
La relazione su "L'economia industriale italiana: tendenze, prospettive, politiche" del ministero delle Attività produttive (Map, 2003) rileva come la capacità di creare impresa sia tuttora un tratto distintivo del nostro sistema produttivo, il sesto al mondo per propensione all'imprenditorialità. Secondo l'Osservatorio sulla demografia delle imprese di Unioncamere (2002), in Italia nascono annualmente alcune centinaia di migliaia di imprese. Come accade anche in altri Paesi, le imprese nascono molto piccole e hanno un'alta probabilità di uscita rapida dal mercato. Almeno la metà cessa l'attività entro il sesto anno (cfr. Battistin et al., 2001; Santarelli e Vivarelli, 2002), a dimostrazione che manifestazione di spirito imprenditoriale (capacità di avviare un'impresa) ed entrata (capacità di competere stabilmente nel mercato) non necessariamente coincidono.
Sussidi ed efficienza
La relazione del Map (2003) e i dati di Unioncamere danno l'immagine di una struttura produttiva caratterizzata da cospicui flussi di nuove imprese. Ciononostante, da oltre quindici anni (cioè dal varo della cosiddetta "Legge De Vito" (44/1986) sull'imprenditorialità giovanile), gli interventi per agevolare la formazione di nuove imprese trovano l'unanime consenso delle forze politiche: dai "prestiti d'onore" per i disoccupati che avviano attività di lavoro autonomo all'incentivazione del "self-employment", dalle agevolazioni fiscali spalmate sui primi tre anni di vita delle imprese che sono state introdotte dal "decreto Tremonti" del 1994 ai provvedimenti per l'imprenditorialità delle singole Regioni. Per lo più e a partire proprio dalla "Legge De Vito", senza alcuna selettività nell'erogazione degli incentivi. In effetti, l'analisi della sopravvivenza delle imprese agevolate con la "Legge De Vito", evidenzia una loro maggiore capacità di rimanere sul mercato rispetto a quelle che non ne hanno beneficiato, interamente dovuta però all'"effetto droga" del sussidio: le imprese agevolate non rivelano alcun vantaggio in termini di efficienza rispetto a quelle nate spontaneamente (cfr. Battistin et al. 2001). Altre evidenze empiriche, poi, mostrano che solo una marcata selettività dei sussidi e, soprattutto, la loro destinazione ad attività con forti potenziali di crescita offrono sufficienti garanzie riguardo alla loro efficacia, come dimostra per esempio uno studio sulla creazione dell'industria dei semiconduttori nelle "Tigri asiatiche" (Mathews e Cho, 2000).
La selettività
In generale, i sussidi non selettivi comportano elevati costi in termini di efficienza, rappresentati da possibili distorsioni nei processi di apprendimento e di selezione di mercato. Sotto il profilo dei processi di apprendimento, condizioni di partenza (dimensione, tecnologia, motivazioni, ecc.) e stadi iniziali del ciclo di vita di un'impresa sono così importanti da influenzarne non solo la probabilità di sopravvivenza, ma anche le caratteristiche della crescita per un elevato numero di anni. Dopo l'avvio, i meccanismi di selezione di mercato spingono le nuove imprese meno efficienti a cessare l'attività, mentre quelle che sopravvivono aggiustano la loro scala verso la media del settore, per poi seguire profili di crescita simili a quelli delle imprese già da tempo attive. In teoria, l'avvio di una nuova impresa comporta costi non recuperabili, riconducibili alle caratteristiche tecnologiche della produzione; nella pratica, questo significa che le nuove imprese rivelano, al momento dell'avvio, solamente una frazione della loro capacità produttiva di lungo periodo e della loro competenza tecnologica. In altre parole, le nuove imprese di dimensione molto piccola impegnano una parte di quanto potrebbero effettivamente investire, poiché sono meno efficienti e hanno maggiori probabilità di uscita. Nel loro caso, la scelta più corretta è quella di investire gradualmente e accelerare i percorsi di crescita solo una volta scoperto il proprio livello di efficienza e appurata la validità del progetto imprenditoriale. In un contesto di questo tipo, un sussidio erogato con criteri non selettivi potrebbe cancellare (o quantomeno ridurre) le differenze tra le nuove imprese meno efficienti e quelle più efficienti.
L'effetto sostituzione
Sotto il profilo della distorsione connessa all'agevolazione, l'interferenza con il mercato assume una triplice natura.
In primo luogo, le imprese sussidiate ricevono un aiuto che le induce a non cessare l'attività anche quando le loro capacità e le loro competenze tecnologiche risultano palesemente inadeguate. Soltanto dopo che è cessato il sussidio i "cattivi imprenditori" si arrendono di fronte all'inadeguatezza del proprio progetto e abbandonano il mercato. In questo caso, parliamo di un effetto sostituzione indotto dal sussidio. Ovviamente, meno l'erogazione è selettiva, più è elevata la probabilità che i sussidi siano concessi a "cattivi imprenditori", e maggiore l'intensità dell'effetto sostituzione.
Anche la selettività nell'erogazione del sussidio rischia però di generare distorsioni. Ad esempio se per attenuare l'effetto sostituzione, si condiziona l'erogazione del sussidio al fatto che l'impresa beneficiata abbia una dimensione o una tecnologia superiori a quelle medie delle nuove imprese in quel settore, si rischia di generare un effetto peso morto, cioè di agevolare imprese che sarebbero sopravvissute e cresciute anche in assenza del sussidio.
Infine, il sostegno alla creazione d'impresa tout court può disturbare il processo di aggiustamento che si verifica subito dopo l'avvio. In tale periodo, le imprese efficienti acquisiscono una maggiore probabilità di sopravvivenza attraverso una crescita accelerata, salvo poi convergere a un pattern di crescita analogo a quello delle altre imprese una volta colmato il gap iniziale (cfr. Lotti et al., 2001). La presenza del sussidio può confondere la percezione dei "segnali" di mercato e indurre l'imprenditore a scegliere un pattern di crescita non ottimale, cioè troppo rapido o troppo lento.
In conclusione, un corretto intervento a sostegno della formazione di nuove imprese richiede la capacità di individuare ex ante i beneficiari che saranno poi in grado di passare con le più alte probabilità di successo attraverso queste fasi e che in assenza del sussidio sarebbero stati invece costretti ad abbandonare il loro (pur valido) progetto imprenditoriale.
Per saperne di più:
Battistin, E, A. Gavosto e E. Rettore (2001), Why Do Subsidized Firms Survive Longer? An Evaluation of a Program Promoting Youth Entrepreneurship in Italy, in Lechner M. e F. Pfeiffer (eds.) (2001), Econometric Evaluation of Labour Market Policies, Heidelberg , Physica-Verlag.
Centro Studi Unioncamere (2002), Le nuove imprese in Italia, Roma, Unioncamere.
Eurostat (1994), Manuale di raccomandazioni sui registri statistici delle imprese, Lussemburgo, Eurostat.
Lotti, F., E. Santarelli e M. Vivarelli (2001), Le politiche per la formazione di nuove imprese, Rivista di Politica Economica, 91(4-5), 151-170.
Mathews, J. e D.-S. Cho (2000), Tiger Technology: The Creation of a Semiconductor Industry in East Asia, Cambridge, Cambridge University Press.
Ministero delle Attività produttive (2003), L'economia industriale italiana: tendenze, prospettive, politiche
Santarelli, E. e M. Vivarelli (2002), Is Subsidizing Entry an Optimal Policy?, Industrial and Corporate Change, 11, 39-52.