberalizzazione del settore TLC ha consentito lo sviluppo di una pluralità di operatori ma ha fallito a parer mio un obiettivo fondamentale e cioè quello di creare le condizioni per incrementare gli investimenti complessivi nella rete tecnologica. L' unico operatore infatti che fa investimenti significativi, se si eccettua forse Fastweb che però mi pare abbia smesso di posare fibre, è Telecom mentre gli altri si limitano a sfruttare le infrastrutture create da Telecom per veicolare i loro servizi. Il risultato è che ancora moltissimi comuni italiani non possono ancora disporre della larga banda con le conseguenze che conosciamo. Secondo questa logica allora sarebbe corretto che non fosse lo stato ad entrare con i capitali nella società rete, ma tutti i gestori di TLC che usufruiscono delle infrastrutture. Che ne pensa? cs
    Risposta:
    In linea di principio, l'idea non sembrerebbe malvagia, ma in realtà pone due seri problemi. Il primo è la collusione. Ovvero, se mettiamo gli operatori a gestire una struttura comune, quale è la probabilità che poi si facciano vera concorrenza tra loro nel mercato dei servizi sapendo che poi hanno interessi in comune su un altro piano? Il secondo, proprio gli investimenti: quale è la probabilità che i gestori introducano innovazioni nella rete, se per caso queste innovazioni conducessero a maggiore concorrenza? Lo eviterei...
  • Reti private e investimenti
    Nome: Alessandro Del Bianco  Data: 22.09.2006
    Il problema che vedo nella proprieta' della rete da parte di un privato e' legata al fatto che una impresa investe solo dove c'e' un ritorno assicurato - cosa di per se' naturale e giusta. Nel caso specifico della telefonia il rischio e' di allargare il "digital divide" non installando centraline digitali dove il numero di utenti non lo rende remunerativo. I cittadini di tali zone hanno percio' un accesso limitato alle informazioni e cio' li rende di fatto cittadini "di serie B". Il caso non e' presente solo nelle frazioni montane, ma anche molto vicino alle grandi citta': dove vive mia sorella non e' possibile installare connessioni ADSL esattamente per questo motivo e il villaggio in cui vive e' a 10 Km dal centro di Firenze. Se al contrario la rete e' statale o comunque gestita da un ente di tipo no-profit, e' possible immaginare come tali situazioni possano essere coperte da investimenti di tipo "sociale".
  • separare la rete danneggia l'innovazione?
    Nome: Alessandro Pastore  Data: 22.09.2006
    Gent.le prof, nel suo articolo lei afferma che "Come è ormai riconosciuto anche da appositi comitati Ocse, la separazione della rete – in generale, si pensa a quella locale, il cosiddetto local loop o "ultimo miglio" – può danneggiare l’innovazione". Sarei interessato ad avere dei riferimenti più puntuali a riguardo. La ringrazio per la risposta.
    Risposta:
    Purtroppo mi riferisco a incontri e discussioni tra regolatori e autorità antitrust organizzate dall'Ocse, che però non so abbiano condotto a documenti pubblici.
  • Ma chi ha pagato ?
    Nome: Magriotis  Data: 22.09.2006
    Sui punti sollevati vorri far notare che: a) le rete sono state costruite negli anni con le tasse degli italiani b) nonostante tutte le innovazioni, esse non sono facilmente replicabili. Pertanto sono dei monopoli. E a parità di condizioni ambientali in nessun paese un monopolio privato è mai stato meglio di un monopolio pubblico, in nessun paese. Neanche in Italia. Le Autostrade ad esempio hanno uno stato di manutenzione attualmente molto peggiore di quello che avevano sotto getione IRI. c) che razza di libero mercato è quello in cui si fanno profitti da rendite monopolistiche su investimenti fatti coi soldi pubblici ?
  • Eutelia
    Nome: Gioachino  Data: 21.09.2006
    Oltre a TI sono abbonato ad Eutelia con un contratto che prevede 14 ore di telefonate nazionali e l'ADSL "fino" a 4Mega a fronte di 40,00 €/mese. Col nuovo operatore ho problemi: quanto alla qualità della voce mi sono stufato di lamentarmi; quanto all'ADSL mi è stato risposto di controllare il contratto dove c'è la puntualizzazione "fino a": quindi la fornitura è regolare! in corrispondenza di un disservizio del servizio voce, col prefisso di Eutelia(10040) ho effettuato alcune telefonate dalla linea di TI: quei pochi centesimi mi sono stati fatturati xché extra rispetto al contratto! Attendo ancora risposta. TI non è da meno, mi devono restituire 90,00 € per telefonate al famigerato 899 che non ho effettuate xché ne avevo chiesto la disattivazione, un mese fa con una lettera mi hanno comunicato che "avrebbero provveduto a mandarmi un assegno": oggi mi è arrivato il "Conto TI n. 05/06" senza alcuna restituzione/storno/conguaglio. Già da tempo confronto le offerte degli altri operatori, però quanto affermava Toscano - il corrispondente di Panorama che oggi ho sentito anch'io su Radio3 - sembra affermazione da favola. Sempre il Toscano ebbe a spiegare che in Francia c'e vera concorrenza: forse in Italia la privatizzazione di TI è stata una presa in giro? E, se in Italia non esiste concorrenza, sarà xché i gestori di telefonia fissa sono tutti "compari"? Io di mercato non me ne intendo però, se i risultati delle privatizzazioni sono questi, quanto è meglio France Telecom: esempio di uno stato che funziona. Non sarebbe auspicabile, invece di perorare pro privato adottare le regole di un'organizzazione efficiente!
  • Capre e cavoli in salsa liberale/2
    Nome: Marco Palmieri  Data: 21.09.2006
    Egregio Professore, mi permetta di riproporLe una osservazione resa nel mio commento al Suo precedente ed altrettanto interessante articolo: nel 2004 Telecom Italia è stata condannata dall'Antitrust per abuso di posizione dominante (la condanna è stata poi confermata nel febbraio di quest'anno dal Consiglio di Stato). Tale dato mi induce evidentemente a non nutrire molta fiducia nell'attuale assetto proprietario della rete, nè più nè meno che se fosse in mano completamente pubblica. Debbo inoltre notare che, se la rete costituisse un unicum con il servizio, come da Lei descritto, non potrei comprendere allora come giustificare la attuale presenza dei concorrenti di Telecom non proprietari della stessa. Concordo con Lei che nazionalizzare tout court l'intera rete materiale non possa garantire una valida alternativa, ma forse, come ho in precedenza suggerito, ricollocarla tramite un acquisto per intervento pubblico nelle mani di una effettiva s.p.a. ad azionariato diffuso creata ad hoc, può rappresentare una soluzione liberale e democratica al problema (oltre che utile a contenere l'enorme debito accumulato da Telecom); un tale intervento dello Stato non costituirebbe un atto di imperio, ma semplicemente l'azione di un attore del mercato, condotta nell'interesse proprio, ovvero della collettività.
  • Commento
    Nome: eEurope 2006  Data: 21.09.2006
    Sulla banda larga si può fare di più, questo è sempre vero, ma in generale i confronti con altri paesi avanzati (si vedano ad esempio, i rapporti Ocse) non ci vedono certo perdenti. Difatti, vinciamo a man bassa sulla Lituania e sull'Estonia. la Polonia ci ha sverniciato il mese scorso. Certo, se la corsa la dovessimo fare sull'estonia non saremmo messi male, ma dal momento che la corsa la facciamo su Germania, Regno Unito e Francia che sono prossime al 98% ( uk 100%) come copertura siamo al fanalino di coda. Ah, la banda larga per tutti, non significa solo copertura, ma anche costi. perchè un impresa dovrebbe aprire in italia se trasporti, telefono, energia, e banda larga costano il doppio o il triplo della germania.
    Risposta:
    Un recente rapporto per il DTI (Ministero del commercio e industria del Regno Unito) indica come, per quanto riguarda la percentuale della popolazione per la quale il servizio è disponibile, siamo secondi solo a Gran Bretagna, Corea e Giappone. Francia e Germania sono al nostro livello, gli US e il Canada dietro. Lo stesso rapporto, non sia una sopresa, ci vede invece molto indietro per quanto riguarda gli indici di concorrenza.Il problema è poi quante persone usano il servizio, ma questa è un'altra storia... I dati, pubblicati nel marzo 2006, sono reperibili presso www.dti.gov.uk/files/file29469.pdf c.s.