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Un patto tra generazioni. Torna la disputa sulla crescita demografica

di Giuseppe A. Micheli 03.09.2002
A ogni appuntamento importante per discutere delle emergenze e delle priorità del pianeta, il tema della crescita demografica torna a dividere le opinioni ..........

A ogni appuntamento importante per discutere delle emergenze e delle priorità del pianeta, il tema della crescita demografica torna a dividere le opinioni lungo crinali di principio. Peccato che tanto le dichiarazioni di allarme quanto le opposte obiezioni siano prive di potere di convinzione reciproca: entrambe infatti partono da premesse non condivise universalmente. Prendiamo per esempio le ragioni più usate contro le teorie‘malthusiane': esse rientrano grossomodo in tre ordini di ragionamento.

Contro le ragioni malthusiane

Il primo argomento si regge sull'evidenza che, da secoli, l'allarme demografico riguarda la crescita degli ‘altri': i ‘disperatamente poveri' per Malthus, i prussiani per i francesi dopo Sedan, gli slavi nell'Europa di inizio ‘900, i cinesi alle soglie degli anni '60. L'argomento non mira al merito della questione, quanto piuttosto a indebolire l'autorità morale degli interlocutori. In effetti gli allarmi malthusiani hanno spesso contrapposto una élite e una sua controparte., tuttavia oggi non esistono ‘altri mondi' su cui scaricare i costi delle nuove dinamiche: una buona ragione, quantomeno, per non limitarsi a criticare gli allarmisti.

Il secondo argomento consiste nel sottolineare il moltiplicarsi di segnali di disinnesco in atto della ‘bomba demografica': il declino della fecondità in alcune regioni del mondo è stato più celere del previsto, obbligando la Divisione Popolazione delle Nazioni Unite (www.un.org/esa/population/unpop.htm) a rivedere verso il basso le previsioni. L'ultima revisione, nella variante intermedia, dà meno di 8 miliardi al 2025, mezzo miliardo meno di quanto previsto per quella data solo dieci anni fa.

La bomba demografica allora ha fatto il suo tempo? Dipende. Sul medio periodo 9-10 miliardi di abitanti sono conciliabili con la capacità ricettiva del pianeta. Ma sul breve periodo e localmente, quali costi comporta una crescita che ancora schiaccia lo sviluppo economico? L'ONU scorpora dal novero dei paesi meno sviluppati i 48 più poveri: sono 650 milioni di uomini e donne e saranno il doppio tra 25 anni. Sono davvero compatibili questi numeri con il perseguimento di ineludibili imperativi morali, come il contenimento della immensa sperequazione delle risorse, il rafforzamento di principi fondamentali come libertà e giustizia e quindi delle garanzie per le minoranze?

Il terzo argomento declina in tanti modi una constatazione disarmante: il surplus del potere di consumo e di inquinamento delle élites del mondo, rapportato a quello dei paesi poveri, è ancora più prevaricante del surplus economico. L'attenzione è spostata sul modello di sviluppo e di vita della società occidentale, e sulla necessità di una riconversione dei paesi ricchi verso una qualità di vita più austera, a cui possano convergere anche i paesi poveri. Argomentazione ineccepibile. Spesso condivisa (almeno a parole) anche dai malthusiani, la cui obiezione è piuttosto sul percorso che non sull'obiettivo: la convergenza, affermano, verso un comune modello di sviluppo e un comune stile di vita ‘a misura d'uomo' si concilia con gli squilibri locali nella crescita demografica solo se affiancata dal perseguimento di condizioni di paternità e maternità responsabili e liberata dalla gabbia della povertà.

Una domanda cruciale

È giusto quindi, e condivisibile, che la diffusione di un patto tra generazioni faccia parte integrante del pacchetto di obbiettivi a cui aspirare e di cui discutere nei grandi summit planetari. Anche il rapporto "Popolazione e risorse" del 1993 della Pontificia Accademia delle Scienze sosteneva "la necessità di un globale ineludibile contenimento delle nascite, che deve essere affrontato sia con il progresso scientifico ed economico sia con tutte le energie intellettuali e morali dell'umanità, assicurando il rispetto della giustizia sociale e dell'equità tra aree del pianeta e tra generazioni presenti e future". Dove resta allora il contrasto di posizioni? Esso si rifugia in una domanda, questa sì cruciale: davvero il contenimento demografico va perseguito frontalmente, coll'intervento diretto su norme e pratiche sociali delle popolazioni? Per Malthus i comportamenti demografici erano la vera variabile indipendente del sistema, ed era su quella che - direttamente, con la persuasione e la minaccia - occorreva intervenire. È davvero così?

Esiste una particolare categoria di stati d'essere e di comportamenti, non raggiungibili con azioni mirate direttamente, ma solo come "sottoprodotti non richiesti" di azioni mirate ad altro, che Jon Elster (Jon Elster, Ulisse e le sirene, Bologna 1983) ha individuato definendoli ‘effetti essenzialmente secondari'. Perseguirli è possibile solo allentando il controllo vigile della ragione (come nel sonno per gli insonni) o di norme sovrimposte e fatte razionalmente proprie. Nei paesi poveri una norma ancora rigidamente sancita è quella di un'elevata fecondità. Lasciarsi andare ai trasgressivi (egoistici) comportamenti dell'occidente secolarizzato, contenendo responsabilmente la propria famiglia, è una filosofia di vita difficile da inculcare frontalmente. Un intervento diretto può produrre effetti effimeri o perversi. Solo un mutato clima sociale (diffuse condizioni di dignità della persona, emancipazione dei destini di vita individuali, così che si sviluppino "il desiderio di sollevarsi e il timore di affondare") porta a scegliere, senza consapevolezza dello strappo, comportamenti ‘essenzialmente secondari'.

Per saperne di più

L'articolo di Micheli prende spunto dal dibattito apparso in questi giorni sul Summit di Johannesburg. In particolare si riferisce agli articoli di Giancarlo Blangiardo (Avvenire del 25.8.2002); di Giovanni Sartori (Corriere della sera del 26.8.2002) e di Giorgio Ruffolo (la Repubblica del 27.8.2002).

 

Tra i siti che rendono conto dei documenti discussi ed elaborati a Johannesburg si possono consultare: www.earthsummit2002.org, www.worldsummit2002.org, www.worldwatch.org/rio10/

La Legambiente ha un sito dedicato al summit: 128.121.114207/index.shtml

Inoltre sulle tamatiche ambientali si possono consultare i siti: www.vita.it, www.e-gazette.it

Il sito di Naomi Klein è  www.nologo.org mentre il sito della Banca mondiale è www.worldbank.org