
Prima che la guerra all'Iraq iniziasse, analisti di varie parti del mondo e appartenenti a disparate istituzioni hanno indicato diverse valutazioni sui costi del conflitto e suoi effetti. Una caratteristica di quelle valutazioni è l'alea che le circonda, un riflesso della difficoltà di circoscrivere il campo di variazione di alcune variabili chiave del conflitto: la sua durata e gli effetti sul prezzo del petrolio greggio. Sono stati prodotti pertanto scenari previsionali condizionati a diverse ipotesi sulla durata della guerra. La tavola 1 riporta le implicazioni per la crescita del prodotto interno lordo del 2003 e del 2004 calcolate a novembre 2002 dal Csis (Center for Strategic and International Studies) sotto tre scenari, denominati "ottimista", "intermedio" e "pessimista". (1)
I tre scenari
Nello scenario ottimista si realizza una vittoria chiara e in breve tempo delle forze anglo-americane. Il prezzo del petrolio – una delle principale variabili attraverso cui passano gli effetti economici della guerra – non subisce effetti di rilievo perché l'eventuale offerta di greggio mancante in Iraq viene assorbita da una maggiore offerta degli altri Paesi produttori. Vi sarebbero inoltre solo effetti contenuti sul clima di fiducia dei consumatori e delle imprese.
In quello intermedio, la guerra si prolunga (oltre le 6 e fino a 12 settimane), il prezzo del petrolio ne risente, così come il clima di fiducia di consumatori e imprese.
Nello scenario pessimista la durata della guerra va oltre i tre mesi, il prezzo del petrolio aumenta significativamente e con esso l'incertezza sul quadro politico ed economico. Di riflesso, si deteriora marcatamente il clima di fiducia di famiglie e imprese.
Nel primo caso, gli effetti sulle economie del mondo sono limitati. Vi è anzi la possibilità che il tasso di crescita del reddito possa beneficiarne marginalmente nel corso del 2003 perché il prezzo del petrolio, a conflitto ultimato, potrebbe calare relativamente a quello pre-conflitto.
Negli altri due casi, la crescita in Europa, in America e in Giappone ne risentirebbe significativamente, con una recessione pesante nel 2003 nel caso più sfavorevole (calo del prodotto interno lordo del 4,5 per cento negli Stati Uniti, del 2,5 per cento in Europa e del 3,3 in Giappone). A novembre, ai tre scenari venivano assegnate probabilità del 60 per cento al primo, 35 per cento al secondo e 5 per cento al terzo. L'effetto atteso sulla crescita del 2003 e del 2004, usando le probabilità assegnate in novembre, era quindi essenzialmente trascurabile negli Stati Uniti e di circa mezzo punto percentuale in meno in Europa.
Tavola 1. Stima degli effetti sulla crescita del Pil della guerra in Iraq (deviazioni percentuali dallo scenario base) 
Fonte: Csis "After an attack on Iraq: the economic consequences", novembre 2002,
Se il conflitto si allunga
Cosa possiamo dire oggi, a conflitto iniziato? Come cambia il quadro previsionale della tavola? A dieci giorni dall'inizio del conflitto, la novità rilevante è che lo scenario di una guerra lampo da evento a maggior probabilità è oggi diventato molto meno probabile. Di quanto, è difficile dirlo, ma se si dovesse assegnare oggi una probabilità alla risoluzione del conflitto entro il 20 di aprile (un mese dal suo inizio), in molti penserebbero che sia di gran lunga inferiore al 60 per cento di novembre. Vi sono diversi elementi che depongono per un conflitto di difficoltà e durata maggiore. Il parere degli esperti militari, che suggeriscono un allungamento del conflitto; le dichiarazioni di George W. Bush e Tony Blair che, forse solo per mettere le mani avanti, predicono una durata incerta ma non breve della guerra; l'entità del budget approvato dal Congresso americano (75 miliardi di dollari), coerente con il costo di una guerra di sei mesi, secondo i calcoli del Cbo (Congressional Budget Office).
La revisione delle probabilità dei tre scenari è stata imposta da quanto accaduto nei primi dieci giorni di guerra. Non vi è invece ragione, al momento, per rivedere le stime delle conseguenze della guerra condizionatamente al realizzarsi di ciascuno dei tre scenari. Questo permette di ri-calcolare il tasso atteso di crescita del reddito formulando solo ipotesi alternative sulla probabilità dei tre scenari.
L'ultima colonna della tabella ne riporta due: nel primo caso si ipotizza che le probabilità dei tre scenari siano rispettivamente 30, 60 e 10 per cento. Nel secondo, si esclude del tutto l'evento guerra lampo e si ipotizza che all'80 per cento si verifichi il secondo scenario e al 20 per cento il terzo. In entrambi i casi, diversamente da quanto accadeva prima dell'inizio della guerra, con le nuove probabilità assegnate ai tre scenari, il reddito atteso cala sia in Europa che negli Stati Uniti, meno di un punto percentuale nella prima ipotesi e di quasi un punto e mezzo nella seconda nel corso del 2003.
In soli dieci giorni, la prospettiva di una ripresa economica cede il campo a quella di una recessione in Europa, Stati Uniti e Giappone: da improbabile è diventata adesso molto più concreta.
(1) Previsioni non discoste da quelle del Csis sono state fatte da altri organismi, come ad esempio il Fondo monetario internazionale.