Il ritorno delle "mutue". Così la stampa di informazione ha commentato la proposta, contenuta nel DPEF 2003-06, diretta a prevedere "l'introduzione, in via sperimentale, di mutue integrative e/o sostitutive". Ma, perché la proposta ha suscitato tanto scalpore? Va innanzi tutto precisato che la mutualità volontaria è libera e, storicamente, diffusa in Italia. Non si conosce il numero esatto degli iscritti, ma considerando anche le coperture di gruppo stipulate dai datori di lavoro in conformità a contratti collettivi, la quota di popolazione coinvolta non è irrilevante. Qual è allora il problema? Il primo problema è legato alle agevolazioni fiscali. I contributi versati a favore di fondi assistenziali sono sottoposti a trattamenti fiscali agevolati in sede di dichiarazione dei redditi. La letteratura scientifica ha dedicato ampia attenzione agli effetti delle agevolazioni fiscali. Da un lato esse costituiscono una "spesa pubblica occulta", ovvero una spesa che la pubblica amministrazione finanzia rinunciando a una parte del gettito fiscale. Dall'altro, i sussidi fiscali inducono gli individui a comprare più coperture assicurative; una volta assicurati, gli individui tendono a domandare più servizi e potrebbero addirittura acquistare più assicurazioni perché spendono di più per la salute. Dal punto di vista dell'efficienza, il sussidio fiscale genera quindi un "eccesso" di coperture assicurative e un aumento della spesa sanitaria complessiva. Il secondo problema è legato ai fondi sostitutivi, diretti ad assicurare rischi già coperti dal Servizio Sanitario Nazionale SSN:emergono considerazioni in termini di equità e di efficienza. In termini di equità, perché l'acquisto di una copertura supplementare è realisticamente presa in considerazione solo da individui con un reddito superiore ad una data soglia minima, al di sotto della quale il ricorso alle prestazioni sanitarie private è poco probabile.. In termini di efficienza, perché uno stesso rischio finirebbe con l'essere coperto due volte, con la conseguenza che il servizio pubblico, "erogatore di ultima istanza", sarebbe comunque costretto ad accollarsi i rischi peggiori. In buona sostanza, l'innovazione potrebbe conseguire come unico risultato di sostenere la crescita del mercato dell'intermediazione assicurativa e delle prestazioni sanitarie, a prescindere da ogni considerazione circa i bisogni di salute della popolazione più esposta al rischio di spendere per la propria salute.