
Il disegno di legge sulla libertà religiosa in discussione alla Camera - su cui in Commissione si è formato un asse trasversale tra Forza Italia, Ds, Verdi e Rifondazione comunista - secondo la Lega Nord, è "un rischio che l'Italia non può correre" in quanto "riconosce una religione pericolosa come l'Islam, aiuta i terroristi e rischia di legalizzare il culto di Satana".
Tuttavia, accrescere la libertà religiosa in Italia potrebbe non essere una cattiva idea e questo proprio se si valuta il senso religioso come un importante valore della cultura occidentale.
Infatti, così come in un mercato concorrenziale le imprese competono tra loro per aggiudicarsi i clienti cercando di migliorare la qualità dei loro prodotti, ci si può aspettare che anche le varie religioni si facciano concorrenza per rispondere alla domanda di senso religioso. Quindi, più concorrenza c'è tra le religioni, migliore è la qualità dei servizi religiosi che viene offerta ai (potenziali) credenti.
Monopolio delle coscienze o pluralità di Chiese?
Di questo si era già accorto più di duecento anni fa Adam Smith. In un capitolo dimenticato del suo libro "La Ricchezza delle Nazioni" sostenne la tesi che la Chiesa d'Inghilterra aveva gradualmente perso di vista i bisogni spirituali degli inglesi, una volta ottenuto dal Governo un potere di monopolio sulle coscienze. Questa preoccupazione fu fatta propria da Thomas Jefferson e dagli altri padri fondatori degli Stati Uniti d'America, che tennero ben separati Chiesa e Stato nella Costituzione americana.
La tesi "Smith-Jefferson" è stata sottoposta a verifica empirica da vari scienziati sociali. In una serie di articoli relativi ai Paesi protestanti dell'Europa e del Nord America (raccolti sulla pagina web "Economics of Religion"), Lawrence Iannaccone dell'università di Santa Clara (California) ha sostenuto che la partecipazione al culto e la forza delle convinzioni religiose (misurate come la frazione di persone che credono nell'aldilà) sono più pronunciate nei Paesi in cui siano riconosciute una pluralità di Chiese con eguali diritti. A suo avviso, il fatto che nei Paesi scandinavi solo una piccola parte della popolazione vada in chiesa, deve essere messo in relazione con la posizione privilegiata e con il finanziamento statale della Chiesa luterana. Il culto e le convinzioni religiose sono viceversa molto diffusi negli Usa dove tante religioni e sette "competono" duramente per aggiudicarsi nuovi adepti, senza godere di privilegi statali.
Questo non vale solo per i Paesi a maggioranza protestante. In Giappone, il venir meno dopo la seconda guerra mondiale del forte supporto finanziario allo scintoismo, ha portato all'affermarsi di una pluralità di nuovi gruppi religiosi, che sono riusciti a rispondere ad alcuni bisogni spirituali apparentemente non soddisfatti dallo scintoismo.
In un articolo del maggio 2002, Robert Barro e Rachel McCulloch hanno esteso l'evidenza empirica di Iannaccone a un insieme più ampio di Paesi e di religioni. La loro analisi conferma la presenza di un effetto positivo del pluralismo religioso sulla partecipazione al culto e sul numero di persone che credono all'esistenza di un Paradiso.
La liberalizzazione del mercato religioso
In conclusione, l'esperienza storica di molti Paesi suggerisce che, proprio come succede per i tradizionali mercati economici, la concorrenza tra religioni produce vantaggi per i partecipanti al "mercato religioso" in termini di migliori servizi offerti dai "produttori". Restringere la libertà religiosa e perpetuare il monopolio di cui ha tradizionalmente goduto la religione cattolica in Italia, nei confronti dell'Islam come di altre religioni, non è dunque un buon modo per promuovere i bisogni di spiritualità.
Perché allora la Lega si oppone alla liberalizzazione del mercato delle religioni? Essenzialmente perché individua - a torto o a ragione - in quella musulmana una religione intollerante, che, una volta ammessa nel "mercato" in condizioni di par condicio, potrebbe voler eliminare le altre concorrenti.
Come il cattolicesimo e a differenza delle religioni dell'Estremo Oriente, infatti, l'Islam ha il proselitismo tra i suoi obiettivi principali. Da qui la asserita pericolosità dell'Islam.
Ecco quindi il difficile dilemma su cui il Parlamento è chiamato a esprimersi. Si tratta di scegliere tra la negazione discriminatoria di fondamentali diritti di libertà religiose per tutti e il rischio, oggi remoto, che una religione
che ambisce al proselitismo diventi domani maggioritaria. Purtroppo, è a questo genere di scelte sgradevoli che il terrorismo di al-Qaeda obbliga sempre più spesso l'Occidente.
Per saperne di più:
Il sito del Center for Studies on New Religion che raccoglie e promuove studi e ricerche nel campo della religiosità o il già citato sito "Economics of Religion".
Un importante studio sul tema dal titolo "People's opium? Religion and economic attitudes" è stato pubblicato dal Journal of Monetary Economics vol. 50 (2003).