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LE CONSEGUENZE DEL VASSALLUM

di Paolo Balduzzi, e Massimo Bordignon, Categoria Istituzioni e Federalismo, Data 10.12.2007

Cosa accadrebbe se la riforma Vassallo fosse applicata? Stimare gli effetti di una formula elettorale che non esiste è complicato, perché le strategie di partiti ed elettori dipendono dal sistema che regola le elezioni. E qui molto dipende dal disegno delle circoscrizioni. Tuttavia, le stime dicono che a parità di voti la soglia di sbarramento si riduce al crescere della dimensione della circoscrizione. Non necessariamente a vantaggio dei partiti minori. Il sistema sembra poi avere una forte spinta interna verso la bipartitizzazione del quadro politico.

COMMENTI PRESENTI SULLA NOTIZIA
  • Un dubbio sulla simulazione effettuata
    Nome: Massimo D.  Data: 14.12.2007

    La simulazione a mio avviso sottovaluta l'effetto del premio maggioritario nel momento in cui si concentra sul caso di una circoscrizione in cui i due partiti maggiori si aggiudicano ciascuno una parte dei seggi maggioritari. La dimensione delle circoscrizioni ipotizzata sarebbe tale da determinare in realtà una notevole omogeneità nella distribuzione dei voti nei collegi di ciascuna circoscrizione. Insomma, l'esito più probabile è che nella maggior parte dei casi uno dei partiti maggiori si aggiudichi tutti i collegi uninominali nella stessa circoscrizione. Ciò determinerebbe un effetto ben più consistente di quello ipotizzato, ovvero un premio di circoscrizione quantificabile in 10-15 punti percentuali per partiti che ottenessero una percentuale intorno al 35%.

  • Semplificazioni e politiche forti
    Nome: Giuseppe Caffo  Data: 14.12.2007

    Grazie per aver chiarito una complicata proposta di legge elettorale. Ma è proprio questo il punto.Concordo con i commenti di Francesco Costanzo e Giorgio Antonello.Una buona legge elettorale deve essere di facile comprensione per tutti gli elettori e comunque non può essere considerata la soluzione a tutti i mali.Quello che serve è la comprensione reale dei problemi e dei bisogni da parte di una classe politica che sappia di conseguenza esprimere proposte politiche forti e adeguate.Classe politica formata da esponenti autorevoli,capaci e consapevoli dei problemi complicati da affrontare,capaci di formulare programmi chiari, comprensibili e efficaci.Secondo me per questo occorre una legge elettorale chiara,comprensibile e efficace.

  • Cosa si vuole veramente?
    Nome: Maurilio Menegaldo  Data: 13.12.2007

    La discussione sui meccanismi elettorali mi sembra certo importante, ma sicuramente non è risolutiva. Il problema credo non sia tanto la stabilità dei governi, quanto la continuità delle politiche. Mi spiego: se è vero che dal 1946 al 1994 si sono succeduti circa 50 governi, con una media di meno di uno all'anno, è altrettanto vero che si possono individuare precise coerenze politiche nella legislazione, almeno fino a tutti gli anni Settanta. E' invece evidente che la politica dell'alternanza, coi governi di durata maggiore (anche di legislatura), determinata dall'attuale maggioritario più o meno corretto (o corrotto, secondo i punti di vista) ha provocato andirivieni anche impressionanti nella produzione legislativa. Un esempio per tutti: le riforme e controriforme della scuola negli ultimi quindici anni. Risultato: il Paese non va avanti, il che vuol dire che arretra. Credo che un problema simile non possa risolversi con una legge elettorale basata su interessi più o meno confessati . C'è bisogno di politiche (sociali ed economiche in primo luogo) serie e condivise, in modo che l'alternarsi dei governi possa dare luogo ad aggiustamenti, non a stravolgimenti.

  • La legge elettorale non è fondamentale.
    Nome: FRANCESCO COSTANZO  Data: 12.12.2007

    Ringrazio gli autori per l'articolo molto esauriente, ma purtroppo devo dire che, a mio avviso, la legge elettorale non è "il problema" di cui occuparsi in questi anni. Credo che gli anni di governo di Berlusconi e Prodi abbiano dimostrato che la stabilità politica di cui ha bisogno il paese non dipende dal numero di voti di vantaggio sull'opposizione, ma soltanto dalla capacità di chi governa di "mediare" tra i diversi "interessi" degli alleati di governo. Interessi che sfortunatamente mi sembrano molto lontani dai bisogni quotidiani dei cittadini... Mentre l'Italia passa da un debito pubblico record, alle morti bianche, allo sciopero dei tassisti fino a quello dei tir, con disagi assurdi per qualunque paese civile, Berlusconi, Veltroni ed altri discutono di modello Spagnolo e Tedesco. Così si finisce per concedere ai tassisti che bloccano una piazza importante di Roma il rinnovo contrattuale, dimostrando in tal modo a tutti che se si calpesta ogni regola, si ottiene quello che si vuole... Ma se non adottano queste "soluzioni rapide", poi come si trova il tempo per discutere della legge elettorale?

  • Circoscrizioni variabili
    Nome: Emanuele Bracco  Data: 12.12.2007

    Negli USA le circoscrizioni contenere esattamente lo stesso numero di votanti ed eleggono lo stesso numero di rappresentanti (uno). In questo modo ogni voto (come da costituzione) vale uguale. In Italia (e in Europa mi pare) nessuno sembra preoccuparsi di questo. Va bene che 630 non e' molto divisibile, ma soprattutto per i partiti piccoli queste asimmetrie potrebbero contare molto, a meno che ci sia un riparto nazionale dei resti (che mi sembra tuttavia impegnativo!).

  • Il nuovo mito delle mani libere
    Nome: Marco D'Egidio  Data: 12.12.2007

    Mi voglio soffermare, per quello che le mie scarse conoscenze mi concedono, sull’assunto secondo cui i governi che usciranno da elezioni "alla Vassallo" saranno forti, in grado di durare un’intera legislatura e di attuare le riforme di cui il Paese ha bisogno. Forti? L’abbandono del premio di maggioranza implica che i partiti possano correre da soli alle elezioni, senza il fardello di un’alleanza con forze ideologicamente diverse. Ma nessun partito è neppure vicino alla maggioranza assoluta dei voti, ciò che permette di formare un governo. Un’alleanza è dunque necessaria, non più prima ma dopo le elezioni, come accadeva nella Prima Repubblica (en passant, famosa per la stabilità dei governi…). Dal momento che i governi sarebbero comunque di coalizione, e che il potere di ricatto deriva non tanto dal momento in cui si stipula il patto ma dal patto stesso, come si può pensare che una coalizione post-elettorale sia più stabile di una pre-elettorale, alla vecchia maniera? Mi piacerebbe sapere l'opinione degli autori a riguardo.

  • commento
    Nome: fabio capocaccia  Data: 11.12.2007
    Vivissimi complimenti. La stampa quotidiana ha la pessima abitudine di esprimere giudizi e commenti, senza descrivere l'oggetto. La vostra impostazione è preziosa.
  • Proposta
    Nome: Gian Maria Honich  Data: 11.12.2007

    Da non esperto, ma da lettore, la mia proposta, forse sciocca, sarebbe quella di mantenere misto il sistema (come il Mattarellum) ma bilanciarlo in senso proporzionale cui spetterebbe non solo il 25% degli eletti ma qualcosa di più. E se non si riesce a fare in un solo turno, ecco il "doppio turno all'italiana": primo turno proporzionale che assegna ad esempio il 50% dei seggi e secondo turno maggioritario secco co il restante 50%. Nel primo si misurano tutti i partiti con soglia di sbarramento; nel secondo si misurano le coalizioni, laddove si formino o si siano già formate (tipo le elezioni comunali). Un po' bizzarro, lo ammetto, ma in Italia bisogna o no accontentare tutti?

  • Un sistema Italiano
    Nome: venturoli massimiliano  Data: 11.12.2007

    L' articolo e la " simulazione " è dettagliata ed interessante, infatti, cerca di vedere i " pregi e i difetti " del sistema proposto. Ma rivela sopratutto l' incapacità della politica italiana nel riformare il Bel Paese. Una riforma elettorale Proporzionale "corretta" con: un quarto di tedesca, un quinto di stagnolo.... è un sistema elettorale destinato al fallimento. Di fatti se il sistema non è semplice, non è capito dagli elttori, quindi è sogetto a brogli o presunti tali. Il sistema elettorale prospettato, come si evince anche dalla simulazione, non crea un chiaro legame "d' impegni politici " tra il candidato-eletto e il collegio in cui ha vinto, quindi annulla il vantaggio dell' uninominale. Ed pevedendo il " ripescaggio " per i " migliori secondi " non premia in modo definitivo chi vince nel colleggio. Siceramente credo che questa proposta non differisca molto dalla vecchia " mattarellum " ( tranne per il fatto che premia in maniera decisiva i Partiti più grandi ) nel senso che rimane una mediazione, mal fatta ed astrusa, che allontanerà sempre di più l' elettorato dalla politica.

  • Sulla proposta di Vassallo
    Nome: Francesco Iannello  Data: 11.12.2007

    Balduzzi e Bordignon sottolineano, giustamente, la complessità di prevedere gli effetti di un sistema elettorale che non esiste. Tuttavia hanno colto un punto molto importante e cioé il fatto che a parità di voti la soglia di sbarramento si riduce al crescere della dimensione della circoscrizione. E fin qui tutto semplice e normale; infatti, poi, viene messo in luce che tutto ciò non necessariamente va a vantaggio dei partiti minori. Questo é un punto che vede il parere scettico di alcuni politologi i quali hanno a che fare con un punto fondamentale di questa proposta: ossia, cosè che rende più "maggioritario" il sistema? Più la formula del divisore D'Hondt o la dimensione delle circoscrizioni? é difficile dare una risposta. Sono francamente un pò scettico sulla bipartitizzazione del sistema; per quanto possa essere incisiva la sovrarappresentzione dei due partiti maggiori essi avranno sempre il bisogno di allearsi almeno con un altro attore per conseguire la maggioranza. Azzardando un'ipotesi si potrebbe pensare ad una sorta di "quadriglia bipolare" sempre se gli elettori decidessero strategicamente di votare in massa per i due partiti maggiori.