Logo stampa
 
 
 
  Invia la notizia  PDF dell'articolo

La riforma fiscale: davvero meno tasse per le imprese?

di Maria Cecilia Guerra e Silvia Giannini 18.07.2002

La riforma fiscale è considerata dal Governo un tassello essenziale per raggiungere gli obiettivi di politica economica illustrati nel DPEF 2003-2006, (Vedi "Verso la legge finanziaria per il 2003", "Tra le pieghe del DPEF" e il commento Boeri-Bosi) in particolare per quanto riguarda la crescita economica. La realizzazione di questa riforma, le cui linee essenziali sono tracciate nel disegno di legge delega fiscale, avverrà per tappe. Come tappa iniziale, il DPEF annuncia "un primo sostanziale sgravio per le imprese".
Sarà vero? La riforma prospettata beneficerà le imprese in modo davvero sostanziale e già a partire dal 2003? Vediamo.

Cosa prevede il DPEF
Per il 2003 il DPEF prevede due interventi:

i) la riduzione di due punti percentuali dell'aliquota Irpeg (dal 36% al 34%) e

ii) la riduzione della base imponibile dell'Irap, per la componente relativa alle "retribuzioni", in modo tale da ottenere una riduzione del prelievo pari a 500 milioni di euro (meno del 2% del prelievo complessivo Irap).

La riduzione dell'aliquota dell'Irpeg al 35% dal 2003 era già stata approvata dalla legge finanziaria per il 2001 (governo Amato) e la Relazione tecnica al disegno di legge delega fiscale, predisposta all'inizio di quest'anno, prevedeva, già a partire dal 2003, la riduzione dell'Irpeg al 33%. Dunque, le imprese si aspettavano almeno un punto in più di riduzione.

La situazione non è migliore se si guarda all'Irap. La Relazione tecnica contemplava, sempre per il 2003, la deduzione del 20% del costo del lavoro dalla base imponibile di tale imposta, con uno sgravio complessivo per il settore privato dell'economia stimato in circa 2300 milioni di euro. Per lo stesso anno il DPEF prevede ora uno sgravio pari a circa un quinto di tale importo.

 

Come finanziare gli sgravi
Per le imprese però il motivo di maggior preoccupazione, è l'incognita su come il governo intenda finanziare questi sgravi. Nel progetto originario di avvio della riforma fiscale, la riduzione al 33% dell'aliquota dell'Irpeg e l'abbattimento di 2300 milioni di euro dell'Irap avrebbero dovuto essere finanziati con l'abolizione della Dit[1] e con misure di "razionalizzazione" della base imponibilerelative principalmente alla tassazione dei dividendi, delle plusvalenze e minusvalenze: difficile però immaginare che queste misure, data la loro complessità, possano essere attuate nel 2003. Se il governo fosse davvero intenzionato ad abolire completamente la Dit fin dal 2003, vi sarebbe comunque un costo complessivo per le imprese stimabile, secondo i dati contenuti nella Relazione tecnica, attorno ai 1600 milioni di euro.

 

E se fosse un aggravio d'imposta?
In conclusione, lo sgravio per il 2003 non solo sembra essere meno "sostanziale" di quanto sostiene il governo, ma potrebbe persino tradursi per molte imprese in un aggravio di imposta, anche di rilievo, qualora le misure previste nel DPEF fossero accompagnate dall'abolizione della Dit.

L'incertezza circa i propri oneri futuri è ancora più rilevante per le imprese se si considerano gli anni successivi. Il DPEF, infatti, non aiuta in alcun modo a capire quali saranno i tempi di abolizione dell'Irap e a quali forme di finanziamento alternative si intenda fare ricorso per compensare la conseguente (consistente) perdita di gettito delle Regioni

Più in generale, il Governo non chiarisce se intende cambiare idea rispetto a quanto ha scritto nella delega fiscale: là si parla chiaramente di invarianza dei saldi settoriali, il che significa che, a seguito della riforma, alcune imprese pagherebbero di più, altre di meno, a parità di prelievo complessivo sul settore. Nel DPEF si parla invece di sgravi e anche sostanziali.

Un quadro così contraddittorio e incerto rende oggettivamente difficile alle imprese la pianificazione della propria attività. Ciò non potrà che ripercuotersi negativamente sulle loro decisioni di investimento di lungo periodo e, dunque, sull'obiettivo di crescita economica indicato dal Governo.

[1] La Dual income tax (Dit), introdotta con la riforma Visco, permette alle imprese di godere di una tassazione ridotta al 19% su una quota dei propri profitti commisurati ai finanziamenti con capitale proprio, cioè utili reinvestiti e nuove sottoscrizioni di capitale dai soci.