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Il futuro del Sistema statistico europeo

di Enrico Giovannini 25.02.2003
Va difesa l’autonomia e l’indipendenza della statistica pubblica in Europa, a tutela dei diritti di Stati e cittadini. Per farlo occorre rafforzarne il fondamento giuridico, tanto più ora che Eurostat assume il ruolo di “produttore” di dati.

Negli ultimi mesi l'attenzione dei media si è più volte concentrata sulla qualità delle statistiche italiane (sul pil, sull'inflazione, sul deficit e il debito pubblico, ecc.) e in ognuna di queste occasioni è stato ricordato come la loro elaborazione debba seguire standard dettati dall'Ufficio statistico delle Comunità europee (Eurostat), oltre che regole valide a livello mondiale, definite dalle Nazioni Unite, dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e altri.

Le organizzazioni internazionali esercitano continuamente una forte pressione sui singoli paesi affinché producano statistiche seguendo concetti, definizioni e classificazioni comuni. È necessario infatti comparare correttamente livelli e dinamiche di variabili economiche, sociali e ambientali per elaborare politiche e svolgere funzioni di "sorveglianza" multilaterale. A livello europeo questa esigenza è ancora più stringente perché i dati statistici sono utilizzati per calcolare i contributi che ciascun paese eroga all'Unione europea e quelli che riceve in base a politiche comunitarie di natura settoriale (politica agricola e fondi strutturali, per esempio). Di conseguenza, Eurostat svolge una funzione fondamentale, accertando che i metodi statistici impiegati dai paesi membri siano in grado di produrre statistiche comparabili, raccogliendo informazioni dettagliate su fonti e metodi utilizzati a livello nazionale, organizzando incontri per identificare standard e best practice.

La collaborazione con Eurostat

Proprio per l'importanza crescente delle statistiche comunitarie, i concetti, le definizioni e le classificazioni da usare sono sempre più spesso contenute in norme (regolamenti, decisioni, direttive) adottate dal Consiglio europeo, dal Parlamento o dalla Commissione, a seconda della procedura impiegata, mentre i singoli istituti nazionali di statistica sono chiamati a produrre i dati richiesti, gestendo autonomamente gli aspetti organizzativi, finanziari e metodologici (per esempio, sono liberi di produrre un dato usando una fonte amministrativa o lanciando una indagine statistica, purché le caratteristiche finali dei dati corrispondano a quelle fissate a livello europeo). In altre parole, la produzione di statistiche europee è basata sul principio dell'armonizzazione dell'output e non dell'input. Fanno eccezione alcuni casi, come i prezzi al consumo o le forze di lavoro, per i quali le procedure di rilevazione sono specificate con maggiore cura.

La collaborazione tra Eurostat e gli istituti di statistica nazionali ha dato luogo a un network complesso, chiamato Sistema statistico europeo (Sse). Il network non ha alcun valore legale ed è basato principalmente sulla volontà di cooperazione delle sue parti. Il Sistema non è citato in alcun atto giuridico (il che la dice lunga sulla sua forza) e appare molto diverso dall'altro sistema europeo, quello delle banche centrali (Sebc), dotato di ben altri strumenti e risorse. Inoltre, Eurostat è una direzione generale della Commissione europea e non gode di quella piena autonomia e indipendenza (anche di bilancio) che ha invece la Banca centrale europea. D'altra parte, gli istituti nazionali sono sotto il controllo giuridico e di budget dei governi, la loro indipendenza non è quasi mai sancita dalla carta costituzionale (come avviene per il Sebc) e le decisioni di bilancio influenzano fortemente le loro capacità tecniche. Infine, anche in campo statistico vale il principio della sussidiarietà: una funzione nazionale può essere trasferita a livello europeo solo se assolutamente necessario o se, così facendo, il fine viene raggiunto in modo più efficiente. Ciò spiega perché, nonostante il gran lavoro fatto da Eurostat, la produzione di statistiche rimanga ancora un fatto sostanzialmente "nazionale".

La creazione di un nuovo Sistema statistico europeo

La domanda che molti si pongono è se l'attuale assetto del Sistema statistico europeo sia capace di assicurare non solo la produzione di statistiche comunitarie di elevata qualità, ma anche l'indipendenza e l'autonomia scientifica delle istituzioni. La domanda appare tanto più giustificata ora che Eurostat si appresta a produrre stime anticipate dei principali indicatori economici europei (pil, produzione industriale, ecc.) per ridurre il divario tra Usa ed Europa nella tempestività di diffusione di questi dati. Eurostat passa così dal ruolo di "assemblatore" di dati nazionali a quello di "produttore" autonomo di statistiche, ancorché aggregate a livello europeo.

La proposta di creare un vero e proprio Sistema statistico europeo su un modello simile a quello delle banche centrali, non è stata presa in considerazione dalla Convenzione europea. D'altra parte, la trasformazione di Eurostat in un'agenzia autonoma senza alcuna modifica dello "status" degli istituti nazionali rischierebbe di indebolirne la posizione senza arrivare a un reale miglioramento della situazione attuale. Di conseguenza, l'unica ipotesi possibile è quella di modificare il Regolamento Ce/322/97 (la "legge statistica europea"), per esempio dando un fondamento giuridico al Sistema e/o rafforzando il ruolo di Eurostat nella produzione diretta di dati a livello europeo (ma su questo tema alcuni paesi membri esprimono forti dubbi).

Il rafforzamento della base normativa su cui si fonda la funzione statistica è un fattore di primaria importanza, perché è sempre presente il rischio che il potere politico cerchi di influire sulla qualità dell'informazione fornita ai cittadini. Basti pensare ai casi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna degli anni Ottanta, quando una visione della statistica ufficiale puramente subalterna alle esigenze informative del governo fu teorizzata e concretamente attuata, soprattutto in Gran Bretagna. Anche l'attuale formulazione dell'articolo 285 del Trattato di Amsterdam non appare del tutto soddisfacente, perché prevede l'elaborazione di statistiche comunitarie solo "laddove necessario per lo svolgimento delle attività della Comunità", senza alcun riferimento all'interesse autonomo dei cittadini a conoscere l'evoluzione dei principali fenomeni economici, sociali o ambientali, nonché a valutare l'impatto delle stesse politiche comunitarie.

Un rafforzamento del Sse servirebbe anche per fronteggiare meglio le pressioni esercitate da alcuni paesi per il riconoscimento della validità di specifiche operazioni di bilancio ai fini di riduzione del deficit e/o del debito pubblico, uno dei terreni dove l'indipendenza della statistica va difesa strenuamente da tutti, compresi i singoli cittadini.

I fattori da prendere in considerazione nel disegnare il futuro del Sistema statistico europeo sono quindi numerosi, tanto sul piano tecnico che su quello istituzionale. Sul piano politico, va difesa l'autonomia e l'indipendenza della statistica pubblica, perché la produzione di dati statistici di elevata qualità rappresenta un bene assolutamente indispensabile per una società dell'informazione come quella attuale.

 

Per saperne di più

Il sito di Eurostat: http://europa.eu.int/comm/eurostat/

E. Giovannini e R. Malizia "La misurazione statistica dell'attività delle amministrazioni pubbliche nell'Unione europea", Economia Italiana, n.2, maggio-agosto, 2002.