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Il computer nuovo nella scuola vecchia

di Andrea Ichino 06.03.2003
Per informatizzare il sistema scolastico italiano si trovano quei fondi che invece mancano per l’aggiornamento degli insegnanti e la ristrutturazione degli edifici. Eppure un recente studio israeliano dimostra che i pc non servono all’apprendimento.

In Italia nessuno ha nulla da obiettare all'enfasi che la riforma Moratti ha posto sul ruolo dell'informatica nella scuola. Forse, nessuno protesta perché in questo caso non sembrano sorgere problemi ideologici: il computer non è né di destra né di sinistra, e tutti sono d'accordo sull'importanza di portarne uno (almeno) in ogni classe. Nessuno però si preoccupa di quale evidenza esista a supporto di questa politica scolastica. E l'evidenza statistica esistente non è incoraggiante.

Uno studio israeliano

Devo ammettere che io per primo non avevo dubbi sulla utilità di diffondere i computer nelle scuole prima di leggere uno studio recente condotto in Israele da Joshua Angrist (Mit) e Victor Lavy (Hebrew University). Questo studio, in corso di pubblicazione sull'Economic Journal, è stato ampiamente pubblicizzato sull'Economist del 22 ottobre 2002 perché non solo il governo Berlusconi, ma anche quello Blair (e molti altri in giro per il mondo) spendono o pensano di spendere ingenti somme di denaro pubblico per informatizzare il sistema scolastico. 

In Israele, quando la Lotteria nazionale ha deciso di utilizzare i suoi proventi per finanziare l'acquisto di computer nelle scuole, si è approfittato dell'occasione per organizzare un esperimento che consentisse di valutare i benefici dell'intervento. (E l'Italia potrebbe prendere esempio da questa iniziativa per introdurre anche da noi l'abitudine a sperimentare per valutare l'efficacia delle politiche economiche, sociali etc.) Sono quindi state scelte in modo casuale alcune scuole in cui sono stati introdotti e utilizzati computer in modo intensivo. La performance degli studenti di queste scuole è stata poi comparata con quella degli studenti di un campione casuale di scuole di controllo. Gli autori non hanno trovato alcuna evidenza che i test scores degli studenti che avevano sperimentato un processo di apprendimento basato sul computer fossero migliori dei test scores degli studenti di controllo. Anzi, tra gli studenti di quarta elementare è stata riscontrata una correlazione negativa tra l'uso del computer e la performance nei test di matematica.

Il computer e l'apprendimento

La qualità della metodologia statistica su cui questo risultato si basa, lascia poco spazio al dubbio: i computer non sembrano essere di grande aiuto nel migliorare il processo di apprendimento. Si può obiettare che i computer nelle scuole non servono solo per insegnare la matematica o l'italiano. Il computer deve essere presente in classe perché è uno strumento di cui ormai gli esseri umani non possono fare a meno ed è essenziale imparare a conoscerlo a scuola, indipendentemente dal fatto che sia di ausilio nell'apprendimento di altre materie.
Già, ma allora perché non si insegna a scuola a guidare il motorino e la macchina? Se oggigiorno il 40 per cento della popolazione usa il computer, una percentuale di gran lunga maggiore ha la patente e guida un'automobile. Perché la scuola pubblica non dovrebbe insegnare a guidare, invece di lasciare in mano ai privati questo non irrilevante aspetto della formazione di un individuo adulto? Quindi perché non dotare ogni scuola superiore di (almeno) una automobile per le lezioni di scuola guida?

Le strutture fatiscenti


Non c'è dubbio che se le risorse fossero infinite, non ci sarebbero ragioni di obiettare alla introduzione di un computer in ogni classe. Ma in realtà le risorse non sono infinite e i computer, per quanto utili possano essere, certo non risolvono molti altri problemi urgenti del sistema scolastico italiano. A partire dallo stato di edifici, aule, palestre. Lo spettacolo offerto dalle scuole italiane è spesso desolante e quasi tragicomico: edifici fatiscenti, banchi distrutti, gabinetti da caserma, temperature glaciali o costi di riscaldamento stratosferici ma, nello sfacelo generale, brillano venti computers nuovi fiammanti, a volte perfino con webcam (di cui non mi è chiarissimo l'uso didattico).
Considerato lo stato di decadenza di strutture e arredi, uno si immagina che cosa potrà accadere a quei poveri venti computer nel giro di qualche anno. Per informatizzare il sistema scolastico non basta certo un investimento una tantum per comprare uno stock iniziale di computer. Chiunque usi un computer sa quanto rapida sia l'obsolescenza dell'hardware e del software. Perché l'investimento iniziale rimanga produttivo nel tempo, è necessario mantenerlo aggiornato con costi non indifferenti. In aggiunta, non basta aggiornare l'hardware e il software: bisogna aggiornare anche gli insegnanti che li devono usare.


Le priorità di investimento

Ma anche se i computer fossero utili per l'insegnamento, cosa apparentemente negata dallo studio israeliano, viene naturale chiedersi se nella scuola italiana le priorità di investimento non debbano essere altre. Per esempio, si potrebbe investire per migliorare la preparazione degli insegnanti o per diminuire la dimensione delle classi aumentando il personale docente.

Ministro Moratti, potrebbe valer la pena di rifletterci sopra e valutare la possibilità di spendere di meno per i computers e di più per gli insegnanti e le strutture. Ma forse, come suggerisce l'Economist, questa è una strategia troppo "old fashioned".