
C'è un posto per l'economia al tavolo delle riforme istituzionali? Lo studio della "political economics" – un recentissimo filone della letteratura economica – ci induce a rispondere affermativamente: le istituzioni politiche non sono neutrali rispetto alle decisioni di politica economica. I diversi assetti istituzionali, quali ad esempio i sistemi elettorali, garantiscono infatti differenti livelli di rappresentatività politica e di "accountability" – intesa come la necessità dei politici di rispondere del proprio operato agli elettori nel corso delle elezioni future – e ciò influenza le scelte di politica economica.
Gli effetti del maggioritario e del proporzionale
Consideriamo il dibattito tra maggioritario e proporzionale e analizziamo gli effetti di questi sistemi elettorali sulla politica economica. Nel maggioritario, il numero di voti necessario ad ottenere la maggioranza è inferiore che nel proporzionale: poco più del 50 per cento dei voti in poco più del 50 per cento dei collegi garantisce la maggioranza dei seggi in Parlamento. Ciò induce i partiti a concentrare la competizione elettorale in quelle aree geografiche (pensate alla Florida nelle ultime elezioni presidenziali statunitensi) in cui il risultato elettorale è incerto, riducendo l'attenzione dalle circoscrizioni a loro storicamente favorevoli o sfavorevoli. Nel maggioritario, le forze politiche avranno quindi un incentivo ad attuare politiche economiche – ad esempio trasferimenti o beni pubblici – a carattere locale in queste aree geografiche chiave.
Nel proporzionale, invece, la competizione elettorale tende a incentivare l'uso di politiche redistributive a carattere nazionale, quali le pensioni e più in generale il welfare state. Di conseguenza, la quantità di risorse da dedicare alla competizione elettorale – e quindi la spesa pubblica – sarà minore nei sistemi maggioritari. L'esistenza di collegi elettorali tipicamente uninominali nei sistemi maggioritari e più ampi nei sistemi proporzionali accentua ulteriormente il carattere locale della competizione elettorale nel maggioritario e rafforza dunque le diversità d'impatto sulla politica economica.
Anche l'accountability dei politici, e dunque il loro incentivo a compiacere gli elettori, è diverso nei due sistemi elettorali. Nei sistemi maggioritari – soprattutto in quelli a collegio uninominale – ci sono forti barriere all'entrata per potenziali nuovi candidati politici e ciò tende a ridurre la competizione politica e dunque l'accountability. D'altro canto nel maggioritario gli elettori possono chiaramente identificare le responsabilità del singolo candidato mentre nei sistemi proporzionali la preferenza per il candidato è subordinata al voto per il partito.
L'incidenza del sistema elettorale sulla spesa pubblica
Infine è bene tenere presente che non si tratta di differenze marginali. A parità di altre condizioni – quali, ad esempio, la percentuale di anziani nella popolazione, il PIL pro capite ed altre variabili socio-economiche – il rapporto tra spesa pubblica e prodotto interno lordo è inferiore di ben 5 punti percentuali nei paesi con il sistema maggioritario e nelle democrazie presidenziali rispetto ai paesi con il sistema proporzionale e alle democrazie parlamentari, in gran parte a causa di minori trasferimenti pubblici – ovvero pensioni e welfare state. Sarebbe opportuno che nel dibattito istituzionale – spesso invocato per riavvicinare la politica e le sue istituzioni alla dinamicità dell'economia italiana – si tenesse conto di queste evidenze.