
Il Wall Street Journal of Europe del 3 febbraio ha pubblicato una lettera in risposta a un precedente intervento che accusava il governo Berlusconi di "dispensare vuote promesse". L'autore della lettera, Giorgio Szego, in qualità di nuovo presidente del Gestore del mercato (Gme), la borsa elettrica italiana, vorrebbe contrapporre a quell'accusa la propria testimonianza fattuale e la realizzazione di risultati sul campo. Scrive Szego: "My own experience as current Chairman of the New Electric Power Exchange (Gme) is emblematic. The old left appointed board was replaced only at the end of October 2003. In one month the new Board was able to completely overhaul the previous market-unfriendly project, and propose an efficient and transparent system. The market started operating on January 8 th, just two months after the new Board was installed". (1)
Sarebbe magnifico poter credere a interventi risolutori così significativi ed efficaci per il paese.
Spiace rilevare, invece, che entrambe le affermazioni del professor Szego sono prive di fondamento. Tutto ciò dipende forse da un clima politico già dichiaratamente pre-elettorale, che tuttavia non migliora la credibilità del nostro paese all'estero.
Vale la pena riprendere l'episodio perché prevalga l'impostazione di contrapporre fatti reali a dichiarazioni e promesse.
L'avvio operativo della borsa elettrica
Il mercato elettrico non è affatto partito l'8 gennaio, né a tutt'oggi è possibile immaginare una data certa per la sua attivazione. Lo stesso Szego ha attribuito la responsabilità di quello che la stampa italiana ha definito un "flop" a "difficoltà del Grtn e dell'Autorità e alla mancata partecipazione degli operatori", identificati come "i colpevoli" del rinvio. (Il Sole 24 Ore 30/1/04).
È ben vero che l'8 gennaio 2004 il ministro Antonio Marzano ha dichiarato in una conferenza stampa che l'avvio della borsa elettrica sarebbe slittato al 1 febbraio (data superata senza alcuna novità). Tuttavia, poiché questa dichiarazione ne segue altre quattro che hanno annunciato la partenza del mercato rispettivamente per il 1 ottobre 2002, il 1 gennaio 2003, il 1 luglio 2003 e, da ultimo, il 1 gennaio 2004, non dovrebbe far specie che gli operatori del settore si sentano autorizzati a non prendere troppo sul serio questi annunci e a non partecipare in massa alle scadenze preannunciate. (2)
Il modello di borsa
La seconda affermazione è di natura più tecnica. "In un mese", dichiara Szego, il nuovo consiglio "ha completamente stravolto il progetto di borsa costruito dal precedente consiglio, sfavorevole al mercato, per trasformarlo in un sistema trasparente ed efficiente".
Anche questo è ben lontano dal vero. La distrazione di Szego è forse imputabile alla sua scarsa dimestichezza con le norme in materia energetica.
In primo luogo, come ben sa ogni operatore, una modifica sostanziale del sistema avrebbe richiesto tempi ben più lunghi. Ed è sufficiente consultare il sito di Gme (
La "Disciplina del mercato" fu approvata dal ministro delle Attività produttive il 9 maggio 2001. Dopo lunghe consultazioni, un secondo documento di maggiore dettaglio - le "Istruzioni" - fu presentato al ministro per approvazione nel luglio 2002. (3)
La risposta arrivò dopo un anno. Il 31 luglio 2003, il ministro emanò gli "Indirizzi per il Sistema Italia 2004", confermando il modello del 2001, salvo aggiustamenti minori. (4)
Nell'attesa, su quel modello il Gme aveva avviato la piattaforma informatica e organizzato prove di funzionalità per quasi due anni con 128 operatori coinvolti in ben 210 sessioni di prove.
Tutto questo lavoro ha consentito di licenziare e mettere in rete le attuali regole della borsa elettrica: è stato l'ultimo atto del "vecchio" consiglio il 9 ottobre 2003. Naturalmente, il taglio del nastro non poteva che essere lasciato al nuovo consiglio, insediato a fine ottobre 2003. Ma come è noto la "promessa" della partenza del mercato è andata a vuoto e ancora si attende che il Governo attivi nei fatti ciò che da tempo va promettendo.
Un mercato regolamentato europeo
Vale la pena di ricordare, infine, anche il progetto per la costituzione di un mercato regolamentato europeo di strumenti finanziari derivati sul prezzo dell'energia elettrica, istruito dal primo consiglio del Gme, già illustrato alla Consob nel 2002 (5) e presentato per approvazione ai ministeri competenti.
Resta a mio parere un complemento fondamentale per il successo della borsa elettrica, della quale dovrebbe rafforzare la liquidità, assicurando un sistema trasparente di copertura dal rischio e facilitando così la transizione al mercato per gli operatori del settore.
Ma anche questo progetto resta oggi sulla carta.
Per saperne di più
Valeria Termini, "Perché serve la Borsa elettrica?" in Mercato, Concorrenza, Regole, numero 2, agosto 2003.
(1) "La mia esperienza di attuale presidente del Gestore del mercato (Gme) è emblematica. Il vecchio consiglio nominato dalla sinistra è stato sostituito solo alla fine di ottobre 2003. In un mese, il nuovo consiglio è stato capace di rivedere completamente il vecchio progetto, sfavorevole al mercato, per proporre un sistema efficiente e trasparente. La borsa elettrica ha iniziato a operare l'8 gennaio, appena due mesi dopo l'insediamento del nuovo consiglio".
(2) I primi rinvii sono da ascrivere alla difficoltà incontrata dal Governo nel voler soddisfare le istanze contrapposte dei produttori di energia elettrica, interessati a prezzi all'ingrosso elevati, e quelle dei grandi consumatori. Entrambi i gruppi hanno spinto per mantenere i contratti bilaterali fuori borsa, considerati una garanzia di prezzi opachi a tutela di sussidi pregressi e di transazioni fuori mercato. A ciò si è aggiunto l'evidente conflitto di interessi rappresentato dal progetto del ministero dell'Economia di collocare nel frattempo sul mercato una nuova tranche di Enel.
(3) La soluzione di compromesso individuata infine dal Governo non altera il modello, ma semplicemente toglie dalle contrattazioni di borsa la produzione agevolata del "Cip 6", le importazioni dall'estero e per la stipula dei contratti bilaterali abolisce l'autorizzazione dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, che era richiesta dal "decreto Bersani" (legge n.79/99). Non pare che a queste misure possa essere attribuita la definizione di "nuovo, efficiente e trasparente sistema". Al contrario, è facile prevedere che esse creeranno problemi di liquidità per il decollo del mercato elettrico, del quale certamente contribuiscono a ridurre la trasparenza. Del difficile tema dell'accesso privilegiato alle importazioni di energia discutono Scarpa su lavoce.info del 30-09-2003 e Kirchhoff su lavoce.info del 26-06-2003).
(4) Anche le modalità di formazione del prezzo di borsa sono rimaste le stesse (il prezzo marginale è applicato a tutte le transazioni di energia elettrica di borsa relative alla stessa ora). Al contrario, per il mercato dei servizi di dispacciamento sui quali è tenuto a intervenire il Gestore della rete i nuovi indirizzi hanno richiesto "per semplificare" di unire i tre mercati (della riserva, del bilanciamento e del mercato per la risoluzione delle congestioni) in una sola sessione. E sui problemi tecnici legati a questo è tutt'ora in corso un ulteriore aggiustamento.
(5) Il testo utilizzato per l'audizione alla commissione Consob è disponibile sul sito
www.mercatoelettrico.org/Biblioteca/documenti/20020523MercatoDerivatiTermini.pdf. Il progetto di un mercato regolamentato europeo di strumenti derivati sul prezzo dell'energia elettrica è stato discusso con gli operatori in diverse occasioni, tra le quali all'Abi, il 7 aprile 2003: http://www.mercatoelettrico.org/Biblioteca/documenti/20030417Termini.pdf