
Per essere utile il prestito ponte dovrebbe essere risolutivo per le sorti di Alitalia. Preludere cioè dell'arrivo di un acquirente certo. A queste condizioni neanche Bruxelles avrebbe da ridire. Alla compagnia serve non solo un partner finanziario, ma anche un partner industriale solido. Il socio finanziario dovrebbe immettere soldi freschi, quello industriale essere in grado di inserirla in uno dei grandi network europei. Air France rispondeva a entrambi i requisiti. Non altrettanto si può dire dei nuovi pretendenti. Soprattutto se tra questi c'è Sviluppo Italia.
Penso che la strada intrapresa porti solo ad un prolungamento dell'agonia di Alitalia. Ho la forte convinzione che tra qualche anno la compagnia si ritrovi nelle medesime se non peggiori condizioni, dopo essersi divorata ulteriori capitali. Ad oggi, secondo il mio modesto parere, la soluzione Air France resta la migliore tra quelle fino ad ora palesatesi, peccato che qualche mente eccelza l 'abbia pensata diversamente. La compagnia franco-olandese possiede i requisiti tecnologici e di competenza di settore indispensabili per poter rilanciare la compagnia di bandiera italiana in campo internazionale,dava "garanzie" che pochi, e ad oggi nessuno,riescono ad eguagliare.Inoltre le assicurazioni a tutela di coloro che sarebbero stati investiti dagli indispensabili tagli del personale ,per quel che ricordo, erano di tutto rispetto e un ruolo forte, a mio avviso in negativo,lo hanno avuto i sindacati.Staremo a vedere,ma sono tutt' altro che fiducioso.
Segnalo che il punto "b" delle premesse è errato: le "esigenze territoriali" non possono essere quelle della Lombardia dal momento che AZ ha proceduto al de-hubbing su Malpensa. Saranno forse quelle del Lazio dove si concentra il 90% del personale della compagbnia e dove, con AdR, AZ genera circa l'11% del Pil regionale. Le "condizioni vessatorie" imposte dai concorrenti a Bruxelles nella concessione del primo prestito-ponte del 2005 si sono tradotte - anche per inettitudine negoziale del governo Prodi - in "condizioni vessatorie" poste direttamente dal concorrente Air France nell'acquisto. Come definire diversamente il sostanziale "congelamento" del mercato del trasporto aereo italiano con la richiesta perentoria di un blocco "de facto" della rinegoziazione dei trattati bilaterali? O la clausola di recesso al 2010? AF-KLM sarebbe stato certamente il migliore acquirente, ma a quele condizioni è stato molto opportuno che la trattativa sia saltata. Forse sarebbe meglio andare a fallimento, diversamente il prestito si impone per concedere ad altri di valutare a fondo i conti della compagnia come hanno già potuto fare i franco-olandesi.
Ma siamo proprio sicuri che salvare Alitalia sia opportuno?Io sono nazionalista e sono disposto a sostenere l'italianità della compagnia di bandiera, ma ai livelli operativi attuali un prestito ponte ha senso solo se si materializza immediatamente una nuova cordata con un piano industriale credibile.Sottoscrivere un nuovo indebitamento da rimborsare entro pochi mesi in completa assenza di certezze ritengo sia quasi una forma di masochismo.Sviluppo Italia non mi sembra il partner adatto alle esigenze gestionali della compagnia, preferirei che si attenesse strattamente ai suoi compiti istituzionali che sono già così complessi, variegati e legati allo sviluppo di un territorio che ha ben altro a cui pensare che non al salvataggio di Alitalia.
Il primo atto su Alitalia del nuovo primo ministro fa impallidire pensando a quello che potrà essere nei prossimi anni. Solito atteggiamento nei confronti della UE, solito presappochismo: l'Alitalia la comprano le FFSS (come se bastasse essere nel business del trasporto per essere in grado di gestire Alitalia). Seriamente invece l'articolo pone le giuste dimensioni del problema: know-how nel settore e connessioni internazionali. Allora diventa prioritario pensare ad una ulteriore soluzione: Nuovo Piano industriale con alleggerimento del personale in esubero, Piano di gestione nazionale degli esuberi (ecco che potrebbe essere utile Sviluppo Italia), Piano di intervento di un consorzio di banche Italiane ma anche straniere con un progetto di durata temporale coerente con il Piano Industriale, creazione di una nuova società che valorizza il know-how accumulato all'interno dell'azienda e partnership con Airfrance. Potrebeb essere la soluzione che salva italianità, dà remunerazione ai capitali investiti dal consorzio di banche, proietta l'azienda (con la partnership) nel core-business dell'attività, restituisce alla cultura aziendale la giusta dignità.
Chi conosce le norme UE in materia di aiuti statali alle imprese sa bene che il prestito ponte all'Alitalia è un aiuto bello e buono. Sarebbe stato pertanto necessario notificarlo alla Commissione prima della sua erogazione, per cercare di ottenere una (improbabilissma) dichiarazione di compatibilità ai sensi dell'art. 87.3 tratt. CE. Averlo deciso unilateralemente comporterà senza dubbio l'apertura della procedura d'esame da parte della Commissione, procedura che verosimilmente si concluderà con l'ordine di sopprimere l'aiuto e di ottenerne il rimborso da parte di Alitalia o del suo futuro acquirente. Ma questo al Governo non interessa. Chiunque sarà questo acquirente dovrà accollarsi anche l'obbligo di rimborsare il prestito, comprensivo di eventuali vantaggi per interessi inferiori a quelli di mercato. L'importante era concedere una boccata di ossegino. Quello che il Governo italiano non ha considerato è che la Commisisone potrebbe ingiungere la sospensione e il recupero immediato del prestito e rivolgersi subito alla Corte di giustizia per ottenere un'ordinanza provvisoria a carico dell'Italia.
Molto interessante un'articolo apparso sull''economist, iniziava dicendo: "Questa mattina, ogni italiano (Neonati compresi), si e' svegliato scoprendo di aver appena prestato 7.5 euro ad una azienda in fallimento........." A me sembra evidente che il vostro tergiversare sulle tecnicalita' delle leggi europee sugli aiuti di stato sia un triste tentativo di camuffare la realta': non e' stato un errore di gestione, semplicemente un furto.
"quanto al pericolo di gravi turbamenti sociali (dell’ordine pubblico), qualunque crisi aziendale comporta drammatici problemi, che però l’Unione Europea e il buonsenso testardamente suggeriscono che andrebbero gestiti non mantenendo in vita l’impresa a suon di sussidi ma con ammortizzatori sociali (settoriali) o altro." Con la logica del chiedere aiuti di stato "per motivi di ordine publico" non crea un precedente per incitare alla "lotta dura senza paura" (blocchi stradali, roghi di copertoni, scontri) in ogni caso di crisi aziendale? Una volta dimostrato il rischio per l'ordine pubblico si può fare anche quello che l'Unione Europea vieterebbe, quindi "vedere cammello" (in questo caso il fumo dei lacrimogeni), "avere soldi", per citare qualcuno.
Il fatto è che alla gente comune non si spiega che controllare gli aiuti di Stato significa impedire ai Governi di giocare coi soldi della gente comune per mantenere in vita imprese nazionali inefficienti a scapito di imprese efficienti nazionali o di altri Stati comunitari. Viaggio solo più con compagnie aeree low cost, o con compagnie degne di Paesi sviluppati; non viaggio più con Alitalia ma so bene che continuo a pagare per Alitalia. E i nostri Governanti hanno intenzione di continuare a farci pagare cara la sopravvivenza della compagnia. ...Sempre che la UE non ci dia una mano a dire basta a questi sprechi di risorse.
Riguardo alla minaccia rivolta alla Ue da Berlusconi, di far comprare la compagnia di bandiera dallo Stato attraverso le Ferrovie o Sviluppo Italia, qualcuno può cortesemente avvertire il Premier in pectore che lo Stato è già, o meglio ancora, proprietario di Alitalia (al 49,9%)? In questi mesi lo Stato ha tentato, inutilmente, di venderla!