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Riforma degli ammortizzatori sociali: non può costare così poco!

15.07.2002
Il "Patto per l'Italia" sottoscritto venerdì fra governo e parti sociali (con l'eccezione della CGIL), contempla un aumento degli importi dei sussidi di disoccupazione. In particolare, si prevede un incremento del sussidio dal 40 al 60 per cento dell'ultima retribuzione nei primi 6 mesi di disoccupazione ed una estensione della durata massima dei sussidi a dodici mesi, a livelli decrescenti (40% del salario precedente dal settimo al nono mese e 30% dal decimo al dodicesimo). Il costo di questa riforma è stimato dal Governo in 700 milioni di euro.

Questa riforma, in realtà, costerà circa il doppio di quanto preventivato dal governo. La storia ci insegna che, ogni volta che aumenta la durata dei sussidi di disoccupazione, aumenta anche la durata della disoccupazione: si rimane più a lungo nello stato di disoccupazione sapendo di poter contare sui sussidi. Esperienze di altri paesi indicano, ad esempio, che il raddoppio nella durata massima dei sussidi porta ad allungare di circa il 50% la durata della disoccupazione (un aumento di un anno del periodo in cui si può fruire del sussidio comporta un allungamento della disoccupazione di circa 6 mesi). Tutto ciò fa chiaramente lievitare i costi.

Ma anche se l'aumento della durata dei sussidi non allungasse la durata della disoccupazione, si avrebbero costi aggiuntivi di circa il 50% più elevati di quanto ipotizzato dal governo (1.150 milioni di euro contro i 700 stanziati per la riforma), come si vede dalla Tabella qui sotto ottenuta applicando gli incrementi nei livelli e nella durata dei sussidi ai dati più recenti sul numero di beneficiari dei diversi trattamenti e sulla durata della disoccupazione.

Una possibile spiegazione delle discrepanze fra la tabella e le stime del governo è che si intenda restringere l'accesso ai sussidi da parte di chi ha carriere lavorative discontinue, interrotte da molti periodi in cui non si lavora (i cosiddetti "beneficiari a requisiti ridotti"), oppure abolire il pagamento da parte dello stato dei contributi previdenziali a chi è disoccupato, almeno a partire dal sesto mese. Quest'ultima misura da sola ridurrebbe di circa 300 milioni gli incrementi nella spesa per i sussidi, riportandoci su livelli di spesa vicini a quelli prospettati dal governo (sempre sotto l'ipotesi che la riforma non allunghi la durata della disoccupazione). Se è così che si intende riformare i sussidi di disoccupazione - dando con una mano e togliendo con l'altra -- meglio dirlo apertamente onde evitare di alimentare aspettative eccessive circa la portata della riforma.