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lavoce.info" ha già dedicato attenzione al nervoso, talvolta gridato dibattito che si è acceso in questi mesi sulla misura dell'inflazione in Italia (vedi Baldini). Tra l'altro, ha documentato in maniera chiara le caratteristiche del ‘processo di produzione' dell'indice dei prezzi al consumo (vedi La spesa di una grande famiglia). È un processo che segue definizioni e protocolli definiti a livello comunitario, poggia su un impianto di rilevazione imponente e collaudato, si svolge con metodi rigorosi e trasparenti.Una marcata variabilit
àInnanzitutto, tornano utili due osservazioni.
Ma come dare conto del(l
'asserito) divario fra l'inflazione misurata dall'Istat e quella percepita dai consumatori? Vi è un punto che, a mio avviso, non è stato messo bene in luce. Sottostante a una dinamica media dell'inflazione che negli ultimi mesi si è attestata attorno al 2,8 per cento (in termini di variazione rispetto ai corrispondenti mesi dell'anno precedente), vi è una marcata variabilità.

Non c
'è dunque motivo di sorprendersi se, per uno specifico bene in uno certo punto di vendita di un certo Comune, si registrano incrementi di prezzo anche molto alti. Data la marcata variabilità appena evidenziata, essi sono del tutto compatibili con la dinamica media registrata dall'indice dei prezzi al consumo.Per falsificare l
'affermazione "Tutti i cigni sono bianchi", basta un cigno nero (dato che, con certezza, sia un cigno e sia nero). Ma possiamo ragionare in maniera analoga in tema di inflazione? La vecchina che esclama: "Dal mio pescivendolo, sottocasa, le vongole sono cresciute del 40 per cento. Che cosa ci vengono a raccontare? Altro che aumenti del 2-3 per cento! Qui tutto costa una volta e mezza quel che costava prima!": ebbene, fa riferimento a un dato di fatto vero, ma dice una cosa falsa. Questo modo di argomentare – guardare a un solo bene, comprato in uno specifico negozio, in un dato giorno –, se applicato all'indice dei prezzi al consumo, è palesemente privo di senso.Questi i dati di fatto. Ad essi va aggiunto che la percezione dell
'inflazione è un processo sociale, che da un lato sconta asimmetrie e imperfezioni percettive (siamo sensibili allo stesso modo a variazioni dei prezzi in aumento e in diminuzione? e a variazioni nei prezzi di beni acquistati di frequente e raramente?) e dall'altro è influenzato dai ‘media' e dagli opinion makers. Quel che è accaduto, e in parte continua ad accadere, nel dibattito nostrano sull'inflazione rimanda proprio a fattori di questo tipo: in particolare, a ‘media' e opinion makers che, invece di favorire una divulgazione obiettiva e una discussione argomentata, hanno aperto il vaso di Pandora delle percezioni e degli umori irrazionali.L
'indagine EurispesA dare corpo all
'opinione di un'inflazione vistosamente più alta di quella misurata dall'indice dei prezzi al consumo, è stata sovente invocata l'indagine "Caro …cibo" condotta dall'Eurispes nel dicembre 2002. Lodevolmente, l'Eurispes ha messo a disposizione, nel proprio sito Internet, una nota di presentazione sull'indagine (chiunque può scaricarla versando il simbolico obolo di un Euro) che da sola inficia l'attendibilità dei risultati. Restando agli aspetti salienti, e affiancando le citazioni con qualche scarno commento, risulta quanto segue.
Un
'ultima notazione. L'attendibile stima di un tasso d'inflazione tendenziale dell'ordine del 2,8 per cento non è motivo di ottimismo. Da parecchi mesi l'inflazione italiane è tornata ad essere più alta della media europea, con uno differenziale di 0,4-0,6 punti percentuali (cioè, dell'ordine del 20 per cento), che per di più tende a dilatarsi. Il segnale è chiaro: vi è il rischio di ulteriore, progressiva perdita di competitività del paese.
Per saperne di più
In allegato la presentazione di Ugo Trivellato al seminario tenutosi a Padova il 24 febbraio.
Informazioni sull'indagine Eurispes sono scaricabili dal sito http://www.eurispes.it/sitoeurispes/default.htm al costo di un Euro.
In allegato, la composizione del consiglio direttivo dell'Istituto.