Logo stampa
 
 
 
  Invia la notizia  PDF dell'articolo

Informare per riformare

di Tito Boeri e Guido Tabellini 02.04.2007
Offrire più informazioni sui costi e sulle caratteristiche del sistema pensionistico, in modo neutrale, aumenta significativamente la disponibilità ad accettare riforme. Lo dimostra un "esperimento controllato". E allora invece di sedersi in riunioni semi-segrete con chi rappresenta i pensionati, il governo dovrebbe impegnarsi in una massiccia campagna per informare tutti i cittadini dei dettagli dell'ordinamento attuale, delle iniquità perpetrate a danno delle generazioni future, degli oneri sui contribuenti di oggi e di domani, e dei possibili rimedi. In seconda pagina le principali soluzioni proposte dai cittadini ed emerse dall'indagine condotta dalla CE&Co.

Riformare le pensioni? Per carità, alla larga, meglio non parlarne. Tutti sanno che è inevitabile e che, nonostante i ripetuti interventi, la riforma è ancora da completare. Ma è difficile trovare un tema politico più scottante e impegnativo, un ministro o esponente della maggioranza che si azzardi a delineare ipotesi di riforma o a parlarne in pubblico. Il governo ne discute con i sindacati, ma le trattative resteranno riservate fino all’ultimo. E il sindacato ben si guarda dall’informare l’opinione pubblica o anche solo i suoi iscritti.
È palese che questo modo di procedere è profondamente iniquo. Coloro che più di tutti sono toccati dalla riforma, e cioè le generazioni future, non siedono al tavolo delle trattative. Dopo ripetute richieste anche su questo sito, i rappresentanti dei giovani sono stati formalmente ricevuti dai ministri Padoa Schioppa e Damiano, ma non potranno partecipare alla trattativa. Chi tutela gli interessi dei giovani al tavolo? Non certo i sindacati, i cui iscritti sono per la stragrande maggioranza pensionati o lavoratori anziani vicini all’età della pensione. E neanche un governo con orizzonti lunghi fino al prossimo voto del Senato.

I carbonari della previdenza

Tuttavia, molti pensano che non vi siano alternative alle trattative semi-segrete con i vertici sindacali. Il potere di ricatto del sindacato è troppo forte. Inoltre, si dice, discutere apertamente di allungamento dell’età pensionabile avrebbe il solo effetto di scatenare la corsa alle pensioni anticipate. Sembra quasi inimmaginabile che, su un tema così delicato, il Parlamento possa discutere apertamente e poi deliberare. L’unica chance di realizzare almeno qualche mini-riforma è che il Parlamento sia chiamato a ratificare a posteriori accordi riservati raggiunti in altra sede. Altrimenti, scordatevi qualunque riforma.
Ma è davvero così? È vero che non ci sono alternative alle riunioni clandestine, da carbonari, alle trattative riservate con i sindacati, e che discutere apertamente dei dettagli delle riforme o fare uno sforzo per informare i cittadini sarebbe controproducente? I risultati di ripetuti sondaggi presso l’opinione pubblica italiana e di altri paesi europei suggeriscono un quadro ben diverso. Nonostante una consapevolezza diffusa che la riforma delle pensioni vada affrontata con urgenza, i cittadini spesso ignorano aspetti anche fondamentali di come funziona un sistema pensionistico a ripartizione, e ne sottostimano il costo sui contribuenti. Soprattutto, offrire più informazioni sui costi e sulle caratteristiche del sistema, in modo neutrale, aumenta significativamente la disponibilità ad accettare riforme.

I risultati di un esperimento controllato

Già in passato abbiamo commentato i risultati di alcuni sondaggi di opinione che suggerivano questa conclusione (http://www.frdb.org/documentazione/index.php?id=37). Nelle scorse settimane abbiamo inoltre condotto un esperimento controllato su internet, mezzo che permette risposte più meditate da parte degli intervistati, per meglio valutare il ruolo dell’informazione come strumento di consenso. Abbiamo chiesto a un campione di 1100 individui, rappresentativo dei cittadini italiani di età compresa tra 20 e 45 anni e abituati a navigare su internet, cosa pensassero di alcune ipotesi di riforma del sistema pensionistico, e quanto fossero informati sui dettagli del sistema in vigore. Metà del campione è stato subito interrogato su ipotesi di riforma e caratteristiche del sistema attuale. L’altra metà, prima ha letto una pagina di testo che spiega in modo neutrale le caratteristiche del sistema italiano e il costo per il contribuente. Poi, ha risposto alle stesse domande poste all’altra metà del campione. Le differenze tra i due gruppi sono rilevanti e significative. Come illustrato nel grafico 1, chi non ha letto il testo esplicativo è effettivamente assai meno informato circa i costi e le caratteristiche generali del sistema attualmente in vigore.

Grafico 1

La lettura del testo aumenta in modo significativo la disponibilità ad accettare un allungamento dell’età pensionabile (grafico 2) o una riduzione delle prestazioni pensionistiche (grafico 3 ).

Grafico 2

Grafico 3

Il sindacato non informa i lavoratori sul Tfr

Questo sondaggio, come già i precedenti su campioni rappresentativi dell’intera popolazione, conferma che vi è ampia consapevolezza dell’urgenza delle riforme, non solo da parte di chi è più informato (grafico 4).

Grafico 4

Tuttavia, come si evince dai grafici, la disponibilità ad accettare riforme che riducano la generosità del sistema pensionistico resta minoritaria anche tra i più informati.
Come spiegare questa incoerenza, tra la diffusa consapevolezza dell’improrogabilità delle riforme e l’indisponibilità ad accettare specifiche ipotesi di riforma? Probabilmente proprio con l’ignoranza e la mancanza generica di informazioni. Molti intervistati, anche dopo aver letto il testo esplicativo, di fronte a una domanda aperta su come impostare la riforma delle pensioni, rispondono di non sapere, o propongono risposte chiaramente controproducenti o inadeguate. Ciò non sorprende. Le informazioni che è possibile trasmettere in modo convincente, in mezza pagina di testo su internet, non possono che avere un impatto limitato. Anzi, sorprende che abbiano un effetto così rilevante sul campione degli intervistati. Uno sforzo per informare i cittadini, e una maggiore trasparenza nel dibattito sulle alternative in discussione, potrebbero avere un effetto ben maggiore. Soprattutto se venisse da parte del sindacato, cui ovviamente i lavoratori si rivolgono prioritariamente per acquisire informazioni sulla loro previdenza. Il sindacato oggi non sta affatto svolgendo questa funzione: solo poco più del 10 per cento degli intervistati, ad esempio, dichiara di aver ricevuto informazioni sul dirottamento del Tfr ai fondi pensione dal sindacato.
Più informazioni e più trasparenza nel processo decisionale aumenterebbero anche la fiducia nei confronti dei politici e dei rappresentanti sindacali. Una domanda del sondaggio chiede se sia preferibile un aggiustamento automatico e graduale delle prestazioni pensionistiche all’aumentare della speranza di vita, oppure decisioni più discrezionali lasciate al Parlamento. Tre intervistati su quattro preferiscono l’aggiustamento automatico e graduale. Anche questo suggerisce che, con una procedura trasparente e ben compresa dall’opinione pubblica, l’aggiustamento dei coefficienti di trasformazione già previsto dalla legislazione vigente non dovrebbe essere così impopolare.
Insomma, l’informazione è uno strumento fondamentale per creare consenso. Anziché sedersi in riunioni semi-segrete con chi rappresenta i pensionati, il governo e i suoi ministri dovrebbero impegnarsi in una massiccia campagna per informare tutti i cittadini dei dettagli del nostro sistema pensionistico, delle iniquità perpetrate a danno delle generazioni future, dei costi sui contribuenti di oggi e di domani, e degli strumenti possibili per porvi rimedio.

 
E i cittadini riformerebbero così il sistema, a cura di Cristina Erminero

Il questionario è stato somministrato a fine febbraio 2007 a un campione di oltre 1.000 internauti, estratti casualmente dal Panel web della CE&Co. (1)
I soggetti, tra i 20 e i 45 anni, 80 per cento dei quali occupati, sono distribuiti proporzionalmente per sesso, regione e ampiezza dei centri abitativi. (Vedi la scheda dell'indagine).
Per valutare come l’informazione influenzi le opinioni degli intervistati, si è realizzato un esperimento controllato su due sotto-campioni indipendenti. Al primo sono state poste direttamente le domande del questionario. Al secondo, prima di porre le domande, si è letta una breve nota informativa che descrive lo stato attuale del sistema previdenziale, evidenziando la mancata copertura dei contributi versati rispetto alle pensioni attualmente erogate. In particolare, la nota conteneva queste informazioni.

Il sistema pensionistico italiano è un sistema a ripartizione. Questo vuol dire che le pensioni ricevute dai pensionati nell’anno in corso (ad esempio, il 2007) sono pagate dai contributi versati nello stesso anno (cioè nel 2007) dai lavoratori e dalle aziende.
Oggi i contributi a carico dei datori di lavoro sono il 23,81 per cento del salario. A questo si sommano i contributi a carico del lavoratore, pari al 9,19 per cento del salario. Sommando i due versamenti, il 33 per cento del salario lordo di chi lavora è utilizzato per pagare le pensioni di chi è in pensione.
Le aliquote sono più basse per i lavoratori con contratti a progetto (23 per cento) e per il lavoro autonomo. Artigiani e commercianti versano il 19,5 per cento.
I contributi attualmente versati da lavoratori e datori di lavoro sono insufficienti a pagare tutte le pensioni. Pertanto, una frazione (circa un terzo) della spesa pensionistica totale è a carico del bilancio dello Stato.
Complessivamente, le pensioni pagate nel 2007 per i lavoratori dipendenti ammonteranno a circa il 45 per cento del monte salari. Questo significa che, in media, il 45 per cento della retribuzione lorda di un lavoratore dipendente è destinata a pagare le pensioni degli attuali pensionati. Per via dell’invecchiamento della popolazione, il rapporto tra pensioni versate e monte salari è aumentato nel corso del tempo (era inferiore al 30 per cento nel 1980 ed è salito oltre il 40 per cento sul finire degli anni Novanta). Gli esperti italiani e gli organismi internazionali concordano nel ritenere che, se non interveniamo, il rapporto tra pensioni e monte salari salirà al 50 per cento nel 2030.
Questa nota è stata preparata da un gruppo di ricercatori dell’Università Bocconi. Si tratta di informazioni attendibili.

 

I due sotto-campioni sono stati selezionati in modo casuale e tale da garantire la loro omogeneità per caratteristiche anagrafiche. Il confronto tra le loro risposte dovrebbe quindi riflettere esclusivamente differenze nel grado di conoscenza del sistema pensionistico (il secondo campione, ovvero quello al quale è stata letta la nota informativa, dovrebbe essere quello più informato).

Le proposte dei cittadini

L’indagine si proponeva di capire l'atteggiamento degli utenti del web rispetto al sistema previdenziale nazionale. Alla domanda se sia necessario intervenire sul sistema pensionistico, oltre il 96 per cento del campione intervistato ha risposto in modo affermativo, scartando in modo netto l'opzione di lasciare immutata la situazione attuale. A questo gruppo di persone si è poi domandato di formulare proposte circa i correttivi da loro ritenuti più appropriati.
Più del 52 per cento degli individui ritiene di non essere in grado di trovare una soluzione o non ha le idee sufficientemente precise per formulare una concreta proposta.
Concentrandosi sulla restante metà (figura 1), sono cinque le principali soluzioni individuate dagli intervistati: diminuire gli sprechi dell'apparato pubblico (citato dal 33 per cento delle persone), ridistribuire le prestazioni tra le maxi pensioni e le pensioni minime (33 per cento), puntare sulle pensioni private (30 per cento), ridurre la spesa, con un ridimensionamento delle prestazioni e un aumento dell'età pensionabile (24 per cento) e, infine, spingere verso un incremento dei contributi e delle tasse, grazie a un maggiore controllo sul lavoro nero e sull'evasione fiscale (12 per cento). (2) Un altro suggerimento, meno frequente, proposto da una persona su 20, si riferisce al miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro attraverso l'aumento dell'occupazione giovanile e l'incremento degli incentivi per le imprese che creano posti di lavoro.
Esiste poi uno piccolo, ma non marginale (9 per cento), gruppo di persone che formulano proposte (peggiorative) che si muovono in direzione opposta e contraria a un effettivo miglioramento del sistema. Ad esempio, si propone di diminuire l'età di pensionamento e aumentare il livello delle pensioni.

 

Il ruolo dell'informazione

Quale ruolo gioca l'informazione nella percezione del problema e nella priorità dei rimedi da attuare? Come suggerito dalla figura 2, una maggiore informazione, anche se indotta e non acquisita volontariamente, rende l'individuo più incline a esprimere un giudizio personale e ad articolarlo in una soluzione più strutturata. Diminuiscono infatti nel caso degli individui cui è stata letta la scheda le quote di persone che non si pronunciano (da 52 per cento del primo sub-campione a 46 per cento). Inoltre, coloro che hanno letto l'informativa hanno una maggiore capacità di identificarsi in proposte attive e incisive sul sistema pensionistico, quali alzare l'età pensionabile, diminuire le prestazioni e ridurre l'evasione fiscale, evitando di proporre soluzioni peggiorative, come diminuzione dell'età pensionabile e aumento della spesa pubblica.

Le tre proposte più ricorrenti

Fra le proposte più ricorrenti, quelle che vogliono rimediare alla profonda ingiustizia che gli intervistati avvertono nella regolazione del sistema: non solo molte persone non rispettano le regole sociali, evadono le tasse, lavorano in nero, prendono pensioni che non gli spettano, ma esistono anche forti differenze tra chi riceve molto e chi riceve poco. La prima cosa da fare secondo gli intervistati è, dunque, combattere le sacche di privilegio (lecite e non lecite) accumulate da alcune categorie di soggetti a scapito di altri.
L'altra proposta molto rilevante registrata nelle interviste è la sensazione di una cattiva amministrazione della "cosa pubblica". Troppi sprechi, troppa inefficienza nella gestione dei bilanci pubblici, a partire dalla gestione finanziaria dell'Inps: "ridurre le spese pazze degli enti pensionistici" per avere un maggior rendimento dei contributi versati.
E infine la terza. Proprio perché si ritiene che l'amministrazione pubblica sia inadeguata a gestire gli interessi dei singoli, molti preferiscono immaginare un sistema previdenziale privato e personalizzato, in cui si limita l'ingerenza dello Stato per consentire al lavoratore di programmare in autonomia la propria previdenza.

 

(1) Il Panel Web è stato costruito attraverso una campagna di reclutamento diffusa su diversi canali di informazione (pubblicità, email, sms) che ha protato alla creazione di un gruppo consolidato di oltre 70mila iscritti. In occasione di ogni indagine a un sottocampione casuale di questi soggetti (circa 1.500 nel caso dell’indagine discussa nel testo, dei quali circa il 70 per cento ha accettato l'invito a completare il questionario) viene inviato un messaggio sms indicante il sito web sul quale è presente l’indagine e la relativa password. Rispondendo all’invito si ottiene una modesta ricarica sul telefono cellulare.
(2) La somma dei valori percentuali relativi alle varie proposte indicate supera il valore 100, in quanto, trattandosi di domande aperte le risposte possono essere classificate in più categorie.

 

Descrizione dell'indagine

 

 

Modello di ricerca:

Accertamento del livello di conoscenza del carico pensionistico e test di verifica su

- quanto la disponibilità di informazioni corrette sul problema, modifichi la posizione del soggetto in merito alle soluzioni possibili.

- Quanto si è disponibili a farsi carico di sacrifici per l'equilibrio e l'ingegneria sociale

Test su due sub-campioni indipendenti:

(a) 50% dei soggetti leggono la nota informativa prima di compilare il questionario

(b) 50% dei soggetti non leggono la nota informativa prima di compilare il questionario

Entrambe articolate su due proposte differenti:

- azione sulle pensioni e sull'età pensionabile dell'intervistato

- azione che coinvolge tutti, nell'immediato, su età di pensionamento e pensioni erogate

Campione:

Fase1: 849 casi; Fase2: 267 casi.

Soggetti da 20 a 45 anni, utenti internet, estratti dal Panel web di CE&Co.

Ripartizione al 50% uomini, 50% donne e 81% occupati, 19% studenti o in cerca di occupazione. Distribuzione proporzionale per regioni e ampiezza centri (campione nazionale).

Tecnica di rilevazione:

interviste on line su questionario strutturato

Campionamento:

estrazione casuale dal Panel di Internauti CE&Co.

Stratificazione:

per sesso, età, area geografica, ampiezza di centro

Epoca d’intervista:

Prima fase: 28 febbraio - 6 marzo 2007

seconda fase: 12 - 13 marzo 2007

Istituto di ricerca:

Carlo Erminero & Co (CE&Co)