
L'extragettito 2007 è stato di oltre 16 miliardi e largamente associato a entrate tributarie, superiori per più di 13 miliardi a quelle preventivate. Quasi 11 miliardi sono serviti per spese aggiuntive, decise prima ancora di capire quanto l'incremento fosse estemporaneo o strutturale. La parte del leone l'hanno fatta le spese correnti, mentre quelle in conto capitale sono diminuite. Solo 5 miliardi sono andati a ridurre l’indebitamento. Il risanamento non può fondarsi solo sull'aumento delle entrate, ma passa per la riduzione della spesa pubblica.
Il potere dell'Europa e' limitato in questa direzione. Quello che davvero conta e' la volonta politica di ridurre le spese. Nel nostro
paese sembra davvero mancare quella. Pietro Garibaldi
Anche se non ridurre le spese, basterebbe almeno non aumentarle, cosa che invece e' successo in Italia lo scorso anno.
Sono abbastanza daccordo con lei, ma quello che e' successo lo scorso anno dimostra che anche ingenti risorse, come effettivamente erano gli aumenti di entrata, non necessariamente finiscono poi a ridurre le entrate
Sono molto daccordo con la sua osservazione, e la diminuzione degli investimenti in conto capitale richiede ulteriore spiegazione.
Finalmente un articolo come se ne dovrebbero leggere più spesso sui giornali! Non è detto che l'"italiano medio" non sia in grado di capire queste cifre, qualora le leggesse, ed è giusto che si formi un'opinione pubblica ben precisa sul tema. Proprio per questo motivo, mi aspettavo che almeno le cifre sulla spesa primaria fossero più dettagliate, e che fosse formulata una proposta più concreta in merito a dove tagliare la spesa. E' molto importante che i tecnici si sbilancino di più in questo senso, soprattutto se si tratta di economisti politicamente indipendenti, visto che i nostri politici non si "mettono d'accordo", e che l'informazione spesso segue le vie della politica. Grazie, spero di leggere ulteriori approfondimenti sul tema prossimamente.
Più che una lezione, una conferma di come alle volte gli "strumenti dati" non vengano usati o compresi fino in fondo, mi riferisco alle manovre di politica economica eseguite fino a prima del 2006 e che dunque hanno portato i loro frutti , che sono stati mal utilizzati.Quando si verificheranno gli effetti dei queste ultime finanziarie le entrate saranno minori e l'abbattimento della spesa sarà nuovamente impossibile se non in misura esigua, mi chiedo fino a che punto siamo disposti a tollerare.
Diversi lettori ci chiedono informazioni siulla composizione della spesa pubblica. La tabella qui sotto è molto utile a riguardo. E' stata presentata assieme al disegno di legge finanziaria ed è frutto di un lavoro certosino svolto dai tecnici del Ministero dell'Economia nel riclassificare per funzioni il bilancio dello Stato. Ci dice che il 23 per cento dei fondi pubblici va alle "Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali", leggi Regioni ed enti locali. E' questo il capitolo che crescerà di più nel
2008 (quasi 7 miliardi in più). Il nostro federalismo è una voragine perché non responsabilizza gli organi di governo locali. Un altro 18 per cento della spesa va al pagamento degli oneri sul debito pubblico. Questo ce la dice lunga sui costi della miopia della nostra classe politica, che osa parlare di "tesoretti" quando dobbiamo destinare quasi un quinto del bilancio a pagare interessi in gran parte a investitori esteri. La terza posta fondamentale è rappresentata dalla spesa pensionistica, che assorbe da sola il 15 per cento delle risorse. E anche qui le riforme non vengono mai portate a termine.
Queste tre poste assorbono non solo più delle metà delle risorse disponibili, ma anche quasi due terzi delle risorse mobilizzate nel corso della manovra 2008. Insomma, grazie a questa tabella capiamo perché la spesa continui a correre. Il fatto è che si continua a ignorare quanto era scritto anche nel primo Dpef di questa legislatura: bisogna varare un vero federalismo fiscale e completare la riforma della previdenza. Un Governo che promette di ridurre la spesa senza affrontare queste riforme è poco credibile. Potrà tagliare, al massimo, qualche milione, non certo i miliardi che servirebbero per poi ridurre davvero la pressione fiscale.