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L'Anvur e la rinascita della ricerca

di Alberto Mantovani e Ernesto Carafoli 25.05.2007
Il sistema di ricerca italiano è scarsamente meritocratico e l'introduzione di meccanismi di valutazione del merito, a tutti i livelli, costituisce una priorità assoluta. Il progetto di istituire una Agenzia di valutazione è perciò un primo passo nella giusta direzione. Tuttavia, è preoccupante la scelta di costituire un comitato direttivo composto da sette membri con incarico full-time e di conseguenza staccati dall'attività di ricerca sul campo. E la vastità del compito assegnato all'Anvur potrebbe rimandare a tempi lunghi l'ottenimento di risultati e l'impatto sul sistema.

Il sistema di ricerca del paese è scarsamente meritocratico e l’introduzione di meccanismi di valutazione del merito a tutti i livelli, costituisce una priorità assoluta, unico elemento capace di innescare un meccanismo virtuoso di rigenerazione del sistema stesso, come da tempo sostiene il Gruppo 2003 (www.gruppo2003.org), associazione che unisce numerosi scienziati italiani che lavorano in Italia e che si battono per promuovere una riflessione proprio su questi temi.
Il governo mantiene la ricerca fra le priorità e ha nel suo programma l’istituzione di una Agenzia di valutazione, l’Anvur. Questa è già stata oggetto di un vivace dibattito interno, di molte indiscrezioni e di alcuni articoli sui giornali italiani. Il Gruppo 2003 ritiene che l’istituzione di meccanismi di valutazione trasparenti e meritocratici costituisca un passo importante nella giusta direzione. Nel contesto di questa valutazione positiva considera doveroso sottoporre all’attenzione del mondo politico e della comunità scientifica alcuni elementi critici.

Le ombre dell’Anvur

Innanzitutto è preoccupante la scelta di istituire un comitato direttivo composto da sette membri con incarico full-time e di conseguenza staccati per cinque anni dall’attività di ricerca sul campo. È impensabile tenere uno scienziato attivo lontano dal laboratorio per un periodo così lungo. Un organismo di direzione ha funzione di indirizzo e può non avere carattere esecutivo. Selezionare candidati disponibili a un distacco di questo tipo potrebbe orientare la scelta verso professionisti non pienamente integrati in attività di ricerca e per noi questo rappresenta un errore. E se sarà difficile reperire candidati italiani con un profilo adeguato, sarà certamente impossibile farlo per i candidati stranieri, la cui presenza è aspetto essenziale e innovativo del progetto Anvur. I membri dell’European Research Council, ad esempio, che sarà chiamato a fornire indicazioni sui requisiti dei candidati, non hanno un incarico full-time, ma sono scienziati nel pieno della loro attività.
All’Anvur viene demandata la valutazione di uno spettro enorme di attività, che va dalla didattica all’attività di ricerca, dalle università agli enti di ricerca. La vastità del compito potrebbe rimandare a tempi lunghi l’ottenimento di risultati e l’impatto sul sistema. Rischiamo insomma un’altra riforma rimandata di fatto alle calende greche. A tal proposito vorremmo percepire dalle istituzioni un segnale forte sulla celerità (con tempi certi) delle valutazioni e sull’impatto che esse avranno sulle risorse finanziarie. Valutazioni – almeno per quanto riguarda la ricerca scientifica – che possono essere effettuate agevolmente sulla base di parametri semplici come pubblicazioni scientifiche con fattore di impatto, finanziamenti competitivi internazionali, eccetera.
Ci auguriamo che la nascita di un’agenzia di valutazione, snella, non burocratica ed efficiente possa costituire l’inizio di una rinascita del sistema di ricerca del paese. Le riflessioni di cui sopra vogliono essere un contributo in questa direzione.

* Per il Gruppo 2003