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Il virus della SARS: gli effetti sull'economia

08.05.2003
Una raccolta curata da Giovanni Stringa degli articoli apparsi sulla stampa internazionale dopo lo scoppio dell'epidemia SARS.
Il virus della SARS: gli effetti sull'economia. Rassegna della stampa estera (29 aprile-7 maggio)

Per l'economia il rischio più grande sta nella paura

L'Asia, il continente più colpito dal virus, soffre al momento più di paura che di vera malattia. L'economia mondiale inoltre non sembra per ora particolarmente minacciata, ma le cose potrebbero cambiare se l'infezione non venisse portata sotto controllo nel giro di quindici giorni. In questo caso, secondo l'Asian Development Bank, "gli effetti sulle limitazioni al traffico d'affari e ai trasporti in generale potrebbero farsi sentire in maniera rilevante sulle ordinazioni delle aziende con ripercussioni su scala maggiore rispetto al presente". Il punto più delicato della crisi resta la Cina: le importazioni di Pechino hanno alimentato nel 2002 il 56% della crescita delle esportazioni dell'Asia sud-orientale, mentre la lentezza del governo comunista nell'affrontare la crisi potrebbe causare ripensamenti nelle imprese straniere. Queste ultime, infatti, potrebbero rivedere le loro politiche di delocalizzazione, spostando i loro siti produttivi dalla Cina ad altri paesi come Messico, Russia, Turchia o Europa centro-orientale.

Da: "Die Furcht ist das groesste SARS-Risiko fuer die Wirtschaft", Frankfurter Allgemeine Zeitung, 29 aprile 2003, pag.12

 

Cina, una polmonite anche per la politica

Pechino soffre: la crescita economica dell'anno in corso sarà inferiore, secondo alcuni economisti, di ben due punti percentuali rispetto alle previsioni dell'8%, e gli operatori stranieri (gli investimenti esteri nel 2002 ammontavano ad oltre 47 miliardi di euro) guardano al dragone asiatico con molto sospetto. Ma il peggio per il governo cinese può venire dalla rottura del legame tra partito unico al potere da una parte e prosperità e stabilità economica dall'altra, cosa che causerebbe delusione e minor sostegno tra la popolazione e interesse in forte calo da parte del business internazionale.

Da "SARS threatens to affest China in broader ways", Wall Street Journal Europe, 30 aprile 2003, pag.A1

 

Pechino città chiusa

La capitale dovrebbe essere in festa e le sue strade affollate di turisti con voglia di divertirsi e soldi per fare acquisti. Siamo, infatti, in una delle tre settimane di vacanza che il governo ha istituito nel 1999 per incentivare i consumi. Ma la SARS ha rovinato i progetti, e pochi segni rimangono degli 87 milioni di Cinesi che l'anno scorso hanno approfittato delle festività per spostarsi, spendendo in totale circa 4 miliardi di dollari. Per il 2003, quindi, meno consumi turistici e meno crescita economica.

Da "Los habitantes de Pekìn se refugian en sus casas ante el avance de la neumonìa", El Pais, 2 maggio 2003, pag.25

Sud-Est asiatico, la SARS paralizza il turismo

Ricavi in calo dal 20 al 30% per le compagnie aeree, le agenzie di viaggi e gli alberghi della regione: così il turismo comincia a risentire degli effetti del virus. Il settore contribuisce al PIL nazionale per il 10% a Singapore, 8% in Malesia, 6% in Thailandia e 4% in Vietnam. Numeri troppo grossi per evitare ripercussioni macroeconomiche generali. Il costo totale della malattia per il Sud-Est asiatico potrebbe ammontare a 30 miliardi di euro, di cui 10 imputabili direttamente alla crisi del trasporto aereo.

Da "En Asie du Sud-Est, le SRAS paralyse le tourisme", Le Monde, 4-5 maggio 2003, pag.15

 

Hong Kong, l'insicurezza aiuta il commercio elettronico

L'ex colonia inglese è finora stata scettica nei confronti dell'e-commerce: a ottobre 2002 solo il 18% dei navigatori su internet aveva fatto acquisti via rete, contro ad esempio il 62% negli USA (dati Nielsen). Tuttavia lo scoppio dell'epidemia ha visto un forte aumento delle visite ai siti locali di Yahoo (+16%), Ebay (+25%) e Amazon (+23%). Gli operatori del settore sperano che tale successo, al momento indotto dalle reticenze nell'uscire di casa, continui in futuro anche dopo la sconfitta del virus. Una SARS che sarebbe quindi definita a pieno titolo catalizzatrice della "new economy".

Da " Hong Kong's shoppers seek ondine refuge", Financial Times, 6 maggio 2003, pag.7

 

L'epidemia colpisce le imprese statunitensi

I mercati di Hong Kong e Cina hanno contribuito nel 2002 a un quarto del totale dei profitti delle filiali all'estero delle società USA, più che nel caso dei distaccamenti in Francia, Germania e Italia messe insieme. La crisi causata dalla SARS non sarà quindi facilmente digeribile per il business americano: consumi cinesi in calo (l'economia di Pechino dovrebbe recedere intorno all'1-2% nel secondo trimestre) e pressioni sulla valuta locale rispetto al dollaro, con conseguente perdita di competitività per i prodotti statunitensi. Tuttavia secondo alcuni analisti il peggio è già passato e molte multinazionali utilizzeranno nelle loro trimestrali (aprile-giugno) la scusa del virus per giustificare anche a sproposito i cali nelle vendite.

Da U.S firms are hurt by SARS, Wall Street Journal Europe, 6 maggio 2003, pag.A4

 

 

 

 

 

 

 
il virus della SARS: gli effetti sull'economia (23-28 aprile 2003)

 

 

SARS: UNA MALATTIA PER L'ECONOMIA

La polmonite atipica si internazionalizza

Anche il mondo degli affari cinese, notoriamente riservato e poco incline a commenti, comincia ad accusare il famigerato virus per i cali nella produzione. Il Salone dell'Auto a Shangai ha chiuso in anticipo con circa un quinto dei visitatori previsti. Sembra quindi sempre più evidente che ci saranno sensibili ripercussioni sul PIL cinese, con effetti a catena soprattutto sull'Asia in generale e sul Nord America. I settori più a rischio? Turismo, tessile e, ancora una volta, il trasporto aereo.

Per l'Italia, secondo fornitore europeo di Pechino (4 miliardi di euro di esportazioni nel 2002, principalmente nei settori automobilistico e meccanico), i danni potrebbero essere più forti di quelli del caro-euro. Inoltre molte industrie nostrane hanno in passato delocalizzato in Cina diversi processi produttivi: con l'interscambio a rischio si pregiudica il funzionamento della catena di montaggio.

Da "La pneumophatie fragilise la Chine, ses retombées s'internationalisent" e "L'Italie redoute un contrecoup significatif sur son commerce extérieur", Les Echos, 24 aprile, pagg.8-9

La SARS frena l'economia cinese

Il virus della polmonite atipica sta causando in Cina un calo nelle vendite al dettaglio e nelle esportazioni, nonché il collasso per il settore turistico. L'impatto iniziale si è sentito sui servizi, che sono molto dipendenti dalla spesa dei consumatori e costituiscono un terzo dell'economia nazionale. Ma stanno nascendo i primi segnali di debolezza anche dal settore manifatturiero, responsabile di circa il 50% della produzione del paese. Secondo JP Morgan l'economia cinese, dopo un'espansione del 9,9% nel primo trimestre dell'anno, sta registrando un calo del 2% nell'attuale periodo. Se il virus verrà portato sotto controllo entro la fine di giugno, la banca americana prevede un ritorno della crescita a ritmi sostenuti (8%) per l'ultimo trimestre.

Da "SARS halts the expansion of Chinese economy", International Herald Tribune, 28 aprile 2003

Crescita rivista al ribasso per l'Asia orientale

Secondo la stima della "Far Eastern Economic Review", la crisi legata alla SARS è già costata alla regione almeno 10,6 miliardi di dollari. La banca Citigroup ha ieri nuovamente ridotto le previsioni di crescita per l'anno in corso di Cina (6,7% rispetto al 7,6% iniziale) e Singapore (2,4% contro il 3,5% ante revisioni). Accanto ai settori più colpiti dalla crisi (turismo, trasporto aereo e commercio al dettaglio), si segnalano quelli che ne dovrebbero trarre anche qualche vantaggio: farmaceutico e telecomunicazioni.

Da "Regierungen Ostasiens schrauben ihre Wachstumsprognosen nach unten", Handelsblatt, 24 aprile 2003, pag.6

Le regioni più colpite rispondono con incentivi all'economia

Hong Kong ha ieri reso pubblico un piano anti-SARS di 1,4 miliardi di euro, consistente in agevolazioni al credito, cali nei costi degli affitti e incentivi fiscali. Le autorità sono preoccupate dalle stime di Citigroup, per cui la crescita 2003 nell'ex colonia è prevista intorno all'1% (contro il 2,8% dei calcoli ante SARS), mentre a livello globale l'Organizzazione Mondiale del Commercio considera il virus tra i fattori negativi per lo sviluppo dell'interscambio internazionale (crescita stimata per quest'anno intorno al 3%). Ritornando in Asia, anche Singapore, Corea del Sud e Malesia hanno provveduto a stabilire o stanno considerando "pacchetti legislativi" di stimolo all'economia.

Da "Hong Kong unveils cash package for SARS fall-out", Financial Times, 24 aprile 2003, pag.1