
Le idee di Tremonti, pur utili per conquistare consensi elettorali, non lo sono altrettanto per risolvere i problemi dell'Italia. Perché la Cina è ormai una grande potenza commerciale e politica, un enorme mercato di sbocco per le imprese europee e perché dell'importazione dei suoi beni a basso costo beneficiano in tanti. E poi anche altre economie subiscono la concorrenza cinese, ma è la nostra a crescere di meno. Per carenze e inefficienze tutte italiane. Da queste un governo dalla solida maggioranza dovrebbe partire per ridare fiducia a lavoratori e imprese.
Da elettore di centrosinistra a volte mi auguro di vedere una destra alla Tatcher. Vorrei vedere gli ordini professionali aboliti o ridotti a migliore efficienza, vorrei vedere concorrenza tra banche assicurazioni servizi di vario genere; ma non ci accorgiamo che la struttura distributiva di questo paese dai carburanti agli alimentari è 'inefficientissima' oltre che utile a garantire rendite di posizioni ai vari anelli della catena. Perché il latte in polvere e i medicinali in Germania costano la metà che qui? Perché il latte è pagato agli allevatori pochi centesimi? Perché le quote latte? A che servono alcuni servizi dei notai? L'unico mercato liberalizzato in Italia è la manodopera. Il problema non è la Cina, ma è questo paese che ha regole arcaiche feudali e la destra persegue l'obiettivo di rinsaldare un blocco conservatore antiliberale. Sembra un paradosso ma è così. Magari ci fosse la Tatcher avremmo poi (forse) Blair. E qualche euro in più.
Sarebbe interessante a riguardo avere una risposta dall'ormai neo ministro dell'economia per capire come intende affrontare realmente i problemi dell'economia italiana, visto che la ricetta proposta risulta oggettivamente impraticabile...
Dazi, contingenti sono assolutamenti inutili in un'economia globale come l'attuale. La concorrenza cinese,indiana ecc.,delle economie del basso costo della mano d'opera si combattono con la richiesta ed il controllo di conformità alle normative comunitarie di sicurezza dei prodotti, con lo stop effettivo delle dogane all'importazione dei prodotti contraffatti,ordinati dagli italiani e/o CEE, con il made in italy stampato sui prodotti stessi. Non si consenta il " made in italy " ai prodotti solo imballati in Italia. Si nomina il sig.L.Montezemolo ad ambasciatore del " made in italy ".Ma tutto l'abbigliamnto marcato " Fiat ", " Ferrari " ecc.ecc. dove viene prodotto, se non in Cina?
Vedo con piacere commenti di segno diverso. Con grande piacere, perché il problema "dazi" è diventato ormai impossibile da affrontare seriamente e serenamente. Oggi chi non è liberoscambista al 100% viene guardato come un sorrisetto di compatimento, quando non apertamente accusato di essere un ignorante, un cretino o un irresponsabile che vuole impoverire il paese. Per fortuna esistono eccezioni, soprattutto all'estero. Nel blog di Dani Rodrik ci sono molti interventi interessanti, in particolare uno del 26 aprile 2007 intitolato "Trade and procedural fairness". Maurice Allais, invece, che è un economista al 100% liberale, nei suoi scritti - peraltro di difficile reperibilità - attacca l'idea stessa di vantaggio comparato con argomentazioni molto lineari, che potrebbero dare adito a discussioni stimolanti se esistesse una pur minima disponibilità al contronto. Chiudo con un economista liberal, quel Paul Krugman che dieci anni dopo "Un'ossessione pericolosa" ha cambiato idea e ha riconosciuto che gli effetti del libero commercio sulla distribuzione del reddito nei paesi ricchi non sono minimi come si era creduto ma " notevoli e crescenti" .
Mi sembra di stare ancora a sentire le lezioncine sulla mano invisibile che mi hanno propinato durante gli studi universitari e di specializzazione all'insegnamento. Per carità non sto dicendo che la mano invisibile sia banale (anzi tutt'altro) ma che è banale come viene semplicisticamente presentata. Mi insegnerà che il mercato funziona solo dove c'è perfetta informazione: allora la soluzione non sarebbe di certo il protezionismo ma perlomeno la protezione del consumatore che deve essere informato sia circa la provenienza effettiva delle merci, sia se ci sono delle merci pericolose per la salute o che non corrispondono ai canoni che il consumatore si aspetta. Un'altra forma di protezione dovrebbe essere quella dalla concorrenza sleale di imprese asiatiche che sfruttano i lavoratori e non offrono nessuna protezione ai lavotari per quanto riguarda la sicurezza fisica e la tutela assistenziale: l'UE dovrebbe aumentare i controlli e studiare una qualche forma di protezione da questa concorrenza sleale.
L'articolo sottolinea evidenti limiti del pensiero tremontiano, che però, purtroppo, sono in sintonia con istinti profondi del nostro Paese. Il corporativismo autarchico, rivisto in salsa democristiana nel dopoguerra, ha prodotto un italiano medio che non comprende quanto male facciano, e non solo all'economia, dazi e chiusure alle frontiere. Il famoso "Il buongoverno" di Einaudi non ha invece nutrito allievi, se non, forse, nelle università. I facili attacchi al liberismo riscaldano i cuori e molti, digerendo male gli studi economici sui limiti del mercato, ne traggono la conclusione che esso va abbandonato come meccanismo allocativo. E' facile e comodo attaccare il "cinismo cinese", che tutto sacrifica al proprio successo nell'export, ma questo atteggiamento denuncia spesso una carenza di fiducia nel modello occidentale di società: prima o poi i nodi della via cinese allo sviluppo verranno al pettine, speriamo senza scossoni violenti. Credo che non si debba aver paura della Cina, ma molto più del modo in cui noi reagiremo alla sfida da essa posta all'occidente. Quanto ci costerebbe la chiusura? Credo che il prezzo sarebbe troppo alto.
A proposito di” governo dalla solida maggioranza “giova ricordare ciò che ha scritto Giulio Tremonti nel suo ultimo libro “ La paura e la speranza “ : “ Le leggi elettorali premiali … non funzionano più, se come ora devi governare problemi straordinari.. Se hai il 40% dei voti nel Paese e vinci per premio il 55% dei seggi in Parlamento, vinci le elezioni ma non vinci il governo “. Mi pare che i numeri evidenziati dall’autore hanno anticipato la situazione che è scaturita dalle recenti elezioni . Se la sentirebbe ora Tremonti di confermare ciò che ha scritto prima del passaggio elettorale?
Ho apprezzato come sempre la chiarezza dell'articolo e vedo che quasi tutti i commenti concordano sull'inutilità della "tardiva" ricetta Tremonti. Spero solo che il ministro in pectore, resosi conto che non è per niente facile imbrigliare il gigante cinese, mantenga almeno le promesse fatte in campagna elettorale e non si lasci andare a condoni e cartolarizzazioni. Ho un solo appunto da fare: perché prendere posizione sulla ricetta Tremonti solo ad elezioni avvenute? Non sarebbe stato più utile evidenziare prima i punti critici delle idee economiche di Tremonti e del centro sinistra? Altrimenti non ha senso continuare a dire che in questo Paese si va votare senza informazione e da un punto di vista critico. Una buona giornata giornata Giovanni