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Devolution: lo stato dell'arte

di Floriana Cerniglia 27.02.2003
Il processo di riforma costituzionale in senso federalista non sembra essersi del tutto concluso. Una nuova partita si sta giocando alla Camera soprattutto fra le forze che compongono la maggioranza.

Un reticolo di proposte

Molte le proposte in discussione sul tema della riforma costituzionale in senso federalista. Il rischio è una sovrapposizione tra una nuova fase di revisione costituzionale e la fase ordinaria attuativa della riforma del Titolo V già cominciata con la prima approvazione del disegno di legge di Enrico La Loggia, ministro per gli Affari regionali. Questo disegno di legge, approvato dal Consiglio dei ministri il 14 giugno 2002, ha già registrato il primo via libera al Senato con un voto bipartisan il 25 gennaio 2003. Il decreto La Loggia tocca principalmente gli articoli 114, 117, 118 e 120 della riforma mentre demanda a un diverso provvedimento l'attuazione dell'autonomia finanziaria prevista dall'articolo 119. Sull'articolo 117 il decreto attribuisce una delega al Governo, da esercitarsi entro un anno, per la ricognizione dei principi fondamentali.

Ricognizione che si rende necessaria al fine di stabilire i confini di competenze fra Stato e Regioni per il concreto esercizio delle competenze concorrenti.

Ma mentre il decreto La Loggia procedeva nel suo iter di discussione e approvazione, in dicembre, durante la discussione sulla Finanziaria, veniva approvato in prima lettura al Senato il disegno di legge costituzionale, proposto dal ministro Bossi, ulteriormente modificativo dell'articolo 117. Già subito dopo la prima votazione (e ricordiamo sono quattro quelle necessarie) alcune forze politiche, anche della maggioranza, avevano manifestato dubbi sull'approvazione del testo integrale, senza emendamenti, in sede di successiva votazione alla Camera. E infatti sono state numerose le modifiche proposte durante l'esame in commissione Affari costituzionali della Camera. Il 24 febbraio 2003 il testo è approdato alla Camera dove però i centristi della maggioranza hanno subito preannunciato un secco "no" se questa riforma non diventa contestuale a un'ulteriore riforma costituzionale sul Titolo V. Nel momento in cui scriviamo sembrerebbe che un accordo sia stato trovato: il Governo dopo la riunione del Consiglio del 7 marzo dovrà trasmettere al Parlamento un nuovo Ddl (sul quale tutte le forze di maggioranza stanno lavorando) di riforma organica del Titolo V.

Per completare questo breve excursus ricordiamo che sul tema del finanziamento è stata depositata presso la Camera dei Deputati una proposta di legge di delega al Governo in materia di autonomia finanziaria dei comuni, delle province, delle città metropolitane e delle regioni in attuazione dell'articolo 119, a firma dei deputati Cè, Giorgetti, Paglierini e altri. Si prevede una delega da esercitarsi nel termine di quattro mesi e particolare attenzione, leggiamo nel testo, dovrà caratterizzare la disciplina del fondo perequativo che deve essere finanziato attingendo alle compartecipazioni delle imposte erariali vigenti.

Sul funzionamento dei meccanismi perequativi si dice che deve essere legato a indici come la capacità fiscale teorica, la capacità di recupero dell'evasione fiscale e dell'efficienza nell'erogazione dei servizi pubblici.