
Nel DPEF si attribuisce a Patrimonio Spa e Infrastrutture Spa il potere di:
1) generare ricavi dalla valorizzazione del patrimonio pubblico;
2) coinvolgere i privati nel finanziamento delle spese per la costruzione di infrastrutture.
Questi due nobili obiettivi possono dare luogo ad operazioni contabili che avranno conseguenze negative sulla trasparenza dei conti pubblici: Vediamo perché:
- gli immobili pubblici potranno essere trasferiti alla Patrimonio Spa a valore di libro (in molti casi pari a zero o a un euro). La Patrimonio Spa trasferisce alcuni di questi immobili alla Infrastrutture Spa a valore di mercato. In capo alla Patrimonio Spa si genera una plusvalenza che determina utili pre-imposte che determineranno pagamenti dell'imposta sul reddito all'erario e, eventualmente, la distribuzione di dividendi al Tesoro unico azionista di Patrimonio Spa. Si avrà un buon risultato – immobili valorizzati a valori vicini ai valori di mercato – e un qualche significativo vantaggio per i conti pubblici. Tuttavia, Infrastrutture Spa, dovrà, per pagare gli immobili, indebitarsi sul mercato, pagando un interesse e disponendo un piano di rimborso del debito. A fronte di questi costi dovrà addebitare all'ente o all'ufficio utilizzatore dell'immobile un canone di affitto pari almeno al costo del servizio del debito. Il Ministero utilizzatore dell'immobile dovrà ricevere una dotazione annua maggiore di quella che riceveva in precedenza, quando non pagava il canone di affitto.
Quindi:
una maggiore entrata straordinaria (per imposta sul reddito e per dividenti) oggi, accompagnata da spese correnti maggiori nel futuro, esattamente pari al costo del servizio del debito.
- la Infrastrutture Spa riceve gli immobili a valore di libro anziché a valore di mercato. Li offre come garanzia per la contrazione di un prestito sul mercato che utilizza per finanziare (o co-finanziare) una società privata che ha avuto la concessione per la costruzione di una importante opera pubblica, per esempio il Ponte sullo Stretto.
Si supponga per semplicità che il business plan del Ponte preveda che i ricavi per pedaggi siano sufficienti appena a pagare i costi marginali di gestione e manutenzione del Ponte anche generando un piccolo margine operativo, lontano dalla capacità di coprire interessi e rimborso del debito. In questo caso, come è previsto dai prospetti preparati dal Tesoro per spiegare l'iniziativa, il bilancio dello Stato dovrà farsi carico di concedere limiti d'impegno pari esattamente o quasi al servizio del debito.
Questa procedura è già ampiamente utilizzata nel bilancio statale, attraverso la pratica dei limiti d'impegno 15 o 20ennali concessi a società private (come è stato il caso, per esempio, del finanziamento delle Olimpiadi 2006 al Sestriere). La procedura ha la funzione di non far apparire negli anni in cui dura la costruzione la spesa d'investimento, ma di fare invece apparire solo il servizio del debito. Nel bilancio dello Stato apparirà quindi nel futuro una spesa "contributi in conto capitale alle imprese" anziché un incremento della spesa per interessi sul debito pubblico.
Interessante è anche il riferimento al pooling dei rischi. La Società infrastrutture potrebbe finanziare o assumere partecipazioni in attività redditizie in modo da generare sussidi incrociati a favore delle attività meno redditizie. Per esempio, se la società del Ponte sullo Stretto potesse appropriarsi della rendita edilizia che si svilupperà nelle aree attorno alle rampe di accesso al Ponte, allora con i profitti dell'attività immobiliare potrebbe finanziare la costruzione del Ponte. Molte strade sono state finanziate in passato dai privati a fronte di varianti di piano regolatore.
In altri termini: sovrastrutture societarie nuove per riproporre strumenti e procedure già ampiamente utilizzate nel passato (le leggi finanziarie degli ultimi anni sono zeppe di limiti d'impegno ventennali). Ma i limiti d'impegno irrigidiscono la struttura del bilancio dello Stato, fanno aumentare la spesa corrente in misura superiore al semplice costo degli interessi perché incorporano una quota di rimborso del debito della società finanziata. Con una nota curiosa: la diversificazione del rischio comporta la ricerca di intraprese o opere infrastrutturali capaci di generare un margine operativo superiore al costo del servizio del debito, una situazione che sarebbe gradita anche ad un imprenditore privato. Speriamo che, per generare sussidi a favore di progetti che non determinano adeguati rendimenti monetari, non si voglia allargare la sfera dell'intervento pubblico.
In conclusione: Patrimonio Spa e Infrastrutture Spa potranno generare qualche guadagno di efficienza (appropriate imputazioni del costo d'uso del capitale pubblico), qualche maggiore economicità di gestione (potenza delle strutture societarie regolate dal codice civile che ha contribuito al risanamento delle imprese di servizio pubblico). Niente di miracolistico per i conti pubblici. Il tutto avrebbe potuto prodursi anche in assenza delle due società. Rimane quindi una mise en scene dominata da rivalutazioni dei valori di libro dei beni immobili dello Stato (l'unico vero valore positivo che è ancora nascosto nella contabilità pubblica). L'operazione, per produrre effetti temporanei sul deficit annuo, deve necessariamente generare maggiori entrate o riduzioni di spesa finanziate con la contrazione di debito in testa all'una o all'altra società. Questo debito sarà classificato come debito delle società finanziarie private, anziché come debito del settore pubblico, con una ovvia perdita di trasparenza dei conti pubblici.