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Dove andrà il tfr maturando

di Riccardo Cesari 03.01.2007
Quanto andrà al Tesoro, quanto ai fondi pensione e quanto rimarrà alle (piccole) imprese del Tfr maturando? Le disposizioni introdotte dalla Finanziaria sono entrate in vigore da pochi giorni e si può fare una valida stima sulla destinazione che prenderanno i flussi di Tfr nei prossimi due anni. Ma molto dipende dalla campagna informativa a favore della previdenza complementare: se dovesse risultare particolarmente efficace (passaparola e canali sindacali), la quota intercettata dai fondi pensione potrebbe essere più elevata, soprattutto a scapito del Tesoro.

Nei mesi scorsi sono state fatte molte cifre sulla nuova destinazione del Tfr maturando prevista dal combinato disposto della riforma previdenziale (decreto 252/2005) e della legge finanziaria.
Meno chiare sono apparse le ipotesi implicite nelle medesime cifre.
Qui di seguito, a partire da alcune esplicite ipotesi di base, si ricavano i flussi di Tfr del prossimo biennio.
La riforma in vigore dal 1° gennaio 2007 distingue tra lavoratori in aziende sotto i 50 addetti (piccole imprese) e lavoratori in aziende con almeno 50 addetti (imprese medio-grandi).
Stimiamo in 9 miliardi di euro il flusso di Tfr annuo del primo gruppo e in 10 miliardi di euro quello del secondo gruppo.
La differenza principale sta nel fatto che nel primo caso il Tfr non indirizzato ai fondi pensione resta nelle disponibilità dell’impresa mentre nel secondo caso il flusso annuo viene comunque versato dall’impresa al conto di Tesoreria presso l’Inps.
Stimiamo che per 2/3 il Tfr dei lavoratori dipendenti delle piccole imprese venga esplicitamente lasciato in azienda e per 1/3 non ci sia un esplicito pronunciamento del lavoratore (c.d. adesione tacita) con conseguente passaggio del relativo Tfr ai fondi pensione di riferimento a partire dal secondo semestre 2007.
Per i dipendenti di aziende medio-grandi, valutato in circa 1 miliardo il flusso di Tfr degli iscritti ai fondi pensione, si stima che il restante ammontare (9 miliardi di euro), per 1/3 sia esplicitamente lasciato in azienda (e poi da questa versato sul conto presso l’Inps), per 1/3 esplicitamente indirizzato ai fondi pensione e per 1/3 lasciato inoptato (adesione tacita).
Trascurando come marginale l’effetto del decreto-legge del 13 novembre 2006 n. 279 – là dove prevede, a decorrere dal 1° luglio 2007, il versamento ai fondi pensione in regola con le nuove norme, del Tfr di competenza del primo semestre 2007 derivante dalla nuove adesioni – si ricava il seguente schema di flussi (in miliardi di euro):

 

I SEMESTRE

II SEMESTRE

TOT. 2007

2008

Tesoro

4.5

1.5

6

3

Fondi Pensione

0.5

5

5.5

10

Piccole Imprese

4.5

3

7.5

6

TOTALE

9.5

9.5

19

19

Specificamente si ha, per il Tfr del I semestre 2007:

Tesoro: 9/2=4.5 mld da imprese medio grandi
Fondi pensione: 0.5 mld da iscritti
Piccole imprese: 9/2=4.5 mld
Per il II semestre 2007 si ottiene invece:
Tesoro: 3/2=1.5 mld da scelta esplicita dei lavoratori
Fondi pensione: 0.5 mld da iscritti + 3/2=1.5 mld da silenti in piccole imprese + 3/2=1.5 mld da espliciti in medio-grandi imprese + 3/2=1.5 mld da silenti in medio-grandi imprese = 5 mld
Piccole imprese: 6/2=3 mld da scelta esplicita dei lavoratori
Pertanto, a consuntivo 2007, le piccole imprese dovrebbero mantenere un flusso di 7.5 miliardi sui 9 dell’anno precedente, il Tesoro dovrebbe trovarsi una disponibilità di 6 miliardi e i fondi pensione un flusso aggiuntivo di 5.5 miliardi a fronte di un patrimonio 2006 stimabile, per i negoziali, a circa 8.5 miliardi.
A regime, vale a dire dal 2008, la riforma del Tfr dovrebbe redistribuire il flusso annuo per il 53% ai fondi pensione, per il 31% alle piccole imprese e per il residuo 16% al Tesoro. Se la campagna informativa a favore della previdenza complementare dovesse risultare particolarmente efficace (passaparola e canali sindacali), la quota di Tfr intercettata dai fondi pensione potrebbe essere più elevata a scapito, in particolare, del Tesoro.