Logo stampa
 
 
 

Commenti

ANCORA LUNGA LA MARCIA DEL FEDERALISMO FISCALE

di Gilberto Muraro, Categoria Fisco, / Istituzioni e Federalismo, Data 13.05.2008

Nonostante la vittoria della Lega, il percorso del federalismo fiscale è ancora in salita. Le due questioni fondamentali dei rapporti Nord-Sud e Regioni-enti locali sono lontane da soluzioni condivise e minacciano di creare spaccature all'interno di maggioranza e opposizione. Non basta il generico invito all'accordo bipartisan. Occorre individuare una ricomposizione di forze che sfrutti le componenti federaliste delle due parti, pur rispettando il vincolo di non creare pericoli al governo. Non è un risultato facile da raggiungere e richiede fantasia, anche sul piano procedurale.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • l'etica leghista e lo spirito del federalismo
    Nome: filippo guidarelli  Data: 22.05.2008

    Al di là di come venga organizzato il federalismo, che poi politicamente è la vera questione, rimane il punto del come si sia giunti a metterlo in atto. Il federalismo assume, ed è inutile negarlo, una forma punitiva ed egoistica da parte del nord che si autoassolve contro un sud parassitario. Evidentemente questa è una questione ideologica, o comunque pertinente alla comunicazione politica, come si dice oggi, eppure è emblematica: la maggior parte delle persone, soprattutto al nord, si aspetta solo di essere più ricca e di punire i fannulloni: di ciò che rimane di uno stato e della solidarietà non c'è ombra di interesse, ed infatti liberismo e federalismo vanno di pari passo, vedi il Berlusconi 2001-2006. Oltre e insieme al problema politico, qui c'è innegabilmente anche un problema di cultura, di un senso del bene pubblico che non c'è più, divorato da egoismi economicisti e clientelismi parassitari.

  • Lunga la marcia
    Nome: Carmine Meoli  Data: 20.05.2008

    Non aggiungo commenti di principio, ma esprimo solo due preoccupazioni - è stato elaborato qualche scenario per individuare e misurare le conseguenze ( desiderabili e indesiderate ) di una riforma federale ? - disponiamo di strumenti per ripartire in modo non distorto o distorsivo il gettito delle varie imposte, tasse , accise etc? Solo un esempio e non certo il più qualificante: siamo proprio certi che il 18% dell'introito fiscale derivante da lotto e lotterie "provenga" dalla Lombardia. Ovvero in che modo si identifica il "luogo di provenienza"? E che dire dire della allocazione geografica del gettito IVA, ovvero è allocato in base alla regione di residenza del dichiarante o in base alla regione di consumo o ripartito per fasi ? E qualcuno pensa alle implicazioni ammininistrative o ai costi per le imprese per la introduzione di dichiarazioni "regionali"? Qualcuno ha memoria di come veniva determinata la tassa "focatica" : per gli oppositori riconosciuti e per i sodali delle maggioranze?. Un caro saluto Carmine Meoli

  • Iva imposta federale
    Nome: enzo  Data: 16.05.2008

    Le motivazioni alla base delle attuali proposte definite di “federalismo fiscale”, sono di carattere politico e non tecnico. Una parte politica ritiene "giusto" che i territori più ricchi, che conseguentemente versano maggiori imposte, trattengano una parte maggiore (la quantificazione di questa parte è il prossimo problema del governo) di queste imposte. Ritengono inoltre che i territori "più ricchi" siano anche "più efficienti" delle altre regioni e dello Stato centrale nel gestire le risorse. La conseguenza è che le regioni trattengano una parte cospicua delle entrate tributarie generate dal territorio e le stesse decidano come spenderlo. Il principale problema, si dice, è che molte regioni, in particolare quelle del sud, non avrebbero le risorse necessarie. In realtà regioni come la Valle d’Aosta o province come il sud Tirolo si troverebbero in una situazione di drastico cambiamento, ricevendo, attualmente, un abitante di queste regioni a statuto speciale più trasferimenti dalla stato centrale che un calabrese; tuttavia le prime al contrario della più povera Calabria sono tutelate da accordi internazionali di cui non si potrà non tener conto. Ritengo che fra tutte le imposte, quella più federalista caratterizzata da una forte disparità fra nord e sud di capacità produttiva e di reddito, sia l’Iva. Infatti la disparità tra nord e sud è maggiore nella capacità produttiva che nei consumi. Se un abitante del nord produce 100, uno del sud produce 60, ma se un abitante del nord consuma 100 un abitante del sud consuma 80 (non ho dati sottomano ma credo che queste proporzioni rendano l’idea). L’Iva, rispetto ad altre imposte, creerebbe un impatto negativo minore per le regioni del sud anche restando nel territorio che l’ha generata. Un altro aspetto che renderebbe l’Iva “più equa” è che buona parte dei consumi dei cittadini del sud riguarda prodotti provenienti dal nord; in questi casi, ogni volta che un consumatore del sud paga l’Iva egli paga un imposta per un reddito che va al nord.

  • l'abolizione dell'ici ed il faderalismo fiscale
    Nome: umberto carneglia  Data: 15.05.2008

    Mi domando se l'abolizione dell'ici sulla prma casa non vada in direzione opposta al federalismo fiscale. Questo provvedimento, sicuramente non prioritario, lascera' i Comuni a secco, e quindi verosimilmente richiedera' l'interevento sostitutivo della fiscalita' generale. Se le cose andranno cosi' , a finanziare i Comuni non saranno risorse locali ma risorse nazionali centrali, cioe' il contrario del federalismo fiscale. Non essendo un esperto del ramo posso sbagliare, ma la mia impressione e' questa.Mi domando come mai il Centrodestra abbia proposto una cosa del genere.

  • Quale modello di perequazione e di federalismo fiscale ?
    Nome: antonio petrina  Data: 15.05.2008

    MA come si fa a dire che le regioni virtuose allargano i costi per pagare le regioni povere, quando con questo sistema di federalismo già le regioni sciupone non fanno nulla per ridurre i disavanzi nella sanità ( vedi LAzio e BAsilicata) e poi si grida allo scandalo perchè la Lombardia pone dei vncoli alla ridistribuzione delle risorse con il fondo perequativo stabilito dalla costitiuzione? Una cosa però è aiutare le regioini povere ed un'altra quelle che scialaquano la spesa pubblica ed i nostri figli erediteranno le spese fino alla quinta generazione ! Per queste ragioni una modifica del fondo erequativo a fiini di solidarietà si impone ed un accordo bipartisan è auspicabile tra tutti i riformisti volenterosi di vario colore politico! Ieri su IL Sole 24 ore del 14 maggio si pubblicava che la Lombardia con luna quota del'Iva del suo territorio e con la compartecipazione irpef minima raggiungerebbe il doppio delle attuali risorse : sembra troppo per la ricchezza di una regione? Non credo ,perchè il resto al 50% dei tributi andrebbe per la solidarietà ( leggi : fondo perequantivo) e con vincoli di destinazione alle regioni povere ma virtuose che hanno.

  • Prima l'efficienza
    Nome: daniele  Data: 15.05.2008

    Nessuna perequazione sarà mai possibile né accettabile se: a) non si trova il modo di legarla all'efficienza del sistema di riscossione che sta alla base del calcolo della "capacità fiscale". Non è infatti sostenibile (politicamente) che si chieda territori che sono più ricchi ma che registrano livelli di evasione (in termini proporzionali, non assoluti) largamente più bassi di cedere quota della ricchezza se i territori più poveri ("a minor capacità fiscale") non sono in grado di raccogliere almeno il "dovuto". b) se i costi di servizi e prestazioni - e la loro efficacia - non sono almeno paragonabili tra regioni a maggiore o minore capacità fiscale. per intenderci: non è ammissibile che la raccolta dei rifiuti in campania abbia un costo pro capite più alto che in tutto il paese con i risultati che tutti possiamo vedere e si chieda anche che quel costo venga sostenuto "per solidarietà" dai territori che spendono meno e dispongono di un servizio che funziona. Ci si adegui ai costi, si ottengano risultati e, allora e solo allora, si pretenda di far coprire ad altri la parte per cui le risorse non sono necessarie. Cordiali saluti, daniele, milan

  • Aliquote
    Nome: carlo la bella  Data: 15.05.2008

    Ad occhio mi sembra una soluzione semplicistica, ma a volta sono le cose semplici quelle percorribili. Sono favorevole almeno alla sperimentazione del federalismo fiscale quale mezzo di stimolo per un livello di progressso e civiltà più omogeneo tra le aree e tra le regioni. Ipotizziamo quanto suggerisce la Costituzione che ognuno contribuisce secondo capacità e lasciamo che le regioni siano persone giuridiche che riscuotono tutte le gabelle dai cittadini. Dalla raccolta verseranno a Roma il secondo scaglione irpef e la quota del rimborso del debito e con il resto manderanno avanti la spesa della regione. Se non bastano si daranno da fare per scovare gli evasori. Loro li conoscono. Altrimenti i cittadini se la prenderanno con la regione ladrona e non li eleggeranno più.

  • Responsabilità civile
    Nome: Luca  Data: 14.05.2008

    Se ogni amministratore pagasse a proprie spese, soprattutto economicamente, per gli errori che commette, non avremmo bisogno di fare alcun federalismo. Con il federalismo, tenuto conto che dovrà comunque alimentarsi un fondo perequativo, le regioni virtuose aumenteranno i costi per ridurne il versamento. Le risorse ritorneranno immediatamente in regione. La Lombardia, infatti, pare abbia il più alto numero di cariche politiche ben retribuite.

  • Davvero un utile terreno di confroto
    Nome: Ettore Jorio  Data: 14.05.2008

    Fino a quando si continuerà a dare per scontata l’esistenza di un nodo nord-sud da sciogliere, si rimarrà prigionieri del problema. Necessita, invece, un (ri)concepimento culturale del federalismo fiscale, tanto da erigerlo a modo di fare nazione. Occorre pervenire ad una individuazione del suo reale funzionamento, sì da rifondare l’idea-progetto del finanziamento pubblico, per far sì che si assicuri comunque l’esigibilità dei Lep afferenti i diritti civili e sociali. Un tale rinnovamento dovrà passare attraverso un diverso concepimento tesoro pubblico produttivo, garante dell’unità sostanziale della Repubblica, ancorché compartecipato dai ceti più a reddito (artt. 2 e 53 Cost). Di contro, si avverte la tendenza a monetizzare solo i metodi del confronto, estremizzando il significato di federalismo fiscale in termini di percentuali compensative. Bisogna distogliere l’attenzione dalle ricchezze che si trattengono e preoccuparsi di più di quali risorse si rendono disponibili per il benessere collettivo. Come dire, vanno prima individuate le funzioni/attribuzioni da assegnare alle regioni, da garantire con la perequazione solidale, piuttosto che interessarsi di trattenere più risorse

  • Il triangolo no....
    Nome: Marco Esposito  Data: 14.05.2008

    Sono un napoletano agiato e pago molte più tasse della media dei contribuenti del Nord. A chi verso le tasse? Fino a prova contraria allo Stato centrale e non alla Regione Campania. Lo Stato può decidere con legge che una quota dell'Irpef resti alle Regioni di residenza (e che le Regioni possono modulare entro certi limiti le aliquote). E sempre lo Stato può decidere che nel caso in cui le entrate così fissate non riescano a coprire i costi standard di determinati servizi essenziali, come la sanità, ci sia un fondo di perequazione che integri le risorse. Tale fondo è alimentato non, come si vuol far credere, dalle Regioni del Nord, bensì dai contribuenti che versano più imposte. Ovvero da persone (o aziende) agiate come me. Il modello cosiddetto orizzontale prevede che io ricco del Sud versi le tasse a Roma, che le gira a Milano in base alle rilevazioni sui consumi e poi obbliga Milano e versarne una parte a Napoli per perequare. Non è troppo complicato? Vorrei che l'autore mi spiegasse perché a suo parere quando verso le tasse sono italiano e quando ricevo servizi divento un napoletano che deve ringraziare i milanesi.