
Alcune scelte e alcune dichiarazioni di politici sollevano la questione della relazione tra consenso popolare verso particolari politiche economiche e grado di alfabetizzazione economica della popolazione. Spesso le cattive politiche sono popolari, mentre le buone politiche ottengono uno scarso sostegno. Il sostegno popolare alle riforme strutturali dipende dalle conoscenze di natura economica dell’elettorato di un paese. In democrazia, più sono diffuse, più è facile per il governo varare buone politiche.
Il ministro e il prezzo dei fiori
La cultura economica non dovrebbe essere data per scontata neanche tra gli uomini di governo che si occupano di politica economica. Mi viene in mente un episodio di una ventina d’anni fa. Partecipavo a una conferenza a Napoli, e la sera in albergo mi capitò di accendere la televisione e ascoltare un’intervista all’allora ministro dell’Industria. Si discuteva del mercato all’ingrosso di fiori a Roma. Il ministro descriveva il luogo dove la mattina presto arrivavano i grossisti per vendere i fiori a migliaia di fiorai. Ed esprimeva tutta la sua sorpresa per il fatto che per fiori dello stesso tipo, i prezzi tendevano a convergere tra i diversi venditori, come c’è da aspettarsi in un mercato competitivo con piena informazione. Il ministro attribuiva la convergenza dei prezzi a un cartello. Esprimeva anche la sua preoccupazione per il fatto che in particolari occasioni – citava la festa della mamma, San Valentino e Ognissanti – il prezzo dei fiori aumentava, "proprio quando la gente vuole comprare più fiori".
Gli aumenti sembravano ingiusti al ministro, che dava l’impressione di non conoscere la legge della domanda e dell’offerta. La sua conclusione era che il governo avrebbe fatto bene a intervenire per prevenire questi abusi. Non potei fare a mano di chiedermi che tipo di persona quel ministro avrebbe nominato in un’Autorità antitrust. Erano anche i tempi in cui su molti muri italiani si poteva leggere "congelate i prezzi, non i salari".
Populismo e ignoranza
Tutto ciò ci porta a una domanda ovvia: come reagirebbero gli elettori a una legge che impedisse ai prezzi dei fiori di crescere per la festa della mamma o a San Valentino? Come reagirebbero a una politica che congelasse i prezzi, ma permettesse ai salari di continuare ad aumentare? La risposta è che probabilmente quanto più gli elettori sono ignoranti in economia, tanto più sono a favore di quelle politiche. Verosimilmente c’è scarsa o nessuna correlazione tra la cultura generale degli individui e le loro conoscenze di economia: si può essere molto colti e totalmente ignoranti in materia economica.
Il populismo in economia si fonda sull’ignoranza economica e il ruolo che questa gioca nella politica economica dei diversi paesi non ha ricevuto tutta l’attenzione che merita. Che io sappia, nessuna istituzione o "think tank" ha costruito un indice del grado di alfabetizzazione (o di ignoranza) economica della popolazione dei diversi paesi. Se un simile indice esistesse, vi scopriremmo probabilmente grandi differenze tra paesi. Ad esempio, i cileni avrebbero un punteggio più alto degli argentini, e gli olandesi o finlandesi più alto dei francesi e degli italiani.
Non sto parlando di una conoscenza formale dell’economia, ma di una comprensione intuitiva dei suoi concetti base, come il legame tra salari e produttività, il ruolo di profitti e prezzi nell’allocazione delle risorse, il concetto di costo-opportunità, il ruolo della concorrenza, e così via.
La conoscenza intuitiva dei principi base dell’economia da parte dei cittadini è uno dei principali elementi che permettono l’attuazione di buone politiche: dove questa manca, le cattive politiche trovano terreno fertile. Nel lungo periodo, il grado di alfabetizzazione economica è destinato ad avere un’influenza significativa sull’andamento dell’economia di un paese.
I governi dovrebbero o meno giocare un ruolo nel promuovere le conoscenze economiche? È una questione aperta. Di norma, sono stati gli accadimenti storici, i buoni esempi e le buone politiche a svilupparle, mentre l’educazione formale delle scuole non ha giocato un ruolo significativo. Ogni volta che i ministri difendono le cattive politiche, danno un contributo a mantenere la popolazione nell’ignoranza economica, così generando una significativa esternalità negativa.
Forse la lezione più importante che il Cile ha insegnato al mondo nell’ultimo ventennio è che i suoi portavoce economici, eminenti economisti, hanno fatto crescere notevolmente la cultura economica della popolazione cilena. Ciò ha facilitato l’attuazione di buone politiche economiche, quasi eliminandole dal dibattito pubblico. C’è da sperare che accada lo stesso anche nei paesi europei, e in particolare in Francia e Italia, dove politici "economicamente colti" sono più che necessari. I ministri di questi paesi hanno una grande responsabilità: attraverso quello che dicono devono riuscire a far crescere il grado di alfabetizzazione economica, non di ignoranza.
E nel perseguire questo obiettivo, anche lavoce.info può senz’altro dare un contributo utile.
Some policies and declarations by policymakers raise questions about the relationship between popular support for particular economic policies and the economic literacy of the population. At times bad policies are popular and good policies get little popular backing. Popular support for structural policies depends significantly on the economic literacy of a country’s electorate. In democracies, the higher is that literacy the easier it will be for governments to promote good policies.
Economic literacy should not be taken for granted even among policymakers involved in making economic policy. I recall one time, some two decades ago, when I was attending a conference in Naples. Back in the hotel in the evening, I turned on the television and listened to an interview that a reporter was having with the then minister of industry. They were discussing the wholesale flower market in Rome. The minister described a location in Rome where, in the early morning, a number of wholesalers came to sell flowers to thousands of retailers. The minister expressed surprise that prices tended to equalize, for similar flowers, among the sellers-- as one would expect in a competitive market with full information. He attributed that equality in prices to a cartel. He also expressed concern that on particular holidays— he mentioned mother’s day, Valentine day, and all Saints’ day—the prices went up, "just when people wanted to buy more flowers". These price increases seemed unfair to the minister. He did not seem aware of the law of demand and supply. He concluded that it would be desirable for the government to intervene to prevent these abuses!. I could not fail to wonder what kind of person that minister would nominate to an Antitrust. This was also the time when one would read on many Italian walls: "freeze prices, not wages."
This leads to an obvious question. How would voters react to a policy that prevented the prices of flowers from rising on mother’s or Valentine day? How would they react to a policy that froze prices but allowed wages to keep rising? The answer is likely to be that the more economically illiterate are the voters, the more they would back those policies. Probably there is little or no correlation between the general culture of individuals and their economic literacy. One can be very cultured and totally illiterate on economic matters.
Economic populism rests on economic illiteracy. The role that the latter plays in the economic policies of countries has not attracted the attention that it deserves. As far as I know, no institution or think tank has developed an index of economic literacy (or illiteracy) among the populations of different countries. If it existed, such an index would probably find wide differences among countries, It would, for example, give a much higher score to the Chilean population than to that of Argentina; or to that of the Netherlands or Finland than to that of France or Italy.
I am not talking here of knowledge of formal economics but of a kind of intuitive understanding of basic economic concepts, such as the link between wages and productivity; the role of profits and prices in allocating resources; the concept of opportunity costs; the role of competition; and so on. This intuitive knowledge of basic economic principles on the part of citizens must be a major ingredient for the promotion of good economic policies. Where it is missing, bad policies will find a fertile soil. Over the long run economic literacy is bound to influence significantly the economic performance of a country.
It is an open question whether governments should play a formal role in promoting such literacy. Such literacy has normally been promoted by historical developments, by good examples, and by good policies. Formal training in schools has not played a significant role. Each time that ministers defend bad economic policies, they are contributing to the economic illiteracy of the population, thus generating a significant negative externality. Perhaps the most important lesson that Chile has taught the world in the past couple decades is that its economic spokesmen who were top economists have managed to increase dramatically the economic literacy of the Chilean population. This has facilitated the promotion of good economic policies, almost removing them from the political debate. Hopefully the same might happen in European countries and especially in France and Italy. Here economically literate policymakers are badly needed. The ministers of these countries have a great responsibility in making sure that when they speak, they are contributing to economic literacy and not illiteracy.
Lavoce.info has been playing, and can continue to play, an important role in educating Italians and in promoting good economic literacy. I hope that its voice will continue to be heard.