Più opportunità e occasioni di lavoro ai meritevoli
Nome: Ing. Giovanni RossiData: 24.04.2008
Io credo che l'inefficienza del pubblico impiego, sia una vera tragedia per il nostro paese, e ne sono testimone diretto come docente e libero professionista. Il tasto dolente è sempre lo stesso; una classe dirigente ai vertici delle amministrazioni pubbliche e degli enti locali, fatta essenzialmente da incapaci e spesso corrotti, assunti con clientele politiche e la complicità del sindacato che ha smesso da molto tempo di vigilare sull' operato degli amministratori a tutela del pubblico interesse, primo tra tutti quello dei cittadini. In questo contesto l' aumento della precarietà tra i giovani è anche il frutto della sostanziale inamovibilità ed impunità dei dipendenti fannulloni, che dovrebbero lasciar posto ai giovani e ai più capaci. Quando questo paese avrà ritrovato la forza e l' autorevolezzza in una nuova classe dirigente forse potremo tornare a guardare con ottimismo al suo futuro e alle giovani generazioni.
LEGGE 30
Nome: FilippoData: 26.02.2008
In merito alla sua risposta in cui cita le circolari attuative forse dimentica che il programma del governo Prodi non prevedeva una attuazione della legge 30 mediante circolari espicative ma una sua abrogazione. Il ministro avrebbe potuto studiare una proposta di legge alternativa che valorizzasse il lavoratore come risorsa umana e non come mezzo soggetto a scadenza. Non nego che ci siano stati miglioramenti (piccoli segni che indicano una direzione come le dimissioni on line che presto entreranno in vigore) ma il problema è se si vuole continuare su questa visione del lavoratore. Non siamo un paese in via di sviluppo: oramai occorre incentrare l'attenzione sul lavoratore come persona e non sul lavoro come lei indica nel suo titolo. Basta con le regolette semplicistiche che si propinano alle matricole all'università: non è sicuramente il suo caso ma mi stupisco come molti studiosi non siano in grado di elaborare nuove terie rispetto a quelle (seppur affascinanti e valide per alcune situazioni) risalenti a 200 anni fa.
Legge 30
Nome: Marco CampedelliData: 15.02.2008
Egr. Ichino, lei da tempo tesse le lodi della legge 30 in quanto misura di contrasto dell'abuso del lavoro precario. Premesso che le norme per contrastare il lavoro precario esistevano prima della legge 30 e sarebbe bastato applicarle, le faccio anche notare come le libro bianco lo stesso prof. Biagi mettesse in guardia contro questo genere di abusi e che nel testo originale fossero previsti strumenti di controllo e di contrasto all'applicazione fuori controllo delle norme contenute in questa legge. Il problema vero della legge 30 e' che i regolamente attuativi hanno depotenziato le attivita' di contrasto e controllo dei giudici del lavoro, hanno depotenziato gli organici dei medesimi ispettorati, non hanno istituito quell'osservatorio sugli effetti della legge che pure nel libro bianco era previsto ecc. Quindi questa legge, caro Ichicno, avra' anche degli aspetti positivi (per i datori di lavoro che abusano dei lavoratori) ma non mi venga a dire che essa non e' stata usata come strumento di vessazione nei confronti dei precari e come vi sia stata altresi' una sistematica applicazione di questa legge in tal senso.
Risposta:
Le due circolari emanate dal ministro del Lavoro del Governo Prodi, Cesare Damiano, in materia di collaborazioni continuative autonome e lavoro a progetto - precisamente le circ. n. 17/2006 e n. 4/2008 - sono entrambe interamente incentrate sull'applicazione degli articoli 61-69 della Legge Biagi: come si spiegherebbe ciò, se queste norme non servissero per combattere gli abusi? D'altra parte, prima di queste norme le collaborazioni continuative autonome non erano soggette ad alcuna restrizione (né ad alcuna disciplina protettiva), tranne quella del carattere genuinamente autonomo della prestazione lavorativa; e l'esperienza aveva ampiamente mostrato quanto fosse difficile per gli ispettorati dello Stato e dell'Inps combattere gli abusi dimostrando in giudizio il carattere subordinato invece che autonomo delle prestazioni lavorative dei co.co.co. Del resto, la condizione di sostanziale dipendenza del lavoratore nei confronti dell'impresa può verificarsi anche quando la sua prestazione ha effettivamente i caratteri giuridici dell'autonomia. E' solo con la Legge Biagi che è stato vietato il ricorso alle collaborazioni autonome continuative (anche se a termine) per soddisfare interessi continuativamente propri dell'attività ordinaria dell'impresa. Ed è infatti essenzialmente proprio su questa innovazione legislativa che il ministro del Lavoro Damiano ha potuto far leva nelle sue due circolari.
Lavoro temporaneo (cosiddetto interinale)
Nome: giuseppe musolinoData: 09.02.2008
La nuova legge sul welfare ha "dimenticato" di tutelare i lavoratori assunti con contratto a termine dalle società di lavoro interinale. Risultato n. 1: diminuiranno le assunzioni a tempo determinato effettuate direttamente dalle aziende ed aumenteranno quelle intermediate dalle agenzie private. Risultato n. 2: a parità di prestazioni lavorative, le condizioni complessivamente riconosciute al lavoratore potrebbero peggiorare; i costi aziendali cresceranno certamente. Le grandi multinazionali e le centrali cooperative che gestiscono in Italia il business del lavoro interinale ringraziano calorosamente.
Lavoro
Nome: salvatoreData: 07.02.2008
Caro Prof. Ichino lei non vuole migliorare le condizioni di lavoro dei precari, ma precarizzare anche il lavoro che oggi è stabile, a tutto vataggio dei profitti delle aziende che contrariamente ai redditi da lavoro dipendente in questi anni sono aumentate. Si presenti con la destra!
Risposta:
Applicare a tutti i lavoratori italiani un regime di protezione allineato con quelli dei maggiori Paesi europei, eliminando la giungla degli attuali lavori di serie B, le sembra un programma di "precarizzazione del lavoro stabile"? (p.i.)
Ma la sostanza non cambia..
Nome: VittorioData: 06.02.2008
Non vedo interventi incisivi, a parte una azione congiunta da parte del Ministero e dell'INPS contro le collaborazioni a progetto (che poi l'inasprimento dell'aliquota servirà solo a fare cassa..). L'azione di Governo nel campo delle riforme sul Lavoro è stata inconsistente. Il precariato resta un problema (la disciplina del contratto a termine non importa nulla di eccezionale: voglio sapere quale datore di lavoro che abbia voglia di investire e fatturare assume a tempo determinato una persona per 36 mesi e poi, dopo averlo formato, lo lascia a casa!), la razionalizzazione del sistema previdenziale cerca di salvare capra e cavoli senza dare una certezza sul quantum della pensione una volta che toccherà ai giovani e la pressione fiscale (IRPEF) è andata a tassare anche le categorie medio-basse (da 20.000 euro annui). Forse 22 mesi sono pochi per poter giudicare, ma forse è meglio fermarsi qui.
LAVORO
Nome: Fabrizio PauriData: 06.02.2008
D'accordo nel non fare riforme ideologiche, di pura contrapposizione, ma che dire delle differenze di contributi all'interno di contratti a tempo (a progetto e tempo determinato, ad esempio) ? Non mi sembra equo. Né il lavoro flessibile può costare meno di quello a tempo indeterminato.
il cuneo fiscale
Nome: SergioData: 06.02.2008
Tema ampiamente dibattuto sia nella precedente campagna elettorale che nei primi mesi di vita del governo Prodi, poi il silenzio. Che effetto ha avuto lo sgravio fiscale per le aziende e per l'economia ?
Eliminazione dello scalone
Nome: Filippo CrescentiniData: 05.02.2008
L'eliminazione dello scalone era nel Programma ed è stato fatto. Il contrario sarebbe stato molto peggio. Dove trovo un commento di Ichino al Programma dell'Unione che confermasse che il giudizio negativo sull'abolizione dello scalone non è roba fresca?
Risposta:
L'elenco delle prese di posizione pubbliche su questo punto sarebbe troppo lungo. Mi limito a citare l'articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 9 ottobre 2007, nel fuoco della polemica sulla traduzione in legge del protocollo sul welfare. Titolo: "Il tunnel degli errori"; occhiello: "Il governo, il welfare e la legge Biagi". (p.i.)
Il Governo Prodi e il mercato del lavoro
Nome: Luigi ScrivaniData: 05.02.2008
Concordo con il riconoscimento dato a Prodi (oltre alla pazienza mostrata), di non aver demolito la Legge Biagi. Per la verità, l'inutile e ridicola abrogazione delle forme più "precarizzanti", job sharing e staf leasing, era parte del programma elettorale dell'Unione. Qui sta il dramma, il resto é drammatica coerenza! Per venire alle minacce dello staff leasing, i lavoratori con contratto di somministrazione a tempo indeterminato, sono meno di 3.000 e, come si sa, con molte e doverose tutele. Peccato che tanto ardore e accanimento non sia dimostrato, da forze politiche di questa maggioranza, per contrastare uno dei più vergognosi e ipocriti utilizzi della forza lavoro, quella occupata negli appalti dei servizi. Interi settori, nel sociale e nel terziario, sono monopolio di soggetti che sotto lo scudo ambiguo della cooperazione, o quando é pseudo tale, perpetrano uno sfruttamento che solo la voluta cecità dei detrattori ad oltranza della Legge Biagi, fingono di non vedere.
Io credo che l'inefficienza del pubblico impiego, sia una vera tragedia per il nostro paese, e ne sono testimone diretto come docente e libero professionista. Il tasto dolente è sempre lo stesso; una classe dirigente ai vertici delle amministrazioni pubbliche e degli enti locali, fatta essenzialmente da incapaci e spesso corrotti, assunti con clientele politiche e la complicità del sindacato che ha smesso da molto tempo di vigilare sull' operato degli amministratori a tutela del pubblico interesse, primo tra tutti quello dei cittadini. In questo contesto l' aumento della precarietà tra i giovani è anche il frutto della sostanziale inamovibilità ed impunità dei dipendenti fannulloni, che dovrebbero lasciar posto ai giovani e ai più capaci. Quando questo paese avrà ritrovato la forza e l' autorevolezzza in una nuova classe dirigente forse potremo tornare a guardare con ottimismo al suo futuro e alle giovani generazioni.
In merito alla sua risposta in cui cita le circolari attuative forse dimentica che il programma del governo Prodi non prevedeva una attuazione della legge 30 mediante circolari espicative ma una sua abrogazione. Il ministro avrebbe potuto studiare una proposta di legge alternativa che valorizzasse il lavoratore come risorsa umana e non come mezzo soggetto a scadenza. Non nego che ci siano stati miglioramenti (piccoli segni che indicano una direzione come le dimissioni on line che presto entreranno in vigore) ma il problema è se si vuole continuare su questa visione del lavoratore. Non siamo un paese in via di sviluppo: oramai occorre incentrare l'attenzione sul lavoratore come persona e non sul lavoro come lei indica nel suo titolo. Basta con le regolette semplicistiche che si propinano alle matricole all'università: non è sicuramente il suo caso ma mi stupisco come molti studiosi non siano in grado di elaborare nuove terie rispetto a quelle (seppur affascinanti e valide per alcune situazioni) risalenti a 200 anni fa.
Le due circolari emanate dal ministro del Lavoro del Governo Prodi, Cesare Damiano, in materia di collaborazioni continuative autonome e lavoro a progetto - precisamente le circ. n. 17/2006 e n. 4/2008 - sono entrambe interamente incentrate sull'applicazione degli articoli 61-69 della Legge Biagi: come si spiegherebbe ciò, se queste norme non servissero per
combattere gli abusi? D'altra parte, prima di queste norme le collaborazioni continuative autonome non erano soggette ad alcuna restrizione (né ad alcuna disciplina protettiva), tranne quella del carattere genuinamente autonomo della prestazione lavorativa; e l'esperienza aveva ampiamente mostrato quanto fosse difficile per gli ispettorati dello Stato e dell'Inps combattere gli abusi dimostrando in giudizio il carattere subordinato invece che autonomo delle prestazioni lavorative dei co.co.co. Del resto, la
condizione di sostanziale dipendenza del lavoratore nei confronti dell'impresa può verificarsi anche quando la sua prestazione ha
effettivamente i caratteri giuridici dell'autonomia. E' solo con la Legge Biagi che è stato vietato il ricorso alle collaborazioni autonome
continuative (anche se a termine) per soddisfare interessi continuativamente propri dell'attività ordinaria dell'impresa. Ed è infatti essenzialmente proprio su questa innovazione legislativa che il ministro del Lavoro Damiano ha potuto far leva nelle sue due circolari.
La nuova legge sul welfare ha "dimenticato" di tutelare i lavoratori assunti con contratto a termine dalle società di lavoro interinale. Risultato n. 1: diminuiranno le assunzioni a tempo determinato effettuate direttamente dalle aziende ed aumenteranno quelle intermediate dalle agenzie private. Risultato n. 2: a parità di prestazioni lavorative, le condizioni complessivamente riconosciute al lavoratore potrebbero peggiorare; i costi aziendali cresceranno certamente. Le grandi multinazionali e le centrali cooperative che gestiscono in Italia il business del lavoro interinale ringraziano calorosamente.
Applicare a tutti i lavoratori italiani un regime di protezione allineato con quelli dei maggiori Paesi europei, eliminando la giungla degli attuali lavori di serie B, le sembra un programma di "precarizzazione del lavoro stabile"? (p.i.)
Non vedo interventi incisivi, a parte una azione congiunta da parte del Ministero e dell'INPS contro le collaborazioni a progetto (che poi l'inasprimento dell'aliquota servirà solo a fare cassa..). L'azione di Governo nel campo delle riforme sul Lavoro è stata inconsistente. Il precariato resta un problema (la disciplina del contratto a termine non importa nulla di eccezionale: voglio sapere quale datore di lavoro che abbia voglia di investire e fatturare assume a tempo determinato una persona per 36 mesi e poi, dopo averlo formato, lo lascia a casa!), la razionalizzazione del sistema previdenziale cerca di salvare capra e cavoli senza dare una certezza sul quantum della pensione una volta che toccherà ai giovani e la pressione fiscale (IRPEF) è andata a tassare anche le categorie medio-basse (da 20.000 euro annui). Forse 22 mesi sono pochi per poter giudicare, ma forse è meglio fermarsi qui.
D'accordo nel non fare riforme ideologiche, di pura contrapposizione, ma che dire delle differenze di contributi all'interno di contratti a tempo (a progetto e tempo determinato, ad esempio) ? Non mi sembra equo. Né il lavoro flessibile può costare meno di quello a tempo indeterminato.
L'eliminazione dello scalone era nel Programma ed è stato fatto. Il contrario sarebbe stato molto peggio. Dove trovo un commento di Ichino al Programma dell'Unione che confermasse che il giudizio negativo sull'abolizione dello scalone non è roba fresca?
L'elenco delle prese di posizione pubbliche su questo punto sarebbe troppo lungo. Mi limito a citare l'articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 9 ottobre 2007, nel fuoco della polemica sulla traduzione in legge del protocollo sul welfare. Titolo: "Il tunnel degli errori"; occhiello: "Il governo, il welfare e la legge Biagi". (p.i.)