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Aspetti tecnici della proposta sui nullafacenti della P.A.

di Pietro Ichino*, Categoria Relazioni Industriali, Data 08.09.2006
Su invito della Redazione, in seguito alla richiesta di diversi lettori, Pietro Ichino fornisce i dettagli tecnici della sua proposta di una iniziativa straordinaria contro il fenomeno dei nullafacenti nell'amministrazione pubblica. Interventi di Francesco Daveri, Andrea Ichino, Eugenio Nunziata e Carla Pellegatta.
COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • NULLAFACENTI NELLA P.A.
    Nome: Mazzotta Corrado  Data: 29.01.2008

    Egregio Dott. Ichino, per 45 anni ho fatto l'imprenditore, riassumendo nella mia modesta persona tutti i ruoli possibili nell'ambito di una impresa produttiva, dall'apprendista (nel senso che avevo bisogno di apprendere le tecniche di alcune mansioni specifiche), al contabile, al "manager", all'addetto alle vendite, ecc., ecc. Ho sempre saputo classificare "al volo" i dipendenti validi dai nullafacenti od aspiranti tali. Sà perché avevo questo "straordinario" dono? Perché dovevo salvaguardare la salute dell'impresa (e di conseguenza la mia). Sà perché la P.A. non riesce ad eliminare i nullafacenti? Perché la Dirigenza è già ampiamente salvaguardata nei propri (di pe sé già notevoli) interessi! Tutto il resto sono solo chiacchere!

  • Ipotesi di realizzazione della proposta
    Nome: Emanuele Zavatarelli  Data: 27.01.2008
    Dott. Ichino, ho letto recentemente il suo libro "I Nullafacenti" e sono rimasto piacevolmente colpito da tutti i suoi aspetti, soprattutto la IV parte; mi chiedo e le chiedo se sia veramente possibile fare qualcosa per invertire la rotta, vd. III parte dove il luogo comune si fa tristemente realtà. Trovo la sua proposta azzardata per il nostro paese e allo stesso avanzatissima, la sua applicazione potrebbe rappresentare il punto di rottura che garantirebbe alla nostra P.A. di evolversi e modernizzarsi trascinando la crescita di tutto il sistema paese, credo infatti che una ristrutturazione radicale e rivoluzionaria della P.A. non possa prescindere dalla produttività dei dipendenti pubblici. Vorrei sapere se la sua proposta è andata avanti a tal punto da poter essere presentata come proposta di legge, se è esistita qualche possibilità che si passasse dalla teorizzazione alla applicazione reale. Infine, dato che siamo in clima pre-elettorale, pensa che la sua proposta possa entrare nel programma di qualche compagine politica, che abbia il coraggio di metterla ai primissimi posti del proprio prossimo programma? Attendo a mia volta un suo commento. Emanuele Zavatarelli
    Risposta:

    Nel dicembre 2006 sono stati presentati due progetti di legge ricalcati su di un modello ispirato alle idee del libro, elaborato da un gruppo di studiosi ed esperti coordinato da Bernardo Giorgio Mattarella e da me: uno alla Camera, primo firmatario Lanfranco Turci, sottoscritto da deputati di maggioranza e di opposizione; uno al Senato, primo firmatario Antonio Polito, fatto proprio dalla Presidenza del gruppo dell'Ulivo e quindi firmato anche da Finocchiaro, Latorre, il presidente della Commissione lavoro del Senato Tiziano Treu, e numerosi altri senatori di maggioranza. Una parte di quel progetto è poi confluita in un disegno di legge governativo, che però non ha completato il suo iter parlamentare. Su questo stesso terreno sta invece maturando un'iniziativa di grande rilievo, fatta propria dal governo di una delle più importanti Regioni italiane: un progetto molto incisivo, fondato sul principio della trasparenza totale, garantito da un valutatore indipendente "importato" dal Nord-Europa, fondato sulla coniugazione (quotidiana on line e periodica attraverso la public review) tra internal audit e civic audit, con sperimentazione di un sistema di obiettivi SMART (Specific, Measurable, Achievable, Repeatable, Timely) assegnati alla dirigenza regionale, e di un premio di risultato agli addetti ai servizi di front line collegato alla valutazione diretta degli utenti. Tenga d'occhio lavoce.info nei prossimi giorni. (p.i.)

  • Solidarietà
    Nome: Gigliola  Data: 14.02.2007
    Voglio anch'io portare la mia solidarietà al prof. Pietro Ichino per quanto emerso nelle recenti indagini. Spero non si lasci intimidire e continui il suo lavoro con la passione di sempre. Forza professore, abbiamo bisogno di lei.
  • Solidarietà
    Nome: Marica  Data: 14.02.2007
    APPROFITTO DI QUESTO SPAZIO PER ESPRIMERE TUTTA LA MIA SOLIDERIETA' AL PROF.ICHINO, CON LA SPERANZA CHE QUANTO ACCADUTO NON LO SCORAGGI DAL CONTINUARE AD ESPRIMERE LIBERAMENTE E SENZA PAURA LE SUE IDEE E I SUOI PENSIERI.
  • Di nuovo: E il settore giustizia?
    Nome: Luca Naldi  Data: 02.02.2007
    Torno sul mio quesito che avete gentilmente pubblicato. Ci torno perchè voglio evidenziare una notizia che, a naso, reca un forte indizio ai mie dubbi sulle possibilità che in certi settori, come quello relativo all'amministrazione di giustizia le resistenze a innovazioni gestionali siano maggiori che negli altri. E che queste resistenze provengano da chi incardina il ruolo di "decisore politico" nei suoi rapporti con i dirigenti e con il personale amministrativo. Lei professore avrà certamente notato che ieri all'inaugurazione dell'anno giudiziario il presidente della Corte dei conti ha liquidato la sua proposta come sostanzialmente inutile. E la sua proposta cita in diversi punti la Cdc come protagonista. Eppure... Eppure alla Cdc non piace la sua riforma. Glie la dico tutta: in quella magistratura ci sono FANNULLONI conclamati. Fannulloni che tutelano il proprio quieto vivere anche con dirigenti elevati a quel rango da un rapporto esclusivamente fiduciario. Ha visto il servizio sul tribunale di Roma? Beh la Cdc sta ancora giudicando - e pure male (vedi il diritto dei perseguitati dalle leggi razziali) sulle pensioni di guerra. Basta questo, no?
  • Due pesi e due misure
    Nome: Stefano D.  Data: 30.01.2007
    Il fenomeno da Lei evidenziato, mi fa sorgere una considerazione molto amara e cioè che in Italia, specialmente in questo periodo, vengano usati due pesi e due misure. Mi spiego. Da una parte abbiamo questa categoria di dipendenti che, colpevolmente o no, vengono mantenuti sul posto di lavoro anche senza avere una produttività, in alcuni casi non andandoci proprio; per contro si nota nei confronti di lavoratori autonomi una froce ricerca della massima produttività creando una concorrenza spietata, fino al limite del paradosso che si verifica, a mio avviso, nei confronti dei benzinai colpevoli di avere un margine di circa 8 cent/litro quando lo Stato incamera il 66% circa del costo del carburante proprio per mantenere questi pachidermici carrozzoni. Questo atteggiamento del governo sta generando, secondo me, una lotta tra poveri, dove chi sta da una parte se la prende con chi sta dall'altra. Che tristezza!
  • Ma chi giudica?
    Nome: giovanni  Data: 20.01.2007
    La proposta messa in discussione è forse provocatoria e per questo utile a smuovere la acque ma non certo utile nel senso vero del termine perche si scontra con il veroe solito problema della pa. Non essendoci un capo nel senso di proprietario dell'azienda il tuo superiore non ha mai un vero interesse a che le cose funzionini ma a far si che le cose siano meglio per lui. faccio il mio esempio credo di essere un lavoratore statale di quelli che fa il lavoro anche degli altri il problema è che mi sto stancando anche perchè se invece di lavorare tutto il giorno lo avessi passato a leccare il mio superiore adesso avrei di sicuro una posizione migliore di quella che ho e nel caso venissero formulati dei giudizi io avrei dei giudizi medi il mio collega che invece di lavorare passava il tempo a fare favori al capo sicuramente avrebbe dei giudizi migliori. I cittadini vedono solo il dipendente allo sportello non certo tutti i dipendenti pubblici e magari quello allo sportello è proprio uno dei più produttivi.
  • E il settore giustizia?
    Nome: Luca Naldi  Data: 19.01.2007
    Ora che una nuova legge sulla P.A. è in vista oltre al giustissimo principio che nella valutazione dei dirigenti bisogna spezzare il vincolo esclusivamente fiduciario tre il livello dirigenziale e il livello politico, (demandando ad una autorità indipendente la valutazione) sento parlare anche di inserire, quale elemento di valutazione, il grado di soddisfazione dell'utente\cittadino. Bene, credo che in alcuni settori questo elemento non rilevi perché non può, in quei contesti, manifestarsi. Prendiamo il settore "servizi di giustizia". In questo settore probabilmente il solito atteggiamento con cui si manifestano le dinamiche usuali della P.A. è, secondo me, più pervicace. Vuoi perché il magistrato italiano, è soggetto soltanto alla legge - non dovendo rendere conto al giudizio elettorale, vuoi perché l'organo che dovrebbe gestire l'efficienza nel settore giustizia (e non lo fa) - il Consiglio Superiore della magistratura per la giustizia ordinaria e organi analoghi per le magistrature speciali - è un organo composto da membri eletti dagli stessi magistrati (e magistrati loro stessi) e da altri di nomina politica. Cioè un organo pensato al solo fine di garantire l'indipendenza degli stessi magistrati (cosa non disprezzabile beninteso) ma è assolutamente non idoneo a rispondere alla colletività in termini di efficacia ed efficienza e per giunta è un organo anche di rango costituzionale (con la conseguente rigidità per la sua riforma). Vuoi perché in quel settore il "grado di soddisfazione dell'utente" è mediato dall'avvocato difensore. Ma proprio in questo settore si annidano notevoli inefficienze. Pertanto, il rapporto tra "direttiva" del magistrato e "gestione" del dirigente è forse ancor più vincolato, negativamente, che in altri settori da un rapporto esclusivamente fiduciario. Sandulli in un saggio, 40 anni fa, voleva demandare la gestione della P.A. ad una sorta di organo collegiale. Ci stiamo arrivando oggi ma temo con le solite italiche e incongruenze.
  • I veri dipendenti pubblici fantasma.
    Nome: Fabio Pancrazi  Data: 13.01.2007
    Buongiorno, mi chiamo Fabio Pancrazi, sono geometra e faccio il vigile urbano nel comune di Sansepolcro in provincia di Arezzo (soldato semplice). A marzo compirò 53 anni ed ho più di 30 anni di contribuzione. Con le attuali regole (salvo peggioramenti in vista) andrò in pensione a 62 anni e con 40 anni di contributi. Molti miei coetanei sono già in pensione grazie ad anni di mobilità, prepensionamenti nelle ditte private, esuberi nelle banche, ecc. Praticamente si mettono a carico della collettività quei lavoratori con vecchi buoni stipendi e si sostituiscono con giovani precari da pagare poco. Sono questi, secondo me, i veri “dipendenti pubblici” nullafacenti. Per non parlare delle imprese edili che lavorano esclusivamente per la Soprintendenza, le grandi aziende agrarie a carico dell’Unione Europea, i dipendenti ben pagati dei carrozzoni creati con la gestione degli acquedotti venduta alle multinazionali e tutti i dirigenti e dipendenti che dobbiamo pagare con i servizi tariffati, con le bollette di casa. Sono tutti alle dipendenze pubbliche, sono più costosi e, a volte, più fannulloni del sottoscritto. Troppo facile cercare un consenso populista tipo: la rovina dell’Italia sono i vigili urbani, i cantonieri e gli impiegati dell’anagrafe. A loro dobbiamo valutarli. Ma da chi? Dai politici? Nel mio comune, recentemente passato dal centrosinistra al centrodestra, prima i dipendenti “meritevoli” erano di sinistra ed ora lo stanno diventando quelli di destra. Restano sempre meritevoli con ogni schieramento gli iscritti ad associazioni trasversali. E molti non sanno declinare il gerundio di un verbo! Prof. Ichino, mi dica sinceramente, senza temere l’allontanamento dai giornali e dalla televisione per demerito: non pensa che l’eventuale Authority NON debba chiamarsi “Authority sull’impiego pubblico” MA “Authority sulla Pubblica Amministrazione”?
    Risposta:
    Sul nome dell'Authority si può ovviamente discutere; ma, altrettanto ovviamente, non è questa la questione cruciale. Quanto Lei scrive conferma, invece, che, dove non è possibile assoggettare un servizio pubblico al controllo del mercato, in una situazione in cui il management è troppo permeabilie alle pressioni della politica, occorre un organismo indipendente che valuti efficienza e produttività, che incentivi e in qualche misura costringa il management a fare il proprio dovere. E occorre anche dare voce in capitolo agli utenti, alla cittadinanza: poiché non si dà loro l'opzione exit, occorre dare loro almeno l'opzione voice. p.i.
  • i nullafacenti
    Nome: Inkazzatanera  Data: 11.11.2006
    Gent.Prof. Ichino, ho letto il suo libro e la sua proposta è coraggiosa. Lei ha tutta la mia stima per il solo fatto di aver osato rompere "il muro del silenzio" che protegge l'argomento.Sono una delle centinaia di migliaia di precari che lavora in un'azienda pubblica fortemente sindacalizzata, vi lavoro da quasi tre anni con vari tipi di contratto. Stando in quel posto di lassisti, depressi, frustrati, invidiosi e nullafacenti ho capito tante cose: fare concorsi pubblici senza una raccomandazione è inutile...l'iscrizione ad un forte sindacato è obbligatoria per poter andare avanti. Non faccio altro che chiedermi perchè io, con una carriera scolastica brillante, una laurea presa con il max dei voti ed un master alle spalle, debba, ogni giorno, essere guardata come una povera illusa senza speranze da ignoranti con la terza media che prendono il triplo del mio stipendio, che hanno almeno un altro lavoro, e che chiamarli fankazzisti è un eufemismo. Me lo dica lei!Perchè?questa gente è un insulto a tutti quelli che un lavoro non ce l'hanno!e hanno pure il coraggio di lamentarsi!il governo dovrebbe vergognarsi di continuare a proteggere e a tutelare questi parassiti!