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Giocando d'anticipo la partita del clima

di Marzio Galeotti 21.03.2007
Al Consiglio europeo di inizio marzo è stata definita una politica climatica ed energetica integrata. E' passato il principio del "20-20-20": l'Unione Europea si impegna a ridurre in modo indipendente del 20 per cento le proprie emissioni di gas-serra entro il 2020, a realizzare almeno il 20 per cento di consumo di energia con fonti rinnovabili e ad aumentare del 20 per cento l'efficienza energetica. Un fatto storico, che conferma il ruolo dell'Europa quale precursore nella lotta ai cambiamenti climatici.

Al Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo riunitisi a Bruxelles l’8 e 9 marzo scorsi è passato il principio del "20-20-20". (1) L’Unione europea si impegna a ridurre in modo indipendente del 20 per cento le proprie emissioni di gas-serra entro il 2020, a realizzare almeno il 20 per cento di consumo di energia con fonti rinnovabili e ad aumentare del 20 per cento l’efficienza energetica, sempre entro tale data. A giocare con le sigle, si potrebbe ulteriormente specificare che è passato pure il principio del "20-30", un obiettivo non incompatibile con il "60-80". Vale a dire che l’Europa sottoscrive un obiettivo di riduzione del 30 per cento entro il 2020 quale contributo a un accordo globale e completo per il periodo post-2012, a condizione che altri paesi sviluppati si facciano carico di analoghe riduzioni e i paesi in via di sviluppo economicamente più avanzati si impegnino a contribuire adeguatamente. Obiettivi che potrebbero preludere a uno sforzo di riduzione dell’Unione Europea del 60 per cento entro il 2050, ovvero dell’80 per cento in caso di accordo internazionale.

Un accordo storico

Quello raggiunto a Bruxelles è un accordo degno del simbolismo che questo 2007 evoca. A cinquanta anni dal Trattato di Roma, a dieci dalla firma del Protocollo di Kyoto e a tre dalla sua entrata in vigore, l’Europa non si sottrae al ruolo che si è scelta, quella di precursore nella lotta ai cambiamenti climatici.
Non si vuole essere eccessivamente enfatici e l’Unione Europea non lo fa per puro altruismo, beninteso. Ma è un fatto che la decisione di assumere impegni di riduzione dei gas clima-alternati, in maniera unilaterale, è un potente segnale mandato al mondo esterno. È un colpo agli Stati Uniti e alla sua attuale amministrazione, messi una volta di più e in maniera più concreta che mai, di fronte alle proprie responsabilità. Vero è peraltro che al di là dell’Oceano le cose stanno cambiando o cambieranno, visto l’elevato numero di proposte di legge avanzate sia al Senato che alla Camera dei rappresentanti perl’introduzione di sistemi di cap-and-trade delle emissioni. Ma è anche un segnale inequivocabile ai paesi in via di sviluppo, in particolare a quelli economicamente emergenti e per questo molto inquinanti. In questo caso la mossa dell’Unione Europea indebolisce la tradizionale pretesa che siano i paesi sviluppati a dare il buon esempio, senza volere tarpare le ali dello sviluppo prima che abbiano spiccato il volo della prosperità economica (si veda la figura 1).

La ricreazione è finita

Il Consiglio europeo adotterà un approccio differenziato nei confronti dei contributi degli Stati membri, improntato a equità e trasparenza, che tenga conto delle situazioni nazionali e dei pertinenti anni di riferimento per il primo periodo di impegno del Protocollo di Kyoto. Riconosce che l'attuazione di tali obiettivi sarà basata sulle politiche comunitarie e su un accordo relativo alla ripartizione interna degli oneri. La figura 2 mostra i settori maggiormente responsabili di emissioni di gas-serra, mentre la figura 3 riassume la situazione, in termini di politiche programmate di mitigazione, dei vari paesi europei nel loro cammino verso l’obiettivo di Kyoto. (2)
Le decisioni del Consiglio europeo sono un segnale anche all’interno, agli Stati membri. L’Unione dice ai governanti di tutti i livelli, agli operatori economici, ai cittadini e alle pubbliche opinioni che non c’è spazio per le illusioni, che gli accordi di Kyoto non sono né transitori né sufficienti, che la ricreazione è finita. È ora che ognuno faccia seriamente la sua parte: da un lato si prepari agli aggiustamenti, a tratti anche dolorosi e costosi, che gli obblighi assunti comporteranno. Ma allo stesso tempo sia pronto a cogliere le opportunità che la nuova situazione recherà con sé. Vi saranno imprese e settori, come quelli più energivori, per cui la transizione sarà più difficile. Ve ne saranno altri pronti a sviluppare e investire in nuove tecnologie, mercati da aprire ed espandere, strumenti e mercati finanziari da sviluppare, opportunità di business, di occupazione e profitto da cogliere.

(1) Le Conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles (8-9 marzo 2007), dove clima e energia sono trattati in particolare nelle parti: "III. Una politica climatica ed energetica integrata" e "Allegato I – Piano d’azione del consiglio europeo (2007-2009), politica energetica per l’'Europa (Pee)".
(2) I dati riportati in figura sono tratti dal documento di lavoro della Commissione europea dal titolo "EU Energy Policy Data".

Figura 1: Emissioni di CO2 generate dai consumi energetici nello scenario di riferimento (Fonte: Iea, World Energy Outlook, 2006)



Figura 2: Emissioni totali di gas-serra dei paesi EU-25 dalla combustione di fonti fossili per settore (Fonte: Eurostat)



Figura 3: Riassunto delle misure programmate di mitigazione e progresso verso l’obiettivo di Kyoto (Fonte: Agenzia europea dell’ambiente)