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La riforma delle pensioni in Germania

06.05.2003
Una raccolta degli articoli pubblicati recentemente dai più importanti quotidiani tedeschi dedicati al dibattito sulla revisione della riforma previdenziale approvata nel 2001, preceduta da una scheda sui contenuti della legge Riester.
Infine una riproposizione dell'intervista a Axel Börsch-Supan, membro della Commissione istituita dal Governo tedesco per valutare la sostenibilità del sistema pensionistico tedesco.
Pensioni in Germania.Le proposte della commissione Rürup e il dibattito sulla stampa a cura di Tiziana Prina

Il ministro degli Affari sociali Ulla Schmidt ha sollecitato Bert Rürup a presentare in anticipo le proposte della sua commissione. Nei giorni scorsi erano già di dominio pubblico le opinioni della maggioranza dei membri della commissione. A partire dal 2011 fino al 2030, è previsto un progressivo prolungamento dell'età lavorativa da 65 a 67 anni e la riduzione della pensione (si parla del 55 per cento) ottenuta attraverso l'introduzione di un "fattore di persistenza" (simile al fattore demografico introdotto dal governo Kohl su indicazione dello stesso Rürup e in seguito modificato dalla riforma Riester, ndr): terrà conto delle maggiori aspettative di vita, rispecchiando in sostanza una politica di spesa orientata alle entrate (in futuro, come base di misurazione dovrebbero valere le entrate soggette ad assicurazione e non più il montante complessivo lordo dei salari). In questo modo i contributi pensionistici, attualmente al 19,5 per cento salirebbero al massimo al 22 per cento nel 2030. Un portavoce del ministero ha giustificato la richiesta di anticipare i tempi con la necessità di discutere le proposte nella prossima direzione del partito, in realtà il ministro e il cancelliere vorrebbero arrivare velocemente al termine dei lavori della commissione per non alimentare ulteriormente le polemiche già in atto all'interno della Spd .

Da "Ministerin Schmidt schickt Rürup-Kommission in Frührente", Financial Times Deutschland del 24.4.2003

La commissione Rürup invita il Governo a non allargare la base contributiva, includendo nell'assicurazione pensionistica altri tipi di reddito e nuovi gruppi di persone, quali funzionari statali, autonomi o lavoratori occupati in mini-job: nel lungo periodo questo non farebbe che gravare ulteriormente sul sistema di previdenza.

Il Governo dovrà decidere anche ulteriori misure per stabilizzare i contributi. Se l'economia continua a crescere debolmente (solo + 0,75 per cento secondo l'ultima stima del Governo), non si può rispettare il previsto contributo previdenziale del 19,5 per cento del reddito lordo e diventa inevitabile un aumento al 19,8 per cento. In caso di congiuntura ancora più debole si potrebbe arrivare al 19,9 o addirittura al 20 per cento. Il Governo dovrebbe perciò posticipare l'adeguamento delle pensioni da metà 2004 a inizio 2005, in tal modo l'aliquota contributiva diminuirebbe stabilmente dello 0,2 per cento.

I sindacati hanno già espresso parere contrario alle proposte avanzate. I rappresentanti di Dgb e Ig Bau in commissione giudicano unilaterali e inique le riforme perché prevedono solo tagli alle prestazioni e la loro combinazione porterebbe sulla strada della povertà i lavoratori più anziani.

Per Csu-Cdu le proposte sono insufficienti: la reintroduzione del fattore demografico, per quanto auspicabile, non basta in quanto anche il 22 per cento di aliquota contributiva previsto per il 2030 sarebbe troppo elevato. Propongono l'introduzione di un "fattore famiglia", ma la commissione ha già rifiutato di differenziare i contributi o l'importo previdenziale a seconda del numero dei figli .

Da "Rente mit 67 und der alte Rürup-Faktor", Frankfurter Allgemeine Zeitung del 25.4.2003

Il "fattore Rürup".

Secondo i calcoli di Rürup e di un altro membro della commissione, l'economista Axel Börsch-Supan, il livello lordo della pensione - attualmente 47,8 per cento del salario lordo - grazie alla riforma Riester scenderà per il 2030 di circa sei punti; se poi venisse introdotto il fattore proposto dalla commissione Rürup vi sarebbe un ulteriore abbassamento del livello lordo di 2,2 punti percentuali: un lavoratore medio con 45 anni di assicurazione otterrebbe così come pensione il 39,8 per cento del suo attuale salario lordo, ma con il prolungamento della vita lavorativa e quindi con un ulteriore biennio di contributi, potrebbe aumentare il livello della pensione dell'1,5 per cento. A questo si aggiunge la previdenza integrativa. Tutto questo fa pensare che il livello complessivo delle pensioni si manterrà anche nel lungo periodo. Oltre allo spostamento al 2005 dell'adeguamento delle pensioni e al taglio annuale dello 0,5 previsto da Riester, per rallentare la spesa pensionistica, è necessario anche un terzo elemento, il cosiddetto "fattore Rürup". Prende in considerazione la variazione nel numero dei contribuenti in rapporto al numero dei beneficiari delle prestazioni: se sale il numero dei pensionati in presenza di un numero calante di contribuenti, l'adeguamento annuale subirà un ulteriore rallentamento.

Da "Länger arbeiten für eine stabile Rente", Handelsblatt.com del 26.4.2003

 

In pensione a 67 anni

La proposta della commissione di innalzare a 67 anni l'età del pensionamento ha suscitato un'accesa discussione politica: mentre il ministro Schmidt caldeggia questa ipotesi, il presidente della Baviera, ex candidato cancelliere, Edmund Stoiber, fa sapere che Cdu-Csu non ci stanno e che prima bisognerebbe portare l'effettiva età di pensionamento dagli attuali 62 agli effettivi 65 anni. Dovrebbero essere tolti gli incentivi al prepensionamento e aumentati i tagli a coloro che lasciano il lavoro prima dei 65 anni, escludendo solo chi ha già raggiunto i 45 anni di contribuzione, periodi per congedi parentali inclusi.

Intanto la commissione ha smentito un autoscioglimento, anzi nella tarda estate presenterà la sua relazione finale e nel frattempo si occuperà di monitorare gli effetti della riforma Riester. E non esclude che in futuro la previdenza complementare privata o aziendale possa diventare obbligatoria. Secondo l'Istituto tedesco di previdenza per la vecchiaia finora su circa 30 milioni di individui che ne hanno diritto, solo 3,1 milioni hanno stipulato un'assicurazione privata e 2 milioni un'assicurazione aziendale incentivata. Uno studio della Hypovereinsbank suggerisce di aumentare la pensione incentivata dal 4 al 6 per cento del reddito e di conseguenza di aumentare il taglio di quella obbligatoria: da 0,5 a 0,75 per cento.

Da "Schmidt für Erhöhung des Rentenalters" i, Financial Times Deutschland del 26.4.2003, "Rentenbeitrag von 20 Prozent nicht mehr ausgeschlossen", Frankfurter Allgemeine Zeitung, del 28. 4.2003, pag. 13

Favorevoli e contrari alla "riforma della riforma"

Dopo giorni di violente critiche e di discussioni, finalmente lunedì sera è tornato il sereno per il cancelliere, che ha potuto contare sull'appoggio del direttivo Spd e sul consenso della maggioranza dei presenti alla prima delle quattro conferenze regionali dei socialdemocratici tenutasi a Bonn. Ma la pace è durata solo dodici ore: il giorno dopo si sono materializzati di nuovo i critici dell'Agenda 2010. I sindacati hanno infatti annunciato per il 24 maggio azioni di protesta in tutta la nazione contro lo smantellamento dello stato sociale, mentre la sinistra Spd ha accusato il cancelliere di ricatto, perché ha legato l'approvazione dell'Agenda a un voto di fiducia nei suoi confronti, minacciando le dimissioni qualora mancasse.

Da "Der Kanzler erpresst die Partei", Die Welt del 30.4.2003

 

Sommer, capo di Dgb (Confederazione dei sindacati) accusa il cancelliere di voler gravare sui bilanci dei lavoratori comuni e di voler risparmiare i privilegiati con le riforme dell'Agenda 2010. Le manifestazioni del primo maggio serviranno a dare voce alle posizioni dei sindacati, indipendentemente dalle controversie in atto all'interno della Spd (effettivamente durante il discorso che il cancelliere ha tenuto il primo maggio a Neu-Anspach vi sono state vivaci contestazioni, tuttavia egli ha difeso i suoi progetti di riforma, senza lasciare spazio a cambiamenti di rotta, ndr).

Frank Bsirske, a capo del sindacato dei servizi Ver.di, ha sottolineato come nel programma elettorale e nell'accordo di coalizione fossero altre le proposte avanzate.

Klaus Zwickel, presidente del potente sindacato di Ig Metall, ritiene che il cancelliere sia conservatore e per niente democratico, e riprendendo il titolo del discorso tenuto da Schröder il 14 maggio al Bundestag lo giudica senza coraggio, in quanto il suo programma è fatto di tagli e non di investimenti e d'innovazione.

Come Stoiber e per le stesse ragioni, anche Angela Merkel della Cdu respinge le proposte della commissione Rürup e annuncia un progetto complessivo di riforma allo studio di una commissione del suo partito, guidata dall'ex Presidente della Repubblica Herzog.

Le proposte della commissione hanno l'appoggio del ministro Ulla Schmidt e dei Verdi - che per voce del loro capogruppo hanno sollecitato i sindacati a partecipare al rinnovamento dello stato sociale e a non irrigidirsi in una politica lobbistica a favore degli insider. Favorevoli anche le associazioni dei datori di lavoro (Bdi, Bda e Confartigianato) che hanno anzi sottolineato come l'Agenda 2010 sia solo un primo passo.

È comunque probabile che il Governo non decida sul "pensionamento a 67 anni" prima delle elezioni del 2006. Il capogruppo Spd al Bundestag, Münterfing, ha infatti lasciato la questione aperta, sottolineando che non vi è nessuna urgenza di decidere.

Da un sondaggio della società di ricerche Infratest Dimap per "Welt am Sonntag" l'86 per cento dei tedeschi respinge le proposte della commissione sull'innalzamento dell'età pensionabile; nella Germania orientale la percentuale sale addirittura al 97 per cento.

Da "Wir sind nicht der verlängerte Arm der SPD", Sueddeutsche.de del 30.4.2003."Schröder fehlt der Mut zur Veränderung", Der Tagesspiegel del 30.4.2003. "Gewerkschaften machen gegen Reformpläne mobil", Die Zeit del 30.4.2003." Wirtschaft stärkt Schröder den Rücken. Gewerkschaften sollen Reformen nicht blockieren", Berliner Zeitung del 30.4.2003

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Una scheda sui contenuti della legge Riestera cura di Tiziana Prina

Il Governo tedesco ha affidato a una commissione tecnica presieduta da Bert Rürup la revisione della riforma previdenziale approvata nel 2001. Prima di addentrarci nelle anticipazioni e nei commenti alle proposte della commissione Rürup apparsi sulla stampa tedesca, è opportuno ricordare in sintesi i contenuti della riforma Riester.

Le tappe della legge

Nel gennaio 2001 la maggioranza rosso-verde ha approvato al Bundestag la parte della legge che riguarda il cambiamento della formula di adeguamento della pensione obbligatoria (primo pilastro del sistema previdenziale). Non prevedeva il coinvolgimento finanziario di Länder e comuni, quindi non richiedeva l'approvazione del Bundesrat (Camera delle Regioni), dove la coalizione di Governo non aveva la maggioranza.

Nel maggio 2001 il Bundesrat ha dato un faticoso consenso al pacchetto sull'incentivazione della previdenza complementare aziendale (secondo pilastro della riforma) e privata (terzo pilastro), nonché alla legge sulla previdenza di base destinata alle persone anziane indigenti e ai disabili al lavoro e a quella sulla certificazione dei prodotti previdenziali per l'assicurazione complementare (Länder e comuni partecipano ai relativi costi).

Il sistema previdenziale secondo la riforma Riester

Modifica nel lungo periodo del livello pensionistico obbligatorio per renderne sostenibili i costi, dato il calo demografico e l'invecchiamento della popolazione. Per equità intergenerazionale, il primo pilastro della previdenza, che interessa circa 33 milioni di assicurati, subisce correttivi per rallentarne la crescita con l'obiettivo di contenere i contributi entro il 22 per cento nel 2030. Attualmente l'aliquota è del 19,5 per cento, finanziata in modo paritetico da lavoratori e datori di lavoro. Esiste poi una quota finanziata dallo Stato federale attraverso varie voci del bilancio statale, fra cui l'ecotassa - la tassa sulla benzina e sul diesel voluta dai Verdi e introdotta nel 1999. Serve quasi interamente a finanziare la cassa previdenziale e nel 2003 ha permesso di ridurre dell'1,7 per cento il carico contributivo.

Rallentamento della crescita: dal 1° luglio 2001 le pensioni sono adeguate alla dinamica dei salari lordi, corretti con i cambiamenti dell'aliquota contributiva per l'assicurazione pensionistica obbligatoria. Dal 2003 gli adeguamenti pensionistici sono tagliati per otto anni ogni volta di 0,5 punti percentuali. Dal 2011 gli aumenti salariali vengono trasmessi ai pensionati nella misura del 90 per cento

Introduzione della previdenza privata a capitalizzazione: bilancia i tagli alla pensione pubblica, che comunque non scenderà al di sotto del 67 per cento del salario medio netto previsto per un lavoratore con 45 anni di anzianità grazie alle incentivazioni costituite da maggiorazioni salariali, premi e detrazioni fiscali. Anche i fruitori di bassi redditi avranno accesso alla previdenza integrativa, perché generosamente incentivati, soprattutto se hanno figli.

Rivalutazione dei periodi dedicati alla cura dei figli, se si raggiungono almeno 25 anni di contribuzione. Le donne occupate part-time o in lavori con salari minimi nei primi dieci anni di vita del figlio hanno diritto a essere considerate ai fini pensionistici come lavoratori a medio reddito. Anche i congedi parentali nei primi tre anni di vita del bambino valgono come periodi contributivi a partire dal 1991.

Aiuto ai più giovani: per loro è prevista una copertura degli eventuali buchi assicurativi verificatisi all'inizio della carriera lavorativa.

Splitting delle pensioni: le coppie più giovani potranno richiedere un'equa suddivisione dei diritti previdenziali acquisiti durante il matrimonio, sempre che entrambi siano stati assicurati per almeno 25 anni.

Incentivazione della previdenza integrativa a capitalizzazione: vige dal 1° gennaio 2002 per tutti coloro che sono tenuti ai contributi per la previdenza obbligatoria, al fine di permettere il mantenimento dello stesso tenore di vita nella vecchiaia. L'importo massimo che può essere incentivato sale ogni due anni dall'1 per cento del reddito lordo nel 2002 fino al 4 per cento nel 2008.

La previdenza di origine aziendale: già utilizzata dal 64 per cento degli addetti nell'industria e dal 28 per cento nel commercio, è fortemente incentivata grazie anche alle pressioni dei sindacati, che vogliono renderla competitiva con la previdenza puramente privata e farne uno strumento di politica contrattuale. Segue vari modelli: le casse pensioni (funzionano come assicurazioni: il datore di lavoro versa i contributi, la cassa pensioni costituisce uno stock di capitale da cui finanzia le successive prestazioni), l'assicurazione diretta (il datore di lavoro stipula a favore dei suoi dipendenti un vitalizio o una pensione) e i più recenti fondi pensione (istituzioni autonome di diritto, le quali a fronte del versamento di contributi si occupano della previdenza dei lavoratori di uno o più datori di lavoro). Le norme, a dire il vero piuttosto complesse, che regolano queste forme di risparmio per la vecchiaia prevedono il pagamento delle prestazioni solo all'età pensionabile o dal sessantesimo anno di età; la garanzia degli importi versati e la protezione dell'investimento da cessione o pignoramento. I crediti dei lavoratori sono assicurati dalla Pensions-Sicherungs-Verein. Prima della riforma, la previdenza integrativa aziendale era lasciata alla volontà del datore di lavoro, ora i lavoratori dipendenti hanno il diritto di chiedere la costituzione di una previdenza su base individuale, aziendale o territoriale da finanziarsi con una parte del loro salario (ad esempio gratifica natalizia oppure ferie o lavoro straordinario).

Altre incentivazioni: sono incentivati anche i contratti di previdenza integrativa privata (terzo pilastro) offerti dal settore finanziario (polizze assicurative, piani di risparmio di fondi e di banche).

Certificazione: i contratti di previdenza integrativa devono essere certificati dall'ente federale di vigilanza sui servizi finanziari. Controlla che i prodotti assicurativi offerti rispondano ai criteri sopracitati, mentre non rientra tra i suoi compiti accertare la redditività o della sicurezza dell'investimento.

Obbligo di informazioni: gli istituti di investimento devono fornire a tutti gli assicurati che hanno più di 27 anni informazioni sullo stato dei loro crediti previdenziali, per permettere di verificarne l'adeguatezza rispetto allo scopo ed eventualmente ottimizzare le risorse destinate a elevare il futuro livello pensionistico.

L'acquisto della casa: tenuto conto di specifici vincoli, dal contratto di previdenza vecchiaia può essere prelevato un importo da 10mila a 50mila euro, per essere immediatamente utilizzato nell'acquisto di una proprietà abitativa sul territorio nazionale con esenzione da tasse e interessi. L'assicurato rimborsa l'importo prelevato con rate uniformi mensili fino al sessantacinquesimo anno di età, per poi godere della pensione complementare, debitamente tassata.

Creazione di una previdenza di base destinata alle persone anziane ultrasessantacinquenni indigenti e ai disabili al lavoro con più di 18 anni. La prestazione, soggetta alla prova dei mezzi, sostituisce il sussidio sociale. A differenza di questo, però, non tiene conto di figli e genitori del beneficiario che godono di redditi annuali al di sotto dei 100milaeuro. Questa forma previdenziale è finanziata con le entrate fiscali ed è a carico dei comuni, anche se lo Stato vi contribuisce.

 
Un'intervista di Agar Brugiavini a Axel Börsch-Supan, membro della Commissione istituita dal Governo tedesco per valutare la sostenibilità del sistema pensionistico tedesco.

Agar Brugiavini. Quali sono i problemi aperti nel sistema pensionistico tedesco? Soffre di un rischio di non sostenibilità come sostenuto da alcuni economisti?

Axel Börsch-Supan.(1) Sono passati appena due anni da una riforma del sistema pensionistico che è stata definita la "riforma del secolo" (la riforma Riester del 2001, ndr) e dobbiamo rimettere mano al sistema in tempi molto rapidi. Certamente alla base c'è un problema di sostenibilità, ma in realtà ci troviamo in una paradossale impossibilità di rispettare la legge approvata nel 2001. L'elemento fondamentale della riforma Riester era un controllo della spesa pensionistica basato su una nuova formula di calcolo delle prestazioni, che, pur riducendo le prestazioni in media di circa il 10 per cento, garantisse a tutti un tasso di rimpiazzo intorno al 67 per cento e comunque non inferiore al 64 per cento. A fronte di tale riduzione della spesa si consentiva un aumento dei contributi, ma per questi si poneva un limite massimo del 20 per cento, fino al 2020, e del 22 per cento dal 2020 al 2030. Il rallentamento della crescita economica che ha colpito tutti i Paesi europei è stato particolarmente acuto in Germania e rapidamente si è giunti a scontrarsi con i due limiti previsti dalla legge. Già al 2003 l'aliquota contributiva sfiora il 19,5 per cento. Per garantire a tutti nel futuro un tasso di rimpiazzo minimo occorrerà aumentare i contributi sopra al 20 per cento del salario lordo.

Il sistema così configurato (le prestazioni sono commisurate a una media dei contributi individuali sull'intera vita lavorativa, tenendo conto anche delle posizioni relative di ciascun lavoratore rispetto al salario medio pro capite, ndr) si è dimostrato particolarmente vulnerabile agli andamenti negativi del ciclo economico, per soddisfare la spesa prevista nei prossimi anni dovremmo applicare da subito un'aliquota contributiva pari a quella prevista per l'anno 2020. Era ampiamente prevedibile che imporre una soglia minima al tasso di rimpiazzo e un tetto all'aliquota contributiva avrebbe subito reso evidente e aggravato tale vulnerabilità.

Al problema di sostenibilità di medio lungo periodo si aggiunge quindi il problema di superare questa impasse attraverso un'azione legislativa che risulti efficace già nei prossimi anni.

A. B. C'è un dibattito tra le forze politiche e le parti sociali in merito a possibili cambiamenti delle regole? Ci sono lezioni di carattere generale che ne emergono?

A. B-S. Il Governo tedesco ha nominato nella primavera del 2002 una commissione tecnica che analizzasse gli andamenti tendenziali e valutasse le prospettive di riforma. La commissione sta ancora lavorando, ma molte sono le proposte in discussione per ridurre gli squilibri finanziari imminenti di cui alcuni economisti hanno parlato.

Mi sembra che due aspetti rilevanti per la Germania (e forse anche per l'Italia?) dovrebbero guidare le scelte in merito alla sostenibilità finanziaria: 1) la pressione demografica e i suoi effetti sui sistemi finanziati a ripartizione e 2) una prevedibile riduzione della forza lavoro negli anni a venire. Per la prima influiscono sia un allungamento generalizzato della speranza di vita che una caduta del tasso di fertilità. Per la seconda, la carenza di giovani lavoratori è determinante, ma anche le uscite anticipate dalle forze di lavoro contribuiscono a un effetto "collo di bottiglia" sull'offerta di lavoro e quindi sul gettito contributivo. Poiché si tratta di shocks demografici che per loro natura sono indipendenti, sebbene sortiscano effetti combinati, occorre rispondere con scelte di politica economica separate ma coordinate. Dal punto di vista delle regole pensionistiche si può cercare di contrastare tali effetti negativi aumentando l'età di pensionamento, ad esempio adottando un criterio che attribuisca età di pensionamento gradualmente più elevate a coorti progressivamente più giovani.

Per il problema finanziario immediato, che è anche prioritario, si è sviluppato in Germania un dibattito acceso: una delle proposte è quella di basare il computo delle prestazioni pensionistiche su una rivalutazione delle contribuzioni passate ancorata alla semplice crescita della massa salariale invece che alla crescita del salario lordo pro capite. In tal modo si può separare la crescita economica dagli andamenti demografici. Altri hanno suggerito di introdurre direttamente nel computo delle pensioni degli indicatori demografici aggregati, come il tasso di dipendenza degli anziani. L'idea di fondo è quella di introdurre un meccanismo che "replichi" gli andamenti economici. Un meccanismo simile a quello previsto dalla riforma italiana del 1995 (la riforma Dini, ndr). Questi aggiustamenti potrebbero sicuramente generare risparmi finanziari già nel breve periodo.

È da notare che, superata questa fase di emergenza, secondo le ultime previsioni demografiche e grazie alla entrata a regime delle recenti riforme, gli anni 2005-2010 saranno probabilmente anni di pareggio finanziario o addirittura di surplus contributivo. Si discute quindi sulla possibilità di creare degli accantonamenti destinati a fronteggiare eventuali squilibri futuri nei conti pensionistici, ad esempio un fondo di stabilizzazione in grado di finanziarie squilibri per periodi di due o tre mesi.

A. B. La riforma Riester del 2001 è nota anche per aver introdotto regole tese allo sviluppo del secondo e del terzo pilastro (cioè della previdenza complementare privata di tipo occupazionale e di tipo individuale). Ci sono risultati concreti in questa area?

A. B-S. Infatti si è parlato delle "pensioni Riester" riferendosi alle nuove forme di risparmio previdenziale individuale (e volontario) che godono di particolari vantaggi fiscali. Molti hanno sostenuto che si è trattato di un flop, ma io non sono d'accordo. Occorre ricordare che i contratti noti negli Usa come 401K hanno impiegato ben dieci anni ad affermarsi. Credo anche che il ruolo dell'informazione sia cruciale in questi casi. Quando i lavoratori tedeschi riceveranno un resoconto corretto e dettagliato della loro situazione pensionistica garantita dal sistema pubblico, ci sarà un incentivo ben più forte a proteggere gli anni della pensione. Benché molti abbiano già ricevuto un resoconto pensionistico, l'errore è stato quello di mostrare cifre in termini nominali (tenendo conto cioè della crescita dei prezzi), così che molti hanno avuto l'illusione di essere più che assicurati per la vecchiaia. Le cifre espresse in termini reali mostrerebbero una prospettiva ben diversa.

Per quel che riguarda il secondo pilastro abbiamo invece un problema oggettivo in quanto la nostra struttura industriale ha una composizione sbilanciata verso la piccola impresa e quindi c'è stata carenza sia nella creazione di fondi pensione d'impresa che nella domanda da parte dei lavoratori. Ci sono rari esempi di fondi pensione negoziali a livello di intera industria o settore. Ma anche questo dovrà cambiare quando i lavoratori si renderanno conto che i tassi di rimpiazzo del futuro saranno più nell'ordine del 50-60 per cento, piuttosto che del 70 per cento.

A.B. Una provocazione: data la configurazione della distribuzione dei redditi che si osserva in Germania e date anche le esigenze di garantire attraverso prestazioni pensionistiche o sussidi di disoccupazione al sostentamento delle fasce deboli, non avrebbe senso ridurre il carattere bismarckiano del sistema tedesco a favore di un sistema più redistributivo di tipo Beveridge?

A. B-S. No. In primo luogo perché in Germania si è sempre pensato al sistema pensionistico come un sistema "previdenziale-assicurativo", e quindi i contributi non sono percepiti come tasse ma piuttosto come risparmio per la vecchiaia. Il ruolo assistenziale è totalmente delegato al sistema di tassazione (fortemente regressivo) e alle altre prestazioni assistenziali. In secondo luogo, il nostro sistema pensionistico pubblico prevede già una prestazione minima garantita e non credo sia opportuno introdurre altri elementi assistenziali nel sistema pensionistico.

(1) Axel Börsch-Supan, insegna economia all' Università di Mannheim; Germania. Direttore di MEA (Mannheim Research Institute for the Economics of Aging).