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LA RESPONSABILITA' DEL FALLIMENTO

di Francesco Giavazzi, Categoria Conti Pubblici, Data 29.01.2008

Il fallimento del governo Prodi non è colpa della cosiddetta sinistra radicale. E non solo per il fatto ovvio che la sua caduta non è avvenuta per opera di questa componente. Era necessario e possibile uno scambio coraggioso fra un liberismo deciso e una forte redistribuzione a favore del lavoro dipendente dei giovani e delle famiglie più in difficoltà. Ma il governo non ha saputo farlo: basta guardare come sono stati distribuiti gli aumenti delle pensioni minime. O chi ha pagato l'abolizione dello scalone.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Parere
    Nome: luigi curioni  Data: 06.03.2008

    La difficoltà di un governo che voglia aiutare i più bisognosi sta nel fatto che le statistiche italiane sono inaffidabili. Quanti sono quelli che risultano incapienti e non lo sono? Quanti sono i pensionati al minimo che continuano a lavorare in nero? Quanti gli artigiani che fatturano una minima parte dei loro lavori? Mancano le case per i giovani: ma quanti sono gli affittuari delle case popolari, figli o nipoti dei vecchi assegnatari? Gente che oggi potrebbe pagarsi un affitto di mercato, gira in Bmw, e magari si lamenta anche della scarsa manutenzione delle loro case. Un'esperienza personale: un appartamento signorile degli anni 30 a Milano in zona vecchia fiera, in base al catasto milanese risulta di minore valore di un bilocale del 60 nella periferia di Genova! E quando Visco dice che bisogna rivedere il catasto (e quini l'Ici) si grida allo scandalo e, anzi, si deve abolire l'Ici a tutti!
    grazie
    luigi curioni

  • Conti pubblici
    Nome: mario lago  Data: 16.02.2008

    Chiunque vincera le elezioni non ha nessuna possibilita, oltre la capacita, di ridurre il deficit dello stato. La macchina pubblica, la giustizia,etc in gran parte e incapace a modernizzarsi inquanto nel ns DNA, il pragmatismo e la capacita di seguire un obiettivo per ottenere il risultato lavorando in équipe, semplicemente non siste. L''educazione familiare e la formazione nelle scuole in generale non prepara dei cittadini capace di affrontare le difficolta con realismo. L'unica solzione potra essere : L'Italia esce dall'Euro per un periodo di 3/5 anni e svalutando la nuova Lira massicciamente riducendo cosi il debito con una forte inflazione alla SudAmericana tanto per intenderci. Dopodiche se riusciremo a comportarci seriamante potremo rientrare nell'Euro e riprendere il camino su basi diverse.. In fondo non siamo poi cosi differenti dagli Argentini!

  • Troppa sociologia
    Nome: lodovico malavasi  Data: 14.02.2008

    Più semplicemente perchè non aveva i numeri e la squadra era una accozzaglia di individui troppo diversi uno dall'altro: per generazione, per cultura, per ambienti frequentati. A questo si può aggiungere la lentezza dell'azione politica, sempre alla ricerca del consenso di confindustria e dei sindacati e la difficile comprensione dei suoi atti di cui si sarebbe vista la logica in futuro. Mi auguro che veltroni sia più chiaro, ma non mi sembra.

  • Come ripartitre?
    Nome: Salvo Andolina  Data: 05.02.2008
    Il Prof. Giavazzi ha perfettamente ragione; il problema è che il parlamentarismo esasperato impedisce ad un governo di uscire dai vecchi schemi e di proporre forme nuove di aggragazione.Il nostro paese è spaccato perchè l'intera classe politica non ha un minimo progetto di rilancio e perciò preferisce buttarla nella rissa e nella demagogia.Le alleanze sono modellate sulle esigenze personali anzichè sui programmi L'Italia ha bisogno di un completo rinnovamento della propria classe dirigente (Politica, sindacale, Imprenditoriale, Universitaria) in modo da poter sanare i guasti combinati ( sia a livello economico che istituzionale) da una generazione egoista ed inconcludente.
  • Fallimento
    Nome: Giuseppe Caffo  Data: 01.02.2008

    Apprezzabile e molto incisivo l'articolo.Ma a mio avviso lo "scambio coraggioso", in Italia del tutto auspicabile, prevede un governo forte e autorevole numericamente e politicamente. Prodi con una maggioranza esile e poco coesa non ha avuto nessuna possibilità (e forse capacità) di predisporre politiche forti e autorevoli. Non credo che il problema sia di destra o di sinistra. Speriamo che il prossimo governo avrà la consapevolezza che lo "scambio coraggioso" è indispensabile al progresso del nostro Paese e avrà la forza per attuarlo.

  • Aumento pensioni minime
    Nome: Mario Zen  Data: 31.01.2008

    Non sono d'accordo che nella distribuzione degli aumenti si sia tenuto conto degli anni di contributi versati. Si trattava di distribuire risorse previdenziali, non fiscali. Se si vuole combattere la povertà si devono usare risorse fiscali, non previdenziali. E' giusto che la gente comprenda che la sua pensione futura sarà proporzionale a quanto ha versato e non da misure politiche favorite da lobby. Si metta poi nei panni di chi ha versato contributi per 40 anni e si vede dare lo stesso aumento di chi ne ha invece versati per 15 anni, lavorando - magari - in nero per il resto della sua vita.

  • Liberismo sociale
    Nome: umberto fossali  Data: 31.01.2008

    La distribuzione delle risorse a pioggia non risolve i problemi dei ceti deboli e sembra piu' uno spot elettorale che una manovra sociale; il vero problema è garantire una protezione sociale ai ceti deboli e spingere sul liberismo una volta garantita questa protezione; spingere sul liberismo pero' vuol dire eliminare i tabu' della uguaglianza sociale da raggiungere conla redistribuzione del reddito. complimenti a prof.Giavazzi per le sue analisi lucide e piene di buon senso

  • La responsabilità del fallimento di F. Giavazzi
    Nome: Piero Bini  Data: 30.01.2008
    L'attuazione di uno "scambio coraggioso fra un liberismo deciso e una forte redistribuzione" è un'idea interessante che oltretutto presenta il pregio di smuovere le acque stagnanti dell'attuale dibattito di politica economica in Italia. A differenza di quanto Giavazzi forse ha inteso sostenere, ritengo tuttavia che una simile operazione risulti maggiormente in linea con un programma (potenziale) di un rinnovato centro-destra al governo, piuttosto che di un centro-sinistra che si emancipa dai propri errori. Detto questo, c'è però da chiedersi se una simile strategia potrà essere possibile, e se sì, fino a che punto potrà essere attuata. Una forte redistribuzione dei redditi in una fase in cui il PIL non cresce è destinata a produrre forti contestazioni politiche e sociali provenienti da varie parti, ivi incluso quelle sindacali. D'altra parte, difficilmente la nostra finanza pubblica potrà assecondare una tale operazione redistributiva. In conclusione: a me piace l'idea di Giavazzi. Ma: sarà possibile? sarà sufficiente?
  • Sinistra e veri poveri
    Nome: martino  Data: 30.01.2008

    A me sembra invece, e proprio che lo "scambio coraggioso fra un liberismo deciso e una forte redistribuzione a favore del lavoro dipendente dei giovani e delle famiglie più in difficoltà" sia stato impedito proprio dal sindacato e dalla sinistra radicale che, in italia, non difende i poveri (intesi come eredi dei proletari) bensì posizioni ideologiche - la sinistra italiana ha notoriamente in odio la famiglia, questo è evidente - che finiscono per tutelare i dipendenti, anche pubblici, che già sono ipertutelati (sebbene anche ipertassati, forse). in proposito concordo con la proposta del prof. giavazzi secondo cui anche i dipendenti dovrebbero pagare direttamente, e senza sostituto, le imposte così da rendersi conto del prelievo. mi domando, da elettore non ideologico, le riforme profonde chi le farà?

  • Più precise ragioni della "caduta"
    Nome: valentino compagnone  Data: 30.01.2008

    La "caduta" invero è dovuta alla ristettezza del margine della maggioranza al Senato incapace di buffering erosioni della maggioranza stessa (Mastella \Dini), altra questione è lo scarno bilancio che La Voce sottolinea di una azione di governo confusa e sempre insoddisfacente, incalzata, aggiungiamo noi, da diatribe interne e una demagogia della opposizione implacabile, il tutto condito,in partenza, da una mancanza di leadership della coalizione.