
Il nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale(1) ha in questi giorni ricordato che, in assenza di correttivi, il rapporto fra spesa pensionistica e PIL in Italia, già il più alto fra i paesi della UE è destinato ad aumentare in modo significativo. Il calo del gettito IRPEF e IRPEG richiede tagli alle spese correnti e, soprattutto alla spesa sociale, di cui la spesa pensionistica rappresenta circa i due terzi. Ma il Ministro Maroni ha più volte riaffermato che il governo non intende rivedere né accelerare i propri progetti di riforma delle pensioni. Quali sono questi progetti?
Obiettivi ambiziosi …
Le direttrici di riforma del sistema previdenziale contenute nel DPEF 2002 si pongono tre obiettivi prioritari: l'innalzamento dell'età effettiva di pensionamento e l'aumento del tasso di partecipazione dei lavoratori in età compresa tra 55 e 64 anni; lo sviluppo della previdenza complementare; una maggiore equità sociale. Questi obiettivi sono in linea con le indicazioni più volte proposte dalle principali organizzazioni internazionali, quali l'OCSE, l'Unione Europea e la Banca Mondiale e recepiscono le conclusioni della commissione Brambilla.
…e strumenti inadeguati
Non è chiaro, tuttavia, come questi obiettivi verranno perseguiti. Il DPEF propone l'abolizione del cumulo tra pensione e reddito da lavoro, condizionata al conseguimento di requisiti superiori a quelli minimi per il pensionamento. Tale misura dovrebbe incentivare i lavoratori a ritardare il pensionamento, al fine di poter beneficiare del cumulo. Il rischio è, invece, che questa normativa agevoli il pensionamento per coloro che avrebbero comunque lavorato fino all'età in cui il cumulo è consentito, ma non induca altri lavoratori a posticipare l'età di pensionamento. Come sottolineato da Brugiavini e Peracchi, sono necessari veri e propri disincentivi al pensionamento anticipato per allungare la vita lavorativa. Più in generale, il DPEF stima che le modifiche introdotte nel mercato del lavoro siano sufficienti a ridurre il rapporto tra spesa pensionistica e PIL di oltre un punto percentuale, ma non è chiaro come ciò potrà avvenire soprattutto perché sono previste misure di riduzione delle aliquote contributive (dal 3 al 5 per cento) per i nuovi assunti.
Il Rapporto dimenticato
Il fervore suscitato all'inizio di questa legislatura dalla verifica previdenziale e dal Rapporto Brambilla si è lentamente affievolito. Già nel settembre 2001 la coalizione di governo era divisa: la proposta di aumento delle aliquote contributive per i lavoratori autonomi è stata osteggiata da Maroni in nome della difesa degli interessi degli elettori della Lega. Poi il dibattito sull'art.18 ha preso il sopravvento, lasciando al margine quello sulle pensioni, tant'è che nella recente contrattazione tra governo e parti sociali non si è ritenuto opportuno aprire un tavolo sulle pensioni. Da ultimo, Berlusconi e Maroni hanno in queste settimane più volte ribadito che gli interventi in tema previdenziale possono essere rimandati al 2006 – l'anno delle prossime elezioni politiche.
I costi politici del rinvio
Alla luce di quanto sopra, è fin troppo facile prevedere che gli obiettivi del DPEF verranno disattesi.
Il governo Berlusconi sembra aver scelto di scaricare sugli esecutivi della prossima legislatura il compito di riformare il sistema previdenziale. Purtroppo rimandare questi interventi ha non solo costi economico-finanziari, ma anche politici. L'invecchiamento della popolazione accentua lo scontro intergenerazionale. Oggi l'elettore mediano – quello cui guardano i due schieramenti in un sistema bipolare – ha 46 anni. Tra quattro anni il peso politico degli anziani – i sostenitori dei "diritti acquisiti" – sarà ancora maggiore e le riforme più difficili da attuare. Come mostrato dalla tabella e dal grafico qui sotto, tra vent'anni l'elettore mediano avrà 53 anni e sarà forse impossibile intervenire.
(1) Il nucleo di valutazione della spesa previdenziale è l'organismo istituito con la riforma Dini del 1995 con lo scopo di monitorare la spesa pensionistica e l'impatto della stessa riforma.
Anno | Età Votante Mediano |
1992 | 44 |
2002 | 46 |
2006 | 47 |
2012 | 49 |
2022 | 53 |
2032 | 56 |
2042 | 57 |
Popolazione con più di 60 anni in proporzione alla popolazione fra i 18 e i 59 anni (Italia)