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Le proposte di riforma

03.09.2002
Le menti più fervide in Italia e in Europa si stanno esercitando su come riscrivere il Patto di Stabilità. Le idee fioccano..........

Le menti più fervide in Italia e in Europa si stanno esercitando su come riscrivere il Patto di Stabilità. Le idee fioccano. Tre - con diverse varianti - sono le proposte di riforma fondamentale: il Patto attuale dovrebbe essere sostituito da vincoli sulla spesa pubblica, dalla cosiddetta "regola aurea", o dal passaggio ad una regola sul debito pubblico.

Dai vincoli sul deficit a quelli sulla spesa

La proposta di sostituire il vincolo sul deficit con un impegno a ridurre la spesa corrente è stata avanzata, in Italia, da Francesco Giavazzi. Se dietro la elevata pressione fiscale e i rischi di insostenibilità futura c'è una spesa pubblica di parte corrente eccessiva, affrontiamo il problema alla radice e imponendo una sua riduzione. Questo avrebbe anche il vantaggio di non ostacolare attraverso il vincolo sul deficit l'adozione di riforme, come quella sulle pensioni, che implicano costi nel breve termine, ma migliorano la sostenibilità delle finanze pubbliche a lungo andare.

Il problema di adottare tale regola a livello comunitario è quello della sussidiarietà: una regola sulla spesa implica una visione comune su dimensione e ruolo dello stato nell'economia: impossibile su questo riconciliare le preferenze sociali scandinave con quelle britanniche o "mediterranee". Come Giavazzi stesso sostiene, dovremmo passare ad accordi bilaterali fra i paesi e la Commissione europea (come quelli fra i paesi in via di sviluppo e il FMI): un sistema à la carte, insomma, in cui si rischia la dispersione. Con poteri sanzionatori della Commissione, tra l'altro, molto limitati.

La regola aurea

L'adozione della regola aurea richiede che si escludano dal computo del saldo di bilancio alcune categorie di spesa - gli investimenti pubblici, o parte di essi. È la proposta fatta propria, tra gli altri, dall'ex ragioniere generale dello stato, Andrea Monorchio. Il ragionamento è questo: gli investimenti pubblici danno rendimenti sociali (e di crescita) non solo per la generazione presente, ma anche per le generazioni future. È quindi opportuno per garantire l'equità intergenerazionale finanziarli emettendo debito pubblico che sarà ripagato gradualmente piuttosto che attraverso l'imposizione, tutta a carico della generazione attuale.

Ma la regola aurea non è senza problemi. Dal punto di vista della razionalità economica, non è chiaro che gli investimenti pubblici di per sé contribuiscano alla crescita (Italia docet). Inoltre gli investimenti immateriali (R&S, capitale umano), piuttosto che quelli in infrastrutture sono la nuova frontiera di una politica economica orientata alla crescita. Si tratterebbe quindi di lavorare di cesello a livello comunitario distinguendo fra spese buone e spese cattive: un rompicapo. Anche dal punto di vista dell'equità, la regola aurea non convince del tutto: è meglio lasciare alle generazioni future più infrastrutture e più debito pubblico, o viceversa? La scelta non è chiara. Ma l'argomento più forte contro la regola aurea è quello della prudenza fiscale: dopo lo scorporo delle spese "buone", i governi, trovandosi improvvisamente con un saldo di bilancio migliorato, utilizzerebbero con ogni probabilità il nuovo margine di manovra per aumentare le spese "cattive", non quelle buone! Il risultato sarebbe una spesa pubblica totale più elevata.

Dal deficit al debito

La terza proposta è quella di spostare l'attenzione dal deficit al debito. Il Patto non dice niente su quest'ultimo, quindi tratta allo stesso modo paesi come Belgio e Italia con un debito superiore al 100% del PIL e il Lussemburgo che praticamente non ha debito pubblico. Anche le passività implicite dei sistemi pensionistici non giuocano alcun ruolo. La proposta dell'economista francese Jean Pisani-Ferry, è di permettere ai paesi finanze pubbliche strutturalmente sane - basso debito e basse passività implicite - di fuoriuscire dal Patto (e dal Trattato) e avere più flessibilità sul deficit. Gli altri paesi resterebbero all'interno delle regole attuali. Per l'Italia, quindi, non cambierebbe nulla.

L'argomento è convincente, ma parziale. Questa proposta implica che tutte le esternalità nell'unione monetaria vengono dallo stock di debito e non dal deficit. A lungo termine, il problema dell'insolvenza certo conta. Ma nel breve termine, la Banca Centrale Europea tiene conto del deficit, che influenza la domanda interna, più che del debito. Quindi politiche eccessivamente espansioniste nei paesi sani possono dar luogo ad un policy mix sbilanciato. Più sono i paesi sani, più questo rischio aumenta.

Il DPEF Europeo

Infine molte proposte sono state avanzate in questi mesi per migliorare l'applicazione del Patto di Stabilità, anziché per riscriverlo, nel timore che tirare una linea e riscrivere le regole da capo rischi di aprire una vaso di Pandora politico e istituzionale (vale la regola dell'unanimità) senza condurre necessariamente a regole migliori. Fra queste, la proposta, avanzata da Giuliano Amato, di far precedere le leggi finanziarie e i programmi di stabilità nazionali da un documento di programmazione economica (un DPEF per dirlo all'italiana) europeo.

Sul Patto di stabilità e crescita vedi anche:
Fabrizio Coricelli e Valerio Ercolani, Quali modifiche al Patto di stabilità e di crescita
All'indirizzo http://ue.eu.int/emu/it/index.htm, sotto la voce "L'euro e la politica economica", è possibile consultare la risoluzione del Consiglio Europeo di Amsterdam del 17 giugno 1997 e i regolamenti del 7 luglio 1997, relativi al Patto di Stabilità e Crescita.