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LA RECESSIONE USA E LA MISERIA DELLA MACROECONOMIA

di Michele Boldrin, Categoria Finanza, / Internazionali, Data 22.01.2008

Le borse cadono per timori legati alla crisi dei mutui Usa. E la bolla immobiliare è da attribuirsi alla politica creditizia praticata, tra il 2001 e il 2004, dalla Fed ed in parte dalla Bce, sulla base di un timore deflattivo ingiustificato.Perché ora dovrebbe essere socialmente utile un'espansione monetaria e fiscale? I mercati interpretano le mosse delle banche centrali come se contenessero informazione privilegiata. Provocando così effetti reali e realmente dannosi. Tagli ai tassi spettacolari e drammatici come quello odierno non servono.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • si raccoglie quel che si semina..
    Nome: Alessandro Sciamarelli  Data: 25.01.2008

    D'accordissimo con la tesi dell'autore. Gli interventi reiterati della Fed (il taglio sui Fed Funds dello 0,75% appena attuato e quello ulteriore, annunciato, dello 0,50%), hanno il sapore di una mossa disperata. Del resto, il paradosso evidente è che la medesima strategia con cui spera di portare fuori dalle secche la congiuntura USA è quella che ha portato le premesse per questo mezzo disastro: i tassi reali negativi tra il 2002 e il 2004 e la corsa sfrenata all'indebitamento privato ed ai bad mortgages. Quando poi Greenspan ha cominciato ad aumentarli, sempre più famiglie non hanno potuto ripagare i mutui ed il mercato immobiliare americano (che teneva in piedi la macchina dei consumi) si è rapidamente avvicinato al collasso. la verità pura e semplice è che gli USA consumano e vivono al di sopra dei loro mezzi e non c'è politica monetaria che possa riparare a un simile eccesso: crescita economica attraverso i consumi, a qualsiasi prezzo (disavanzi mostruosi in conto merci e del bilancio federale), questo è stato il mantra di Greenspan & CO. Molto meglio la vecchia Ue che cresce meno, ma in modo molto più sano e senza simili insostenibili squilibri

  • Crisi USA. Soros stavolta ha tolto il coperchio.
    Nome: federico bigongiari  Data: 24.01.2008
    Replicate al mio intervento dicendo la verità: 'La voce è andata con i piedi di piombo nei commenti alla crisi americana dei mutui.' E' questa prudenza che vi contesto, in quanto denota una grave carenza di analisi che doveva da almeno un lustro spingere ad una critica feroce sull'intero coacervo degli strumenti finanziari americani. Finalmente oggi, assieme alla mia piccola opinione, si affianca quella di Soros che disvela come sia il sistema finanziario americano, sorretto dal potere di signoraggio del dollaro, ad avere le ore contate. Importante che lo capiscano velocemente in molti per chiudere le porte ai dissennati flussi di ricchezza operati dai nostri investitori, in buona fede, sui prodotti finanziari americani. Non dare l'allarme significa impoverire l'Italia come, e molto di più, di quanto accaduto nella crisi Argentina.
    Risposta:

    I redattori de lavoce parleranno per loro. Mi permetta, pero': lei conosce la famosa battuta su quelli che hanno previsto 14 delle ultime 2 crisi finanziarie? Ecco, vede, a volte occorre tenere il track-record delle previsioni. Sulle teorie economiche di Soros, poi e nonostante questa volta sia in parte d'accordo con me, forse dovremo stendere un velo pietoso. Io sono a favore dei vantaggi comparati, ed anche di quelli assoluti: gli speculatori finanziari dovrebbero fare gli speculatori finanziari. Come ci fece notare, fra gli altri, George Stigler, quello dello speculatore e' un utile lavoro se fatto bene e con trasparenza.

  • macroeconomia e realtà
    Nome: Maurizio Bovi  Data: 24.01.2008
    Caro Prof. Boldrin, mi riferisco soprattutto alla miseria della macroeconomia (nello spiegare la realtà). Io non sono in grado di spiegare i fatti a cui lei si riferisce e, comunque, le mie considerazioni sono più generali. A mio avviso, finchè i macroeconomisti non aumenteranno il realismo delle loro assunzioni, la miseria non se ne andrà. Capisco le difficoltà analitiche dei teorici, ma capisco anche che l'obiettivo è spiegare la realtà, non clonare la repubblica delle banane. Tanto per dirne una, è estremamente probabile ed è altrettanto noto che la REH valga molto più in cielo che in terra. Ma, allora, perchè ancora così tanti articoli scientifici (e lezioni) di macro cominciano con simili "as if"? Grazie.
    Risposta:

    Suvvia, che la REH e' il minore dei mali negli orrendi modelli che si utilizzano! Lei capisce che, d'altra parte, spiegare questa ed altre crisi simili attraverso l'ipotesi realista secondo cui "Gli investitori e gli agenti finanziari a volte fanno scelte sbagliate" non sarebbe molto utile per capire la causa sistemica delle crisi, ne' per evitarle. I problemi dei modelli macro stanno chiaramente altrove.

  • una seria analisi
    Nome: MASSIMO GIANNINI  Data: 24.01.2008
    Non è mia abitudine rispondere agli articoli della Voce ma questo di Michele Boldrin mi ha convinto a farlo. Semplicemente per manifestargli tutta la mia stima, benché non ne abbia bisogno. Una visione epistemologica che usi con saggezza il formalismo matematico è sempre benvenuta e putroppo rara. Mi permetto solo di aggiungere una sfumatura al ragionamento di Michele. In un mondo bancario dominato dal moral hazard e dalla adverse selction un monitoraggio serio e credibile da parte delle Banche Centrali, unitamente ad una legislazione penalmente rilevante e sanzionatoria, avrebbero forse maggior effetti di politiche monetarie estemporanee e ambigue. Con stima M Giannini
    Risposta:

    La ringrazio della stima, ovviamente. E concordo al 100% anche con i suggerimenti avanzati. Non avevo ancora letto il suo commento, ed ho scritto cose simili anche io in risposta a precedenti commenti. Solo che lei l'ha detto meglio.

  • questa macroeconomia è misera
    Nome: francesco scacciati  Data: 24.01.2008
    Dite: “la voce, come di consueto non ha dato valutazioni univoche, ma variegate a seconda degli autori.” A me pare che gli autori che scrivono su la voce la pensino tutti allo stesso modo o siano quantomeno tutti della stessa scuola. “I mercati” si aggiustano da sé e solo politiche monetarie sbagliate possono avere effetti negativi, mentre quelle giuste non hanno effetti. So che questa ipotesi va per la maggiore, ma ha un difetto: non sta né in cielo né in terra. Ha invece ragione Giovanni Latorre. L’evaporazione del nemico, militare e ideologico, ha fatto ritenere a capitalisti, imprenditori, rentiers, grossi professionisti che fosse il momento di recuperare, con gli interessi, i denari investiti per vincere la guerra fredda: la distribuzione del reddito è variata, nell’ultimo quindicennio, in misura imponente da salari e stipendi a profitti e rendite, con conseguente caduta della domanda aggregata da un lato ed eccesso di risparmi, da impiegare in qualche modo (con finti alti rendimenti), dall’altra. Le banche centrali se ne sono accorte con grande ritardo e può darsi che i rimedi non servano a molto, ma senza di questi il crack sarebbe clamoroso e incontrollabile. Molti uomini p
  • tra miseria e ottimismo
    Nome: Enrico Gallina  Data: 24.01.2008

    Come il Prof. Boldrin non riesco a vedere il potere taumaturgico di una sana recessione. E a differenza del Prof. Wypolsz non riesco a vedere come : “le famiglie americane riscoprono il risparmio” Perché il consumatore statunitense dovrebbe cominciare a risparmiare nel 2008? - non lo ha mai fatto dagli anni 50 in poi e la psicologia non si cambia nel breve termine - da pochi giorni l’economia USA è governata da tassi reali negativi (CPI Index 2007 (all items) = 4.1% (*), tasso Fed 3.50%) quindi risparmiare equivale a perdere potere di acquisto - la svalutazione del dollaro deprime le importazioni di beni dal RoW ma non quelle Cinesi (che costituiscono 1/3 del trade deficit cioè USD 238 bn su 709 bn a nov07) perché il cambio non è flessibile - la recessione diminuirà ancora il reddito disponibile. Al Prof. Boldrin dico però che un taglio dei tassi di 75 bps che sembra eccessivo diminuisce il peso del servizio del debito delle famiglie. Alla fine tra foreclosure e rientri forzati l’indebitamento delle famiglie diminuirà per forza. Il che è diverso da risparmiare Invito gli accademici a riflettere sul paradigma classico “le famiglie risparmiano, le imprese investono"

    Risposta:

    L'articolo di Wyplosz, come dovrebbe trasparire del mio, io lo condivido. Non credo il problema sia solo di "scarso risparmio delle famiglie USA", ma credo che certamente quello sia un problema. E, in parte, quel problema e' stato creato da una sequenza di bolle che hanno inflazionato il valore in dollari di alcuni assets USA, la borsa prima e le case poi. Credo che la recessione, se verra', non sia poi una cosa cosi' tragica.

  • E adesso?
    Nome: Carlo Catalano  Data: 23.01.2008

    Concordo con il fatto che la bolla immobiliare sia scoppiata a causa della politica monetaria dell'ultimo quinquennio. Con bassi tassi tutti hanno creduto conveniente acquistare un'abitazione facendo così esplodere la domanda e quindi i prezzi. C'era da aspettarsi che la bolla esplodesse nel momento in cui si fossero rialzati i tassi. Tuttavia credo che politica monetaria dell'ultimo quinquennio sia stata perseguita per evitare che fasi di recessione arrivassero prima di quanto è accaduto. La concorrenza dei paesi cosiddetti BRIC ha eroso la competitività delle aziende americane ed europee e pertanto è stato necessario tenere bassi tassi per non incorrere in una fase di recessione. Ma il punto è un'altro. Cosa occorre fare adesso? Lasciare che il sistema bancario subisca le perdite derivanti dal rialzo dei tassi con i conseguenti effetti su tutto il comparto economico, sulle famiglie e sulla domanda, motivando tale scelta con la considerazione che in fondo è stato l'artefice di una cattiva allocazione delle risorse, oppure cercare di porre un argine alla crisi attraverso un ribasso dei tassi? La terza via sarebbe una politica fiscale espansiva ma i bilanci non la consentono.

    Risposta:

    Lo stimolo fiscale, che fa sempre danno, purtroppo lo stanno facendo negli USA anche se i bilanci non lo consentirebbero. In una situazione di crisi nulla fermera' mai un politico a caccia di voti. Per quanto riguarda i "responsabili": non tutte le banche hanno fatto gravi errori o commesso omissioni. Io sono della vecchia scuola, penso che chi ha sbagliato debba pagare.

  • Le ragioni della crisi dei mutui
    Nome: Giovanni Marini  Data: 23.01.2008

    Le istituzioni (le organizzazioni dei mercati, la vigilanza, le norme, ecc...) dovrebbero favorire un ambiente in cui sia “facile” calcolare le conseguenze delle proprie decisioni finanziarie (prendendo in considerazione le limitazioni informative e calcolatorie degli agenti: limitazione dello spazio degli stati conosciuto, limitazione dello spazio dei controlli esplorato, incertezza radicale sul PGD). Molti dei contratti e degli schemi che sono stati utilizzati in maniera spregiudicata finora “non dovrebbero proprio esistere” in quanto potrebbero essere troppo complessi per ampie categorie di operatori. Francamente ritengo che molti degli strumenti finanziari, oggi perfettamente legali, si risolvono in una sorta di “circonvenzione d’incapace” nei confronti di vaste categorie di operatori e risparmiatori. La pratica di cartolarizzare crediti originati su un mercato di mutui, valutati da organizzazioni private in conflitto di interesse (società di rating), venduti sulla base di mere supposizioni o in base a valutazioni “modellistiche” è del tutto incompatibile con un corretto funzionamento dei mercati reali. Uno dei motivi per cui tanti prestiti sono stati concessi senza una pur minima valutazione del rischio di insolvenza è semplicemente che gli originatori di tali prestiti sapevano (o speravano) che le pratiche finanziarie e le norme gli avrebbero concesso di traslare su altri operatori tale rischio, senza che questi ultimi avrebbero avuto la possibilità di valutare realmente cosa stavano acquistando. La cosa è andata avanti a tal punto che la crisi è divenuta sistemica, e nemmeno gli originatori di tale massa di crediti inesigibili può adesso tirarsene fuori. Oramai i portafogli e i bilanci di vasti gruppi di intermediari e di operatori finanziari sono funestati a tal punto da questi asset (si parla di oltre 1000 miliardi di dollari!) che nessuno si fida più della solvibilità degli altri e quindi diventa difficile pure per un operatore “sano” ottenere credito.

    Risposta:

    Concordo, anche per le ragioni adotte nella risposta al signor Maggini. Il problema, a mio avviso, e' soprattutto microeconomico: di regolazione, regole di trasparenza, struttura dei mercati (il mercato finanziario a mio avviso e' ben poco competitivo in realta', e soffre di un alto livello di collusione, ma anche questo richiede un lungo articolo ...). Credo le banche centrali potrebbero essere di grande aiuto se cominciassero a fare molta piu' attenzione, ed a studiare empiricamente, la microstruttura dei mercati finanziari. Da tempo suggerisco che l'attivita' di ratings (per lo meno di bonds) dovrebbe essere assegnata alla banche centrali stesse, o al regolatore dei mercati. Essi hanno gli incentivi giusti per farlo e, visto quanto costano ed il numero di economisti che impiegano, ne hanno anche le risorse. Non solo, avrebbero anche il potere per ottenere dagli emissori tutta l'informazione necessaria. Non vedo la ragione per cui non possa essere la Banca d'Italia a cominciare a dare il buon esempio in questa materia. Non serve un accordo mondiale, basta cominciare.

  • Uno sfogo
    Nome: Paolo Lazzari  Data: 23.01.2008
    Egregio Professore, tanto tempo fa ho dovuto lasciare gli studi universitari di economia ( faccio l'operaio ), però una cosa mi ricordo. Blanchard e Fischer nell'introduzione al loro libro: "Lezioni di macroeconomia", dicevano, più o meno, che gli interventi di politica economica andavano fatti all'interno di un paradigma ben compreso; altrimenti il mondo sarebbe stato lasciato in mano a dei ciarlatani. Domanda: il paradigma esiste? Serve a qualcosa? Abbiamo capito come funziona l'economia? Infine: non è che dopo le le elezioni americane gli USA si troveranno in recessione con inflazione e disocuppazione crescenti, si chiama stagflazione, vero? Grazie e mi scusi per aver abusato del suo tempo con queste vanesie
    Risposta:

    Blanchard e Fischer, sospetto, credono che il paradigma esista e sia esattamente quello keynesiano (neo, new, o senza filtro, fa nessuna differenza) che io trovo quasi completamente sbagliato. Bernanke, credo, concorda con loro. I fatti degli anni '70, '80 e '90 danno loro torto, a mio avviso. Quelli del decennio '00 sembrano dare loro torto marcio. Ma evidentemente io sono in una posizione di minoranza fra chi fa le politiche fiscali e monetarie.

  • RECESSIONE USA. E' solo l'inizio della loro supremazia monetaria.
    Nome: federico  Data: 23.01.2008

    A metà agosto, 'La voce' pubblicava dei saggi che asserivano che il peggio della crisi era passato. I commenti a tali interventi erano tutti confermativi di tale asserzione. Ogni mio intervento, non pubblicato, descriveva meglio di altri ciò che poi è accaduto: la crisi in arrivo dei mutui sub prime è e sarà molto grave in quanto essa è sistemica degli USA, non solo legata ad una bolla speculativa. Quindi una crisi gravissima che è ancora tutta da percorrere e da cui l’Europa si può difendere solo lasciando libera la rivaluzione dell’Euro. La svalutazione dei prestiti fatti agli USA è infatti meno costosa rispetto all'ipotesi di riaprire linee di credito incocludenti. In sintesi, la bancarotta USA è l'unica via per ricominciare.

    Risposta:

    Credo molti abbiano sperato che il peggio fosse passato a fine estate. Non ero fra quelli, ma credo sia abbastanza per caso che l'ho azzeccata. Sono anche dell'opinione che, se fanno i conti bene, la dimensione reale di questa crisi sia minore di quanto si crede e che potrebbe essere contenuta ulteriormente con interventi leggermente piu' saggi di quelli a cui abbiamo assistito sino ad ora. Ma per argomentare questo dovrei scrivere un lunugo articolo, che scrivero' sul blog noisefromamerika appena ho un attimo. Che una ulteriore rivalutazione dell'euro possa essere utile alle banche europee che detengono passivita' in dollari ed attivita' in euro, non dubito. Che questa rivalutazione, in se e per se, faccia bene all'economia europea non ne sarei cosi' certo. Il dollaro forte, rispetto all'euro, del 1999-2002 non ha poi fatto cosi' bene a quella USA, non le pare?