
I consumi degli italiani
Una grande famiglia composta da 58 milioni di persone. Che ogni giorno fa una spesa per miliardi di euro. Comprando di tutto: pane, pasti ai ristoranti o nelle pizzerie, caffè e toast nei bar, tagli di capelli e messe in pieghe dal parrucchiere, computer e cd, tv e automobili, viaggi in treno e in aereo, assicurazioni per l'auto e riparazione dello scarico del lavandino (arricchite la lista con la vostra esperienza quotidiana). Sono i consumi degli italiani.
La rilevazione dei prezzi al consumo simula questa "spesona". Anzitutto, nella scelta dei beni e nell'importanza che ciascun bene ha nella spesa totale. Così il paniere dell'Istat (www.istat.it) viene costruito prendendo un insieme molto ampio di beni e servizi e assegnando a ognuno un peso che rappresenta l'importanza di quel bene e di quelli che esso rappresenta nel paniere. Per esempio, la fede in oro è rappresentativa dell'insieme degli acquisti di prodotti di oreficeria. Soffermiamoci su questo aspetto importante: la rappresentatività del paniere, nella composizione e ponderazione.
La rappresentatività del paniere
"Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia", diceva Amleto. La realtà dei consumi è sicuramente più variegata e mutevole di quanto qualunque statistica possa direttamente rilevare. D'altronde, anche la realtà geografica è molto più complessa e ricca di quanto si possa leggere nelle più dettagliate cartine geografiche. Eppure ciò non significa che queste cartine siano infedeli o non rappresentino bene il territorio, consentendoci di orientarci e trovare la strada giusta. La loro utilità, poi, consiste proprio nel fatto che, grazie alla scala ridotta, ci dà una visione d'insieme.
Lo stesso vale per il paniere dell'Istat: è una riduzione in scala dei consumi degli italiani. Una scala molto dettagliata per numero di prodotti (956), punti vendita visitati (25mila), distribuzione sul territorio nazionale (nei 104 capoluoghi di provincia), numero di prezzi rilevati (300mila). Per ciascuno di questi prezzi viene calcolato un indice che, fatto pari a 100 il livello di un determinato anno (l'anno base), sale o scende assieme alle variazioni dei prezzi nel corso del tempo. La trasformazione dei prezzi in indici serve a poter poi aggregare i prezzi dei diversi beni in modo da ottenere un indice dei prezzi totale. Infatti, i singoli indici sono aggregati tenendo conto sia della diversa importanza che ciascun bene ha, in sé e come rappresentante di altri beni, nella spesa complessiva, sia per l'importanza che gli acquisti fatti in una determinata città hanno sui consumi nazionali.
Gli indici dei prezzi di 104 città italiane
In altre parole, l'indice dei prezzi dei consumi nazionale (la definizione esatta è: "Indice dei prezzi al consumo per l'intera collettività nazionale", soprannominato anche Nic) viene costruito aggregando gli indici dei prezzi delle 104 città di rilevazione, usando per l'aggregazione il peso che i consumi in quelle città hanno sui consumi nazionali. Questo vale sia per l'indice complessivo che per gli indici elementari. Per esempio, si aggregano gli indici dei prezzi del pane rilevati a Bari, Palermo, Torino, Trieste e così via e si ha l'indice nazionale del prezzo del pane, che tiene conto del fatto che il pane acquistato a Bari è meno di quello acquistato a Torino e quello comperato a Palermo è più di quello acquistato a Trieste.
Chi conduce le rilevazioni?
Non l'Istat bensì gli uffici statistici comunali delle singole città. L'Istat fornisce un manuale di istruzioni su come scegliere i punti vendita, su quali beni rilevare, sui pesi da assegnare a ciascun bene. Per esempio: di quale tipo di pane bisogna rilevare il prezzo? Quello di uso più diffuso. In Francia non ci sarebbero dubbi: la baguette. In Italia invece cambia da regione a regione e spesso anche all'interno di una stessa regione. Sta agli uffici statistici comunali rilevare il prezzo del tipo di pane più diffuso. Dunque, sono molti i rilevatori che vanno nei punti vendita e nessuno dipende dall'Istat, ma da una molteplicità di uffici comunali.
I dati raccolti nelle città vengono elaborati dagli uffici statistici comunali, che poi li diffondono e pubblicano come meglio credono (sono a tutti gli effetti dati di cui hanno la proprietà), e trasmessi all'Istat che fa un'operazione di pulizia (ci possono essere stati degli errori di trascrizione) e poi li usa per costruire gli indici nazionali.
Solo alcuni dati vengono rilevati centralmente dall'Istat, perché non comportano differenziazioni territoriali e perché sono troppo complessi (tariffe elettriche, l'insieme dei servizi bancari o di quelli postali). Questi dati raccolti centralmente vengono comunicati agli uffici statistici comunali affinché possano elaborare i loro indici.
Quali prezzi vengono rilevati?
Quelli che sono effettivamente pagati. Qui si può aprire una parentesi. I prezzi rilevati non sono dunque i prezzi di listino, ma quelli che i negozi praticano normalmente. Così, se un elettrodomestico di listino viene mille euro e normalmente è venduto a 750 euro, si rileva il prezzo di 750 euro. Questo però non significa che si tengano in considerazioneofferte speciali o sconti contrattati e ottenuti dal cliente, magari sotto forma di dilazioni di pagamento. (Fa eccezione la rilevazione per elaborare un altro indice dei prezzi, quello armonizzato tra i Paesi europei e che viene poi usato da Eurostat, il braccio statistico dell'Unione, per calcolare l'inflazione in Europa e in Eurolandia: per questa rilevazione si tiene conto anche degli sconti di fine stagione, per esempio nell'abbigliamento). A meno che non si tratti di sconti e offerte applicati a chiunque entri nel negozio e che durino più di un mese. Da questo punto di vista la famigliona simulata nella rilevazione dei prezzi al consumo spende di più di quello che spendono le famiglie italiane prese singolarmente.
Costo della vita e potere d'acquisto
Questa affermazione sfata il luogo comune secondo il quale "l'Istat sottostima il vero costo della vita". Ma è anche un'affermazione che non è rilevante per le finalità dell'indice, che non serve a calcolare il livello dei prezzi ma la sua variazione nel tempo. Dice cioè quanto è variato il potere d'acquisto degli italiani, non dice se questo potere d'acquisto è alto o basso.
Il metodo illustrato, che come detto simula i consumi degli italiani, spiega il peso che hanno alcune voci particolarmente sottotiro da parte delle associazioni dei consumatori: Rca e affitto. Per l'affitto, siccome in Italia l'80-85% delle famiglie vive in case di proprietà, il peso è basso; d'altronde deve esserlo, proprio perché solo pochi italiani pagano un affitto e la loro spesa (che può essere anche elevata in relazione ai loro consumi personali) viene diluita nella spesa complessiva che comprende anche gli acquisti di chi l'affitto non lo paga. Per l'Rca, se pensiamo alla famigliona è facile capire come a fronte di tutti i premi pagati ci sono tutti i rimborsi e dunque il costo effettivo sostenuto per l'assicurazione dell'auto diventa la differenza tra i premi e i rimborsi.
Infine, l'Istat coordina la rilevazione dei prezzi seguendo la metodologia studiata e approvata in sede internazionale, soprattutto in sede Eurostat. E aggiorna il paniere, nella composizione per prodotti e nei pesi, ogni anno; una frequenza molto più elevata di quanto non facciano normalmente gli altri Paesi.
Il numero di rilevatori e di istituti di statistica coinvolti e la sorveglianza internazionale sono le più importanti garanzie antimanipolazione dell'indice dei prezzi al consumo italiani.
Per saperne di più:
Il sito Istat mette a disposizione dati aggiornati e informazioni puntuali ed è consultabile alla voce:
www.istat.it