
Due punti sono innanzitutto da chiarire:
a) Qual è la funzione effettiva del Libro Bianco?
b) Quali implicazioni derivano dal fatto di porre la famiglia al centro delle politiche sociali? Quali temi vengono messi in agenda e quali rischiano di restarne esclusi?
Il problema delle risorse finanziarie
Il Libro Bianco è stato presentato come un documento utile ad aprire il confronto tra Governo e parti sociali. Per questo non presenta alcuna proposta concreta. L'approccio "aperto" è senz'altro interessante, ma nasconde il rischio che si resti alle definizioni di principio, senza arrivare a programmi concreti. Vediamo perché.
Il documento annuncia di voler operare un capovolgimento nell'impostazione delle politiche sociali, ma elude esplicitamente il nodo delle risorse finanziarie. Purtroppo questo modo di procedere sta diventando un'abitudine del Governo attuale. L'abbiamo già visto l'estate scorsa, quando Gerolamo Sirchia lanciò proclami sulle assicurazioni per i non autosufficienti demandandone la realizzazione concreta alla Finanziaria. In autunno, è arrivata la Finanziaria e del progetto Sirchia non è rimasta alcuna traccia.
Questa volta il ministro Maroni afferma di voler prendere le distanze dal "tremontismo". Tuttavia le risorse disponibili non sono illimitate e si pone un problema di priorità: un documento programmatico dovrebbe definirle, mentre su questo argomento il Libro Bianco è alquanto reticente.
In secondo luogo, il Libro Bianco non chiarisce quale sia l'assetto dei rapporti tra Stato e Regioni proposto dal ministero. Saremmo indotti a pensare che, dopo la modifica al Titolo V della Costituzione, la programmazione delle politiche sociali sia di competenza delle Regioni e che dunque il Libro Bianco contenga indicazioni alle quali le regioni possono ma non devono adeguarsi. Allo Stato resta comunque la titolarità di definire i livelli essenziali di assistenza. Ed è curioso notare che su questo punto (dove lo Stato ha competenza diretta) il documento non si pronuncia, mentre su altre questioni (sulle quali lo Stato non ha più chiare competenze) il ministero formula un documento programmatico.
I punti problematici
Il documento propone di incentrare le politiche sociali intorno alla famiglia e alla questione demografica. In linea generale questa impostazione costituisce un'innovazione in discontinuità sostanziale con l'indirizzo precedente ed è largamente condivisibile.
Una volta dato atto di ciò, il problema diventa l'armonizzazione dei nuovi interventi con gli obiettivi specifici delle politiche sociali. Su questo punto cruciale il Libro Bianco è alquanto lacunoso. Vediamo quali sono i punti più problematici.
1. Priorità ancora indefinite. Il Libro Bianco dichiara prioritario l'obiettivo di attuare interventi che sostengano le famiglie nelle loro funzioni assistenziali, senza specificare quali tipi di famiglia siano da privilegiare nell'intervento. Il documento ignora il fatto che alcune famiglie hanno decisamente più bisogno di altre e che un intervento di sostegno dovrebbe stabilire chiare priorità, per evitare il rischio di disperdere le risorse disponibili o, peggio, di provocare ulteriori iniquità.
Il Libro Bianco si limita ad affermare una priorità generale, indiscutibilmente importante: sostenere la natalità e quindi i nuclei familiari in cui sono presenti figli. Tuttavia, per sostenerne la legittimità, il documento sostiene che l'invecchiamento della popolazione non contribuisce granché alla questione demografica. E di conseguenza non dà nessuna indicazione sulle politiche per la non autosufficienza. Senza questo tema, però, il tavolo di confronto appare troppo sbilanciato sul fronte del sostegno al costo dei figli.
2. Solo trasferimenti? Un secondo problema riguarda gli strumenti utilizzati per sostenere le famiglie. Il Libro Bianco allude a un massiccio aumento delle detrazioni fiscali (o deduzioni, il punto non è chiaro) a favore delle famiglie con figli a carico. A parte la scarsa utilità di questo strumento per i ceti sociali più svantaggiati, il punto principale è che una politica centrata su trasferimenti finanziari non mette le famiglie nella condizione di scegliere, ma le obbliga a mantenere tutte le responsabilità di cura al loro interno, oppure ad acquistarle sul mercato sommerso, in assenza di tutela e con forti oneri economici. L'obiettivo dovrebbe essere piuttosto quello di mettere le famiglie in condizione di scegliere il sistema di organizzazione preferito, a partire da misure che consentano di coniugare cash and care, di conciliare compiti familiari e lavoro retribuito, di sostenere la volontà eventuale di disporre di due redditi (uno dei fattori fondamentali di impoverimento delle famiglie italiane è il fatto di disporre di un solo reddito).
3. Quando la famiglia non c'è. Infine, un ultimo punto critico riguarda quel 10 per cento di famiglie italiane composte da una persona sola con età superiore ai 65 anni. Si tratta di una situazione di forte fragilità, non solo sul piano del "care" ma anche sul piano sociale ed economico, che grava in gran parte sui servizi pubblici territoriali. Se le politiche sociali privilegeranno la famiglia considerata come unità di coabitazione e favoriranno così il mantenimento dell'anziano con i figli, finiranno per trascurare quella parte di popolazione consistente, e destinata ad aumentare, costituita da single. Di nuovo, il problema è quello di armonizzare l'obiettivo di sostegno della famiglia con quello di rispondere ai bisogni sociali maggiormente scoperti. Nel caso degli anziani, non si tratta di aiutare genericamente la famiglia, quanto di trovare strumenti per sostenere quella diffusa forma di "intimità a distanza" attraverso cui i figli aiutano il genitore che vive solo.