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Se il sindacato è “vecchio”

di Vincenzo Galasso 23.10.2003
Gli iscritti alle organizzazioni sindacali in Italia hanno l’età più alta in Europa. Anzi, molti sono già in pensione. Questa composizione demografica influenza la posizione dei sindacati sulla riforma previdenziale. Nessuna opposizione alla legge Dini, che non toccava gli interessi di gran parte degli iscritti, chiusura oggi a nuove riforme per difendere i benefici di una particolare fascia di lavoratori, già forti politicamente perché sono la maggioranza degli elettori. Ma chi rappresenta i giovani?

In democrazia, il sindacato rappresenta i propri iscritti e ne difende diritti e interessi attraverso la contrattazione con le imprese e con il Governo e, in casi estremi, attraverso lo sciopero.

Ma chi rappresenta veramente il sindacato?

L'età degli iscritti

Due informazioni aiutano a tracciare un identikit dei suoi iscritti. Secondo i dati forniti dall'Eurobarometro (si veda il grafico), l'età dei lavoratori italiani iscritti al sindacato è la più alta in Europa. In Italia, il lavoratore mediano iscritto al sindacato ha quarantaquattro anni, ben quattro in più della media europea. Inoltre, da uno studio di Tito Boeri, Agar Brugiavini e Lars Calmfors risulta che quasi il 50 per cento degli iscritti non è un lavoratore, in Francia e Germania, la percentuale è del 20 per cento. Molti membri del sindacato sono in realtà già in pensione. Questi due fenomeni fanno del sindacato italiano il più vecchio in Europa.

La composizione demografica del sindacato italiano ha effetti sulla sua politica salariale e occupazionale, ma anche sulla sua politica in materia previdenziale. Nel 1995 il sindacato mostrò notevole lungimiranza non opponendosi alla proposta del governo Dini, tuttavia i membri più anziani del sindacato (gran parte dei suoi iscritti) (vedi Galasso) furono esclusi dall'onere della riforma.

La chiusura manifestata dal sindacato di fronte a misure alternative di modifica del regime pensionistico discusse sui giornali sembra fortemente motivata dalla difesa delle organizzazioni sindacali dei diritti dei loro iscritti "anziani". La proposta Tremonti è criticabile sotto molti punti di vista (vedi Boeri-Brugiavini), come il sindacato osserva viene snaturato il principio della riforma Dini e messo in discussione il patto tra le parti sociali allora sottoscritto, ma sulle specifiche regole l'opposizione del sindacato sembra motivata dalla difesa dei benefici pensionistici di quella coorte di lavoratori con più di quarantaquattro anni, ma con meno di cinquantadue, che ne sarebbe danneggiata. Paradossalmente, il sindacato rafforza il peso di cui i lavoratori (con più di quarantaquattro anni) e i pensionati già dispongono nell'ambito politico, in quanto rappresentano la maggioranza degli elettori.

A quando un'organizzazione che difenda i diritti e gli interessi dei giovani lavoratori (e magari dei disoccupati)?