Logo stampa
 
 
 
  Invia la notizia  PDF dell'articolo

Un Patto per far crescere l'Europa

di Francesco Giavazzi 19.08.2002
Le discussioni che si sono svolte sui giornali italiani intorno a Ferragosto, in merito ad una ..........

Le discussioni che si sono svolte sui giornali italiani intorno a Ferragosto, in merito ad una possibile riforma del Patto di stabilità, sono un buon esempio di quanto scrivevamo nel nostro editoriale: "Vogliamo essere obiettivi e indipendenti. In Italia è difficile esserlo. Si applica la par condicio anche a chi utilizza le proprie competenze al solo scopo di appurare la verità. Quando si discute del famoso "buco di bilancio", degli effetti dell'introduzione dell'Euro o dei risultati delle politiche per l'emersione, bisogna invitare "esperti" di destra e di sinistra, come se ci fosse una verità di destra e una di sinistra!"

Il campo si è diviso tra chi rifiuta persino di discutere possibili modifiche al Patto, ritenendole solo un mezzo per togliere il ministro Tremonti dai guai nei quali si è cacciato, e chi invece ritiene che il Patto sia ormai carta straccia, un esempio dei vincoli europei dai quali finalmente liberarsi. Il centro-destra è compatto nel chiedere modifiche. Il centro-sinistra, con l'eccezione di qualche frangia estrema, Rifondazione e i Comunisti italiani, lo difende a spada tratta sfidando Tremonti a mantenere gli impegni dell'Italia in Europa. Anche dietro le opinioni istituzionali espresse dal presidente della Commissione, Romano Prodi e da Tommaso Padoa Schioppa, membro del comitato esecutivo della Bce, si percepisce più una sfida al governo Berlusconi che il tentativo pacato di discutere sull'opportunità di correggere il Patto.

Rivendichiamo il diritto di discutere dell'opportunità di rivedere il Patto entrando nel merito, senza essere pregiudizialmente giudicati a favore o contro il ministro Tremonti.

Alla radice dei problemi di finanza pubblica in Europa vi è un eccesso di spesa corrente: pensioni, sanità, costo dei dipendenti pubblici. Abbiamo stati sociali troppo ampi e generosi in confronto alla capacità delle nostre economie di produrre gettito fiscale senza imporre aliquote che distruggano gli incentivi a lavorare e a investire. Per controllare davvero la finanza pubblica è necessario limitare la spesa corrente: altrimenti, i vincoli sui saldi di bilancio rischiano di tradursi solo in aliquote ancor più elevate e in tagli della spesa per investimenti in infrastrutture delle quali certo in Europa non vi è un eccesso. E' stato così con i parametri di Maastricht: li abbiamo osservati tagliando gli investimenti pubblici e aumentando il gettito: la spesa corrente, in rapporto al Pil, è rimasta pressoché invariata—in Italia così come nel resto d'Europa.

Una proposta per un nuovo Patto

Le analisi del Fondo monetario internazionale sul Patto di stabilità (IMFCountry Report No. 01/203) partono da questa premessa e suggeriscono modifiche al Patto che accentuino il controllo sulla spesa corrente. Le proposte del Fondo sono coerenti con modifiche, secondo me auspicabili, che possono essere sintetizzati nel modo seguente:

1. Obiettivo di un nuovo Patto deve essere il contenimento delle spese correnti e l'abbattimento dei debiti pubblici. Il livello tendenziale della spesa corrente e la velocità nella riduzione del debito sono concordati con la Commissione europea (secondo procedure simili alle "Article IV Consultations" tra il Fondo e i paesi membri) e soggetti al vaglio del Ecofin. Questi obiettivi terranno evidentemente conto delle condizioni di partenza di ciascuno paese.

2. Paesi che soddisfino stabilmente gli obiettivi concordati con la Commissione per il loro debito e le loro spese correnti, possono finanziare, anche in disavanzo, non solo investimenti pubblici, ma riforme fiscali, purché disegnate per aumentare gli incentivi privati a lavorare e investire.

La logica della proposta è evidente. Non vi è alcun motivo per impedire al Portogallo, che ha un rapporto tra debito e Pil del 32 per cento, di emettere titoli pubblici per finanziare infrastrutture delle quali il paese ha un gran bisogno. Ma andrei oltre: la Francia ha un rapporto debito-Pil inferiore al 60 per cento (il 57 per cento.). Se il governo Raffarin si impegnasse in un programma pluriennale di riduzione della spesa corrente (ad esempio le pensioni), e la Commissione ne verificasse gli impegni, perché non consentirgli di finanziare, sì, per qualche anno anche in disavanzo, una riforma fiscale che introduca nuovi incentivi a lavorare, ad assumere giovani e a investire ?

La tentazione di aggirare il Patto, senza correggerlo.

Vi sono due modi per discutere di queste proposte. Ci si può comportare come bambini cocciuti e rifiutare di esaminarle, solo perché ad Amsterdam nel 1997 si decise che altre dovessero essere le regole: così fa la Commissione europea. Oppure ci si può comportare da persone mature e riflettere come il Patto possa essere migliorato: non per aiutare Tremonti, Schroeder o Raffarin, ma nell'interesse dell'Europa.

Vi è un aspetto ancor più grave. E' ormai evidente il motivo per cui alcuni, ad esempio il ministro delle finanze di Berlino, Eichel, sono tiepidi verso modifiche al Patto: aggirarlo è più facile che modificarlo. Le vie sono numerose, e tante più se ne scoprono quanto più i vincoli del Patto diventano stringenti. Cartolarizzazioni, emissioni di obbligazioni convertibili in azioni di società privatizzande, trasferimento fuori bilancio di spese per investimenti. La fantasia dei governi fa premio sulla capacità di Eurostat e della Commissione europea di chiudere la falle. E anche quando la Commissione se ne accorge--come nell'ormai famoso caso tedesco della Kreditanstalt fuer Wiederaufbau (KfW), la banca pubblica tedesca che ha finanziato gran parte della ricostruzione dell'est--i tempi sono biblici: il governo di Berlino ha tempo fino al 31.12.2007 per smettere di coprire con la propria garanzia le passivita' emesse dalla KfW (Accordo tra il governo tedesco e il Commissario alla concorrenza, Mario Monti, 1 marzo 2002.)

Siamo davvero convinti che sia saggio difendere a spada tratta un Patto che tutti si ingegnano ad aggirare? Non sarebbe meglio riflettere da persone adulte su che cosa davvero serva per far crescere l'Europa? Comportarsi come bambini testardi non è certo il modo per accrescere la credibilità delle istituzioni europee. Chiedetelo a chi osserva l'Europa dagli Stati Uniti.